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Riproduzione dell’ortensia: la propaggine

March 26, 2014

Come avrete letto nel post sull’ortensia, la potatura rappresenta un passaggio fondamentale nella cura di questa pianta e va fatta nei modi e nei tempi giusti. Se come me avete peccato di pigrizia, magari vi ritrovate con un’ortensia i cui rami sono cresciuti troppo. E la potatura non si può rimandare più. Ma magari tutti i mali non vengono per nuocere!
Come ho già spiegato, esistono tre tipi di rami da potare: quelli secchi e deboli, quelli che hanno fiorito e quelli scomposti. Tra gli scomposti ci sono sicuramente tutti quei rami che crescono all’interno, togliendo luce alla pianta. E ci sono anche i rami lasciati crescere troppo che, per il peso, si sono appoggiati a terra. A partire da questi rami si può effettuare la moltiplicazione per propaggine. Possiamo definire la propaggine come una talea assistita che l’uomo realizza curvando verso il terreno un ramo basso e sottile, sotterrandolo successivamente con del terriccio dopo aver praticato un’asportazione della corteccia in prossimità di un nodo. Adagiato il ramo sul terreno, una forcella a U terrà fermo il ramo e un tutore lo terrà sollevato. Può succedere che  molte piante, soprattutto se lasciate allo stato brado, non abbiano bisogno dell’intervento umano e provvedano da sole a riprodursi.
Nelle foto sotto potete vedere come la mia ortensia abbia provveduto da sola a propagarsi, ricordandomi che la natura ce la fa benissimo da sola! Una volta estratto il ramo con le radici nuove, non ci resta che fare un taglio netto prima delle radici e interrare la nuova ortensia, possibilmente in un vaso ben profondo, da sistemare all’ombra e da innaffiare costantemente, nei primi periodi. Ricordatevi di utilizzare del mastice sul taglio, servirà a proteggere la ferita.

 

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La potatura dell’ortensia

March 5, 2014
hydrangea

L’ortensia è un arbusto originario degli ambienti di sottobosco, che vive bene all’ombra, ama l’umidità e le posizioni riparate. È una pianta acidofila, ovvero una specie che vive bene in terreni normalmente inospitali per la vita vegetale, ovvero acidi. Non ci sono difficoltà particolari nella coltivazione delle ortensie: quando decidete di metterle a dimora, scegliete bene il luogo. Se sbagliate, assumeranno un aspetto disordinato, ma non moriranno.
In questo post vorrei parlarvi della potatura, una variabile fondamentale e abbastanza delicata. Potare le ortensie è semplice ma spesso potature sbagliate e protratte nel tempo causano un invecchiamento e un infittimento della vegetazione che non giova alla pianta e, soprattutto, riduce notevolmente la fioritura.
Il momento migliore per potare le ortensie è la fine dell’inverno (febbraio-marzo).  Si pensa erroneamente di dover potare a settembre: invece, è meglio mantenere le gemme apicali durante il periodo invernale, in modo da proteggere quelle nuove. I rami tagliati in autunno lasciano penetrare acqua all’interno della pianta, rischiando di aumentare i danni del gelo.

Come potare l’Hydrangea macrophylla (l’ortensia più comune)?
Considerando che l’ortensia fiorisce sui rami dell’anno precedente e che il fiore sarà appunto la gemma apicale dei rami preparata l’anno prima, se andiamo a tagliare le punte durante l’inverno, possiamo anche scordarci di rivedere i fiori. Detto questo, ci sono tre tipi di tagli da effettuare, a seconda dei tipi di rami che la nostra pianta presenterà.
1. Accorciare i rami che hanno prodotto fiori l’anno precedente. Per farlo, si contano due coppie di foglie in cima a ogni stelo e si taglia appena sopra la terz’ultima. In questo modo, si diminuirà il volume della pianta, che fiorirà sui getti laterali.
2. Tagliare dalla base i rami sottili, legnosi, che non hanno gemme, probabilmente danneggiati dal gelo. Se avete dubbi, tagliate man mano il rametto e verificate il colore. Se è marrone, asportate tutto il ramo, altrimenti potete accorciarlo fino a che è verde. Ricordate, comunque, che questi rami per l’ortensia sono inutili e non porteranno nè fiori nè foglie.
3. Eliminare i rami “scomposti”, quelli, seppur grandi, che crescono intralciando gli altri. Anche questi vanno tagliati alla base. Per fare in modo che la vostra ortensia abbia forma sferica, non possiamo far crescere i rami in modo scomposto. I rami non potati e disordinati dopo qualche anno si appesantiscono fino a cadere sul terreno: questo fattore diminuisce la fioritura, quindi attenzione. Non sempre è necessario  eliminare i rami vecchi, spesso anche quelli di due anni presentano gemme nuove che fioriranno e la loro potatura può essere rimandata di un anno.

Ricordate:

  • La potatura serve per garantire maggiore penetrazione di luce e aria, fattori che comportano uno sviluppo molto rigoglioso.
  • In caso di mancata potatura, l’ortensia, come le altre piante legnose, tipo la lavanda, tenderà a lignificare e man mano a spogliarsi nella parte inferiore. Se il cespuglio non viene potato la fioritura diventerà sempre più debole.
  • La potatura è necessaria quando la pianta ha già raggiunto 20 centimetri di altezza, al di sotto di questa misura basta rimuovere i rami secchi o troppo deboli.

 

 

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I fiori blu

June 14, 2013
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Il colore è uno strumento primario nella progettazione dei giardini, proprio per la sua capacità di influenzare i nostri sensi e farci vivere l’ambiente circostante. Per associare i colori con successo bisogna tener conto non solo del verde vivo, realizzando delle combinazioni di colore che variano al cambiare della stagione, ma anche di elementi artificiali, quali la pavimentazione, gli arredi, la tonalità dei muri della nostra casa, in modo da procedere con il nostro progetto seguendo un sentiero preciso e delineato. Si tratta di una sfida eccitante, che possiamo affrontare avvalendoci della conosciutissima ruota cromatica, per capire quali combinazioni creino i migliori risultati.
Il blu è un colore molto particolare per le piante. Come tutti i colori freddi, il blu fa sembrare gli spazi più grandi e più aperti: si tratta di un colore “distanziante”, nel senso che l’osservatore percepisce i fiori blu più lontani di quanto siano in realtà. Per questo motivo si utilizzano per “marcare” lo spazio, per allungare visivamente i sentieri, per ampliare delle zone in realtà ridotte.
In natura è piuttosto raro: quando chiedi il colore blu, ti viene dato un viola. Ti chiedi perchè e la risposta più semplice è che sono poche le specie di questo colore.

Che impressione vogliamo dare nel nostro giardino?

  • Movimento – colori complementari, in questo caso blu/viola e il giallo, oppure rosso e verde. Il contrasto dell’accostamento crea un effetto molto movimentato, che alla lunga però può innervosire o stancare l’osservatore.
  • Armonia – colori contigui, ovvero vicini. L’occhio recepisce un senso di ordine, di equilibrio. Si sceglie un colore dominante (il blu) e due colori a supporto (viola, bordeaux).
  • Vitalità – colori triadici, a distanza di 120° nella ruota cromatica, come viola, verde e arancio. In questo caso si preferisce limitare al verde vivo, utilizzando i tre colori escludendo costruzioni ed elementi non vivi: altrimenti si rischia di cadere nella caoticità, nell’eccesso.

O semplicemente, costruiamo la nostra aiuola totally blue:

Hydrangea

Hydrangea

Lithodora

Lithodora

Muscari

Muscari

Lobelia

Lobelia

Iris

Iris

Guaranitica

Guaranitica

Anemone

Anemone

Aster

Aster

Campanula

Ipomea Morning Glory

Plumbago

Plumbago