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La rosa: impariamo a coltivarla

May 27, 2014
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Le prime testimonianze di coltivazione della rosa riportano ai sumeri, oltre 5.000 anni fa. Negli ultimi 300-400 anni l’interesse per questo fiore ha avuto una straordinaria accelerazione, soprattutto a partire dalla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento, quando il lavoro di ibridazione, nato per merito di olandesi e francesi nel XVI secolo, si è fatto quasi frenetico. Negli ultimi 150 anni sono state create più di 10.000 cultivar di rose e attualmente se ne coltivano circa 3.000 selezionate tra le più belle, le più profumate, le più adattabili.
Il confine tra rose antiche e moderne è sfumato. Potremmo indicare come data il 1867, anno della nascita del primo ibrido di Tea, ma in realtà più che sulla cronologia, la distinzione tra le due grandi classi è basata su caratteristiche quali portamento, rifiorenza, colore, robustezza e forma dei fiori.
Le rose sono tradizionalmente suddivise in classi o gruppi di varietà con caratteristiche comuni. Alcune classi sono antiche, mentre altre sono il risultato di attività di ibridazione dell’uomo. In generale, si considerano tre grandi gruppi di rose: Specie (rose selvatiche) e relativi ibridi, rose antiche e rose moderne.

  • Le rose selvatiche sono in genere grandi rampicanti o rose arbustive a fiore singolo e piatto, che fiorisce in tarda primavera o inizio estate, seguito da un abbondante produzione di bacche.
  • Le rose antiche sono caratterizzate dai forti profumi che le contraddistinguono rispetto agli ibridi moderni. Hanno una sola fioritura all’anno e questa avviene anticipatamente rispetto alle rose moderne. In autunno, le rose antiche assumono colori variegati sia nel fogliame sia nelle bacche. Sono generalmente piante resistenti e di dimensioni piuttosto grandi.
  • Le rose moderne sono le più numerose, quelle che si regalano in mazzi dai lunghi steli, riconoscibili per il classico bocciolo conico e turbinato, e per la loro rifiorenza. Ne esistono varietà a grande fiore, che portano singoli fiori vistosi, o varietà floribunde,  cioè ricche di grandi mazzi di fiori più piccoli e aperti.

Rose Tea Sempre nell’Ottocento e sempre discendenti da genitori cinesi, si affermarono in Europa rose di grande raffinatezza, dai fiori morbidi e delicati come la seta, caratterizzate da toni pastello e da un profumo dal forte aroma di thè. Probabilmente è per questo che vennero chiamate Tea. Oppure anche perché venivano trasportate sui vascelli delle Indie Orientali insieme ai carichi di thè. Sono rose molto delicate che temono il freddo, per cui si sono sviluppate maggiormente e ad oggi si trovano sono nelle zone temperate d’Europa.

Come scegliere?
La scelta della rosa giusta da mettere in giardino o in casa richiede alcune considerazioni e valutazioni, a causa dell’elevato numero di varietà e cultivar, diverse per forma, dimensioni, colore e fioritura. Con centinaia di tipi di rose a disposizione, la scelta è vasta. I fattori da tenere in considerazione sono molti:
- Le rose si sviluppano bene al sole, quindi scegliere una zona ben esposta dove coltivarle.
- Considerare lo spazio a disposizione: se è limitato, si possono scegliere varietà nane o in miniatura.
- Con spazi più ampi, si possono scegliere varietà a cespuglio, che creeranno una larga fascia di colore quando in fiore.
- Alcune varietà di rose a cespuglio sono l’ideale per creare siepi piene di colore, altre varietà rampicanti sono l’ideale per crescere su pergolati. Considerare le dimensioni adatte per lo spazio a disposizione nel giardino e il colore che si desidera ottenere.

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La cura della rosa
Temperatura – In genere le rose hanno una buona resistenza sia alle basse sia alle alte temperature. Sono in grado di affrontare i rigori dell’inverno con una adeguata pacciamatura al piede della pianta. Nel periodo di fioritura, i valori ideali sono compresi tra 12° e 25°. Se durante il periodo vegetativo le temperature si mantengono più basse, le rose produrranno i cosiddetti “rami ciechi”, ovvero privi di gemme a fiore. Se invece le temperature andranno oltre i 25°, i fiori probabilmente saranno più piccoli e pallidi. In presenza di estati torride, le rose potrebbero addirittura sospendere l’attività vegetativa, per cui sarebbe inutile, se non dannoso, insistere con irrigazioni, concimazioni e potature nel tentativo di stimolarle. La pacciamatura alla base serve, in estate, per evitare il surriscaldamento dell’apparato radicale, fattore che in molti casi provoca l’arresto della fioritura. Utilizzare corteccia, lapillo vulcanico o argilla, serve a trattenere l’umidità dell’apparato radicale, mantenendo fresca la base e impedendo alle erbe infestanti di crescere.
Esposizione – Le rose amano le posizioni soleggiate, addirittura alcune vogliono 6 ore di sole al giorno. Ovviamente le ore migliori sono quelle del mattino, più dolci e meno calde. Le rose tollerano anche l’ombra leggera, ma non totale: in questo casi, se sopravvivono, sviluppano molta vegetazione senza mai arrivare a fiorire.
Annaffiature – La quantità di acqua richiesta dalle rose è strettamente dipendente dalla stagione e dall’andamento termico e delle precipitazioni. In generale, le rose non necessitano di molta acqua, e le innaffiature possono mantenersi su frequenze bisettimanali. Quando fa molto caldo le innaffiature vanno incrementate fino a tre o quattro volte alla settimana, soprattutto se il terreno tende a drenare efficientemente. Come capita a molte piante, anche le rose non gradiscono acqua su foglie, fusti e fiori, perché si sviluppano molto facilmente le malattie fungine.
Aerazione – Importantissima è la buona ventilazione. Se decidete di mettere la vostra rosa in un angolo del giardino o del terrazzo protetto dal vento, dovete accertarvi che sia comunque dotato di una buona circolazione dell’aria. I ristagni di aria umida possono causare le malattie crittogamiche. Per lo stesso motivo, quando affianchiamo una rosa a un’altra, dobbiamo fare in modo che abbiano il loro spazio vitale, che equivale a circa 2/3 dell’altezza della pianta.
Terreno – Le rose prediligono terreni argillosi, ricchi di sostanze nutritive e ben drenati. Nessuna specie e varietà di rose, infatti, tollera i ristagni idrici, causa primaria di asfissia radicale e possibili marciumi. Nel caso il terreno non fosse sufficientemente drenato, è possibile migliorarne le caratteristiche utilizzando ghiaia, argilla espansa o sabbia per aumentarne la porosità. Il valore ottimale di pH è 6.5- 7, quindi le rose prediligono terreni leggermente acidi o neutri.
Per scoprire che tipo di terreno avete, basta munirsi di cartine al tornasole, apposite strisce di carta imbevute di un colorante vegetale che cambia colore a seconda del grado di acidità del substrato con cui viene a contatto.
Concimazione – La concimazione delle rose è indispensabile per supportare la crescita e la fioritura. La fertilizzazione dovrebbe basarsi su prodotti granulari a lento rilascio che forniscano azoto, fosforo, potassio e microelementi, da somministrare in seguito alla potatura invernale. Questa concimazione può essere ripetuta ogni 2-3 settimane a seconda della rosa, durante l’intera stagione vegetativa.

L’acquisto di rose in pack
Alcuni consigli per valutare le rose a radice nuda, vendute in pack di cartone:
1) assicuratevi che l’apparato radicale sia sano e ben sviluppato, con poche radici principali grosse e molte radici secondarie sottili: le prime servono per ancorare la pianta al suolo, mentre le seconde svolgono il compito di assorbimento dei nutrienti.
2) I rami, distribuiti in modo regolare e ben bilanciato, devono essere verdi, non raggrinziti né graffiati, né rotti o spezzati.
3) Le gemme devono essere dormienti, cioè non devono essere presenti germogli allungati e pallidi, che probabilmente moriranno subito dopo l’impianto.
4) Almeno due steli devono avere diametro superiore al mezzo centimetro
5) Le rose rampicanti devono avere due steli con una lunghezza superiore a 30 centimetri.

La potatura
Come per la maggior parte delle piante, esistono delle regole ben precise per potare. Il solo problema è che sono molto diverse le une dalle altre e la sfida consiste nel capire quali regole siano quelle giuste per quel particolare tipo di rosa e per la conformazione che si vuole ottenere.
Riguardo al rapporto potatura/fioritura vale la regola:
maggiore potatura = fiori più grandi
minore potatura = maggior numero di fiori ma più piccoli
L’intensità della potatura varia in funzione del tipo di rosa. La rosa “Floribunda” richiede solo potature leggere per fiorire; l’ibrido Tea, che produce fiori grandi, richiede invece potature vigorose per ottenere una fioritura vistosa.
POTATURA INVERNALE DELLE ROSE – In generale, tutte le rose vanno potate in tardo inverno, quando la caduta delle foglie è completata e non è ancora iniziata l’emissione dei nuovi germogli. Le piante giovani devono essere potate con grande attenzione e i tagli devono essere meno vigorosi, lasciando un numero sufficiente di steli e gemme necessario allo sviluppo della giovane pianta. In genere si lasciano 4-8 steli, un numero inferiore nelle piante più vigorose.  Evitate di tagliare le gemme più robuste, localizzate a metà stelo e, vicine alle foglie più lussureggianti. Per riuscire ad avere uno sviluppo corretto ed esteticamente gradevole, lasciate le gemme rivolte verso l’esterno della pianta. Di solito, queste gemme producono i fiori più grandi e appariscenti.  Ogni pianta ha rami vecchi e giovani, scegliere quelli che danno alla pianta la forma migliore e asportare i rimanenti, soprattutto i più vecchi. Sui rami più vecchi, lasciare sempre un germoglio laterale e accorciare quelli nuovi cresciuti in estate.
POTATURA ESTIVA DELLE ROSE – La potatura estiva delle rose consiste nel rimuovere i fiori appassiti dopo la prima fioritura. E’ necessario asportarli prima che si formino i frutti (cinorrodi), che indeboliscono la pianta e impediscono la formazione di una eventuale seconda fioritura stagionale. In base alla varietà, dopo una prima fioritura e una volta asportati i fiori appassiti, la pianta fiorirà nuovamente dopo circa 6-10 settimane. La potatura estiva, utile a far rifiorire la pianta, può essere ripetuta più volte, fino a circa sei settimane prima dell’arrivo dei primi geli invernali.

Sintomi di sofferenza
Quando le nostre rose sono carenti di qualche nutrimento, possiamo facilmente riconoscerlo dal manifestarsi di alcuni segni evidenti:
azoto – le foglie, piccole e ingiallite, talvolta con macchioline rosse, cadono con l’arrivo dell’autunno. La pianta cresce poco
fosforo – le foglie hanno una colorazione verde-bluastra opaca, con macchie rossastre sulla parte inferiore. I getti sono deboli
potassio – le foglie diventano rosso-brune lungo i bordi e in corrispondenza delle nervature. I fiori sono piccoli.
ferro – se la carenza è grave, si ha la morte del tessuto fogliare, se è lieve le foglie si scolorano, ingiallendo. Può essere causata da un eccesso di calcare nel terreno.
magnesio – le foglie adulte ingialliscono in corrispondenza delle nervature, quindi diventano scure e cadono. I nuovi getti stentano a spuntare.
Rame – il colore delle foglie schiarisce e gli apici seccano, Può essere causata da un eccesso di fosforo.

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Cornuta, a chi?! Tutto sulle Viole

March 12, 2014
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Viole e violette sono una delle scelte migliori che un giardiniere principiante può optare per il proprio terrazzo o giardino. Oltre ad essere resistenti, durature e a garantire una buona fioritura per la maggior parte dell’anno, sono auto-seminanti e molto facili da seminare. Nonostante si trattino come annuali e quindi si cambino ogni anno, possono continuare a dare fiori senza problemi, solo con l’eliminazione delle parti avvizzite.
I momenti critici per le viole sono la piena estate, soprattutto nelle ore più calde della giornata e gli inverni rigidi, con frequenti gelate e piogge. Superati questi due periodi difficili, le piante si autoriproducono a partire dai semi che cadono sul terreno e germogliano molto facilmente. Facilissimi da raccogliere, possono essere collezionati e successivamente seminati dalle nostre mani, in periodo tardo autunnale.
Ricordate che si tratta di piante da esterno: violette e viole resistono solo qualche giorno in casa. La luce e la temperatura di un appartamento non sono adatte per queste piante; potete provare con una veranda o una terrazza a vetri, a patto che non ci sia un impianto di riscaldamento in funzione. Anche quello del fiore reciso è un esperimento che vi sconsiglio di fare: gli steli molto corti, sottili e deboli non resistono che qualche ora.
Un fattore determinante per la salute delle viole è l’aria fresca, che mantiene sani i fiori e gli steli. Se per forza volete dei fiori “tipo violette” in casa, vi consiglio di acquistare la violetta africana: non appartiene alla stessa famiglia ma è simile e adatta alla coltivazione in casa.

La violetta
Se le viole del pensiero sono facili e durature, la Viola cornuta lo è ancora di più perchè si tratta della pianta originale , a partire dalla quale sono stati creati ibridi come la più grande Viola del pensiero. Essendo una pianta non modificata, resiste bene alle temperature estreme e all’attacca dei parassiti.
Una volta conclusa la fioritura, da dicembre a luglio, potete potare le piante a 7,5 cm dal terreno e annaffiare: questo vi consentirà di rivedere splendidi e numerosissimi fiori.

Viola odorosa, la mia preferita.

Viola odorosa, la mia preferita.

La mia preferita
La mia amata Viola odorosa è facilissima da coltivare in terreni umidi. Praticamente  si tratta di un infestante. Amplia la sua superficie espandendosi tramite gli stoloni, piccoli steli portatori di radici presenti anche in alcuni tipi di fragole. Quindi se il primo anno avete una sola pianta, il secondo anno ne avrete cinque, e così via. Si tratta di una perenne che può essere divisa in primavera e in autunno. La trovate nei giardini, probabilmente al riparo, magari sotto un cespuglio. Prelevarla è semplice e non rovina il resto della pianta. Gli stoloni restano in superficie, basta solo prelevarne uno con annesse radici.

La malattie
Nonostante siano delle specie resistenti, a volte potrebbe succedere che si ammalino. Vediamo malattie e, soprattutto, rimedi:
- Lumache: le foglie appaiono bucherellate, proprio mangiate! Succede quando le temperature diventano più miti, accompagnate da frequenti piogge. Mettete delle trappole a base di foglie di lattuga cotte e toglietele quando si sono riempite di lumache
- Afidi: un parassita molto frequente che spunta a temperature elevate. Va trattato con prodotto specifico, oppure creando intorno un habitat ideale per le coccinelle, golose di questo insetto.
- Clorosi ferrica: se vedete foglie ingiallite significa che il terreno non è adatto per le vostre viole. Potete correggerlo abbassando il ph con del ferro chelato.
- Ruggine: le frequenti piogge provocano questa malattia che si distingue per la comparsa di macchie violette o rossicce sulle foglie. Si tratta di un fungo che agisce molto lentamente, che indebolisce la pianta e che va trattato preventivamente con polveri anticrittogamiche a base di zinco.

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La potatura dell’ortensia

March 5, 2014
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L’ortensia è un arbusto originario degli ambienti di sottobosco, che vive bene all’ombra, ama l’umidità e le posizioni riparate. È una pianta acidofila, ovvero una specie che vive bene in terreni normalmente inospitali per la vita vegetale, ovvero acidi. Non ci sono difficoltà particolari nella coltivazione delle ortensie: quando decidete di metterle a dimora, scegliete bene il luogo. Se sbagliate, assumeranno un aspetto disordinato, ma non moriranno.
In questo post vorrei parlarvi della potatura, una variabile fondamentale e abbastanza delicata. Potare le ortensie è semplice ma spesso potature sbagliate e protratte nel tempo causano un invecchiamento e un infittimento della vegetazione che non giova alla pianta e, soprattutto, riduce notevolmente la fioritura.
Il momento migliore per potare le ortensie è la fine dell’inverno (febbraio-marzo).  Si pensa erroneamente di dover potare a settembre: invece, è meglio mantenere le gemme apicali durante il periodo invernale, in modo da proteggere quelle nuove. I rami tagliati in autunno lasciano penetrare acqua all’interno della pianta, rischiando di aumentare i danni del gelo.

Come potare l’Hydrangea macrophylla (l’ortensia più comune)?
Considerando che l’ortensia fiorisce sui rami dell’anno precedente e che il fiore sarà appunto la gemma apicale dei rami preparata l’anno prima, se andiamo a tagliare le punte durante l’inverno, possiamo anche scordarci di rivedere i fiori. Detto questo, ci sono tre tipi di tagli da effettuare, a seconda dei tipi di rami che la nostra pianta presenterà.
1. Accorciare i rami che hanno prodotto fiori l’anno precedente. Per farlo, si contano due coppie di foglie in cima a ogni stelo e si taglia appena sopra la terz’ultima. In questo modo, si diminuirà il volume della pianta, che fiorirà sui getti laterali.
2. Tagliare dalla base i rami sottili, legnosi, che non hanno gemme, probabilmente danneggiati dal gelo. Se avete dubbi, tagliate man mano il rametto e verificate il colore. Se è marrone, asportate tutto il ramo, altrimenti potete accorciarlo fino a che è verde. Ricordate, comunque, che questi rami per l’ortensia sono inutili e non porteranno nè fiori nè foglie.
3. Eliminare i rami “scomposti”, quelli, seppur grandi, che crescono intralciando gli altri. Anche questi vanno tagliati alla base. Per fare in modo che la vostra ortensia abbia forma sferica, non possiamo far crescere i rami in modo scomposto. I rami non potati e disordinati dopo qualche anno si appesantiscono fino a cadere sul terreno: questo fattore diminuisce la fioritura, quindi attenzione. Non sempre è necessario  eliminare i rami vecchi, spesso anche quelli di due anni presentano gemme nuove che fioriranno e la loro potatura può essere rimandata di un anno.

Ricordate:

  • La potatura serve per garantire maggiore penetrazione di luce e aria, fattori che comportano uno sviluppo molto rigoglioso.
  • In caso di mancata potatura, l’ortensia, come le altre piante legnose, tipo la lavanda, tenderà a lignificare e man mano a spogliarsi nella parte inferiore. Se il cespuglio non viene potato la fioritura diventerà sempre più debole.
  • La potatura è necessaria quando la pianta ha già raggiunto 20 centimetri di altezza, al di sotto di questa misura basta rimuovere i rami secchi o troppo deboli.

 

 

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Il design minimal della Sansevieria cylindrica

January 16, 2014
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Un addetto alla vendita di un garden center me l’ha proposta per un quadro da appendere alla parete. Tipo segnale “Non avvicinarsi!”. L’ho acquistata, ma ovviamente non l’ho utilizzata per il verde verticale, non sono ancora pronta per diffondere la cultura del verde come nuovo metodo di tortura!
Sto parlando della Sansevieria cylindrica, la più stupefacente tra le varietà di Sansevieria.
Pianta imparentata con le agavi, è una succulenta originaria del Kenya, in passato difficile da reperire e oggi molto richiesta e diffusa nei vivai, proprio per la sua struttura particolare e affascinante. Se avete un arredamento minimal, in casa o in ufficio, questa pianta, con il vaso adatto (magari in stile moderno, laccato, forma arrotondata), fa al caso vostro.

Il portamento
Dal rizoma interrato partono le foglie, all’apparenza dei tronchi o degli spuntoni, rigide e carnose, che possono arrivare a superare il metro di altezza. In età adulta le foglie vanno a formare un ventaglio molto scenografico, anche se io preferisco le foglie a punta singole, che fanno molto “letto del fachiro” (a proposito, i fachiri fanno cose tipo tenere un braccio alzato per 12 anni, ma perché?!).

La cura
Essendo una succulenta, va bene coltivarla all’interno in una temperatura mai sotto i 10°. Va benissimo 20°. Non necessita di molta acqua, perchè teme i ristagni d’acqua, che portano a marciumi radicali e del rizoma.
Annaffiate solo quando la terra si è completamente asciugata: in estate ogni due settimane, in inverno una sola volta al mese. Se la posizionate all’esterno, in estate, le annaffiature andranno lievemente incrementate, una volta ogni 3-4 giorni. Vale anche qui la regola “meno bevo, meglio sto”. È più probabile che muoia per troppa acqua, che per poca. Verificate, alzando la pianta dal vaso, che le radici siano in salute e asciutte prima di annaffiare. Non basatevi soltanto sulla superficie, che potrebbe essersi asciugata, mentre le radici affogano nell’acqua.
All’interno, collocatela vicino alle finestre: va bene anche la luce diretta del sole.
Effettuare il rinvaso in primavera, ogni due anni: la Sansevierie Cylindrica preferisce i vasi di dimensioni contenute. Per il rinvaso, utilizzate terriccio specifico per succulente, ben drenato e poroso. Di tanto in tanto, smuovete il terreno superficiale, con delicatezza.

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La Calceolaria, il fiore invernale più bello

January 11, 2014
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La Calceolaria è il mio acquisto invernale, l’ho comprata al Lidl la prima settimana di gennaio. Esistono oltre 300 specie di Calceolaria , ma la stragrande maggioranza di quelle comunemente coltivate sono ibridi di Calceolaria crenatiflora .
Il nome di questa pianta deriva da Calceolus=pantofola, per la forma particolarissima dei suoi fiori. Anche se il portamento e le foglie sono gradevoli, è nei fiori che risiede tutta la bellezza di questa specie. E’ conosciuta anche come Pocketbook Plants o come Pouch, proprio per la forma dei fiori, che ricorda una borsa, un portamonete.
Appartenente alla famiglia delle Scrofulariacee, proveniente dall’America, questa pianta è presente dei garden e nella grande distribuzione in inverno e in primavera. Devo dire che non è la varietà più gettonata, però è abbastanza facile trovarla.
Si tratta di una pianta invernale, perchè non sopporta il caldo estivo: se la comprate, dovete garantirle un ambiente fresco e tenerla al riparo dei raggi diretti del sole. Se la piantate in giardino, devono essere coltivate in un luogo che goda di ombra parziale; va benissimo farle prendere il sole del mattino.
Le foglie della rosetta basale sono grandi, larghe, ovali e arrotondate, di colore verde uniforme; quelle dei fusti floreali sono più piccole. I fusti corti portano dei grappoli densi di fiori composti da due labbri, quello superiore, molto piccolo, e quello interno largo e arrotondato. A seconda dell’ibrido, i fiori possono essere di diversa dimensione, da 2-3 cm fino a 5-6 cm di diametro. Si possono presentare compatti, macchiettati o tigrati, in una grande varietà di colori accesi, dal giallo scuro, dall’arancione al rosso acceso.

La fioritura
La fioritura appare nel periodo dicembre-gennaio oppure aprile-maggio, ma generalmente, se la pianta si trova in un ambiente riscaldato, non dura più di due mesi. Mettetela in una posizione molto luminosa, ma mai al sole diretto. La fioritura apparirà più corta se la luce è scarsa e la temperatura elevata. Mantenere anche all’interno una temperatura fresca, tra i 15 e i 18°.

Le annaffiature
Annaffiate generosamente durante la fioritura, ma non lasciate che l’acqua ristagni nel sottovaso. Per sostenere la fioritura, ogni 8-10 giorni, aggiungete del fertilizzante ordinario. Se il terreno è secco, il fogliame si affloscia: immergete allora il vaso in un recipiente riempito di acqua in modo da imbibire il terreno.
Ricordate: mai bagnare fusto, fiori e foglie, soffre facilmente di marciume radicale.

La moltiplicazione
La riproduzione avviene per seme o per talea. Di solito è consigliata la talea, ma diciamo che non è l’esempio più semplice per iniziare a riprodurre piante attraverso questo tipo di tecnica. Per quanto riguarda la semina, è necessaria tanta luce quindi, a differenza di altre specie, è bene non coprire il semenziaio. Primavera e autunno sono i periodi giusti per la semina all’esterno, se invece volete farla crescere come pianta da appartamento, potete provare in qualsiasi momento. La germinazione richiede 5-10 giorni, ma è bene mantenere una temperatura alta lungo l’arco del periodo. Come per gli altri semi, vale anche qui la regola del terreno umido: non lasciate mai che la terra si asciughi completamente.
Le talee invece si prelevano a fine estate: assicuratevi che le punte di steli prelevate non abbiano già fiorito.

 

 

 

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Aeonium arboreum: la pianta più facile da coltivare

January 8, 2014
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All’Isola d’Elba tre anni fa ho prelevato (diciamo pure “rubato”!) un rametto di una pianta allora sconosciuta, che poi ho scoperto essere Aeonium arboreum. Appartenente alla famiglia delle Crassulaceae, è originaria del Nord Africa e della zona dell’arcipelago delle Isole Canarie. A Milano o nei luoghi caratterizzati da clima freddo e umido non la vedrete all’aperto, ma nella costa tirrenica e nei luoghi dal clima mite sicuramente sì.
È molto facile da coltivare e veramente gratificante: le foglie coriacee, a spatola, sono disposte a rosetta e risultano molto decorative negli ambienti interni. I fusti, al contrario, sono nudi e poco ramificati: questo conferisce alla pianta l’aspetto di un piccolo albero esotico. In realtà foglie e fusto hanno queste caratteristiche per un motivo preciso, ovvero per funzionare come riserva d’acqua nei periodi di siccità. Le foglie addirittura si “muovono” per proteggere le gemme apicali. Le Aeonium sono tra le piante di facile coltivazione. In inverno vanno conservate tra 10 e 16 °C, ma resistono aeonium arboreum molto bene a 5° C, e anche a temperature inferiori per brevi periodi, solo se si mantengono asciutte e in completo riposo vegetativo. Due inverni fa ho letteralmente abbandonato all’esterno la mia pianta, visto che in casa soffriva e non sapevo come rimediare. Aveva perso i bellissimi boccioli e, come si vede anche dalla foto, il fusto si era rinsecchito. Ha superato l’inverno e a primavera sono spuntate piccole gemme. Questa è la testimonianza della resistenza estrema dell’Aeonium!
La cosa più importante per questa pianta è l’esposizione al sole. Essendo abituata a grandi mangiate di sole, mettetela pure in prossimità di una finestra, con i raggi diretti. In inverno, in casa, è necessario garantirle qualche ora di luce.
L’Aeonium predilige il clima asciutto: innaffiare con moderazione, meno acqua date meglio è! Visto che in estate regge bene con acqua ogni 8/10 giorni (in inverno innaffiare ogni 15 giorni), è la varietà ideale per tutti quelli che fanno morire le piante di sete! Prima di innaffiare, attendete sempre che la superficie sia completamente secca.
Se la collocate fuori, nel periodo estivo, ricordatevi di metterla in una posizione riparata dalla pioggia. Serre e verande sono l’ambiente veramente ideale di questa pianta, perchè sono luminose e la temperatura non presenta grandi sbalzi.

La moltiplicazione
Il genere Aeonium si riproduce tramite talea. Con questa tecnica è possibile mantenere tutte le caratteristiche genetiche e morfologiche della pianta madre. Ci vuole veramente poco, zero accorgimenti, per far radicare la nuova pianta. Non serve nemmeno l’ormone radicante. Ricordatevi, però, di interrare il fusto semilegnoso e non solo l’apice.

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Le gocce di verde della Soleirolia

December 18, 2013
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SoleiroliaDifficilmente acquisto piante da appartamento per me, visto che abito a piano terra e durante il giorno la casa resta al buio. Per questo motivo, quando vado nei garden center, mi concentro più spesso sull’area esterna, sulla serra fredda.
L’altro giorno sono andata a cercare una pianta per fare un quadro verticale e mi sono imbattuta in una specie che ha catturato subito la mia attenzione.
È la Soleirolia soleirolii, una perenne sempreverde a portamento tappezzante che va coltivata all’interno, o all’esterno ma in condizioni climatiche favorevoli, solo al Sud Italia.
Visto il suo carattere “a zerbino”, la morbidissima Soleirolia viene utilizzata anche in sostituzione dell’erba: la sua crescita veloce consente di creare rapidamente dei densi tappeti verdi, alti pochi centimetri. È una pianta compatta, perfetta per ricreare forme sferiche con pochi tagli e accorgimenti. Grazie al suo portamento è l’ideale per le composizioni appese o per i quadri vegetali.  Le foglie sono minuscole: in molti Paesi viene chiamata Angel’s tears (lacrime di angelo) oppure muschio irlandese.
Esistono numerose varietà di questa pianta, riconoscibili proprio dalla tonalità di verde delle foglie. Questo elemento la rende perfetta per creare dei disegni e giocare con i colori di una stessa specie.

Esposizione
La Soleirolia è la pianta ideale per le zone di mezz’ombra. Evitate di lasciarla in luoghi troppo assolati. La pianta non vive bene in zone fredde. Se la temperatura scende sotto i 7°C, probabilmente perderà tutte le foglie. Se la coltivate all’esterno, in vaso, ricoveratela in una serra durante il periodo invernale più rigido.
Allo stesso tempo, se coltivata in casa, è bene non lasciarla vicino a fonti di calore.

Irrigazione
Ricordatevi queste semplici regole: non bagnate le foglie, non lasciate seccare il terreno e se la pianta dovesse perdere la parte aerea, smettete di irrigare. Vale sempre il consiglio di non esagerare con l’acqua, soprattutto nei mesi freddi (una volta alla settimana in inverno).

Moltiplicazione
La pianta cresce moltissimo. Anche se non supera i 10 cm di altezza, la chioma si allarga velocemente. Al momento del rinvaso, da fare necessariamente ogni due anni, potete dividere i cespi da cui otterrete nuove piantine.

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Helleborus, la rosa d’inverno

December 6, 2013
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Nella stagione autunnale garden center e vivai si riempiono di Helleborus, la pianta conosciuta come Rosa d’inverno, tra la pochissime piante a fiorire, anche copiosamente, nel periodo in cui tutta la vegetazione è a riposo. L’autunno è il momento migliore per acquistarlo, visto che questa specie da il meglio di sé in inverno, soprattutto nel mese di dicembre. Si tratta di un perfetto regalo di Natale per chi ha il pollice verde e non. In commercio ne esistono di varie dimensioni, che variano anche molto nel prezzo. Non è una pianta molto economica, quindi regalatela a chi saprà curarla! L’Helleborus appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee. Ne esistono diverse specie: Helleborus niger ( o rosa di Natale), Helleborus viridis (= elleboro verde), Helleborus foetidus (=elleboro fetido, o “cavolo di lupo”), Helleborus Purpurascens ( con foglie verde chiaro e fiori viola), l’Helleborus Abchasicus (con fiori bianco-rosei), l’Helleborus Odorus (con fiori penduli, profumati, di colore verde) e l’Helleborus Orientalis.

Helleborus viridis

Helleborus viridis

Se fino a qualche anno fa erano bistrattati, a causa del loro profumo non sempre delizioso, oggi sono ricercatissimi, perchè oltre a fiorire di inverno, sono piante autonome, che riescono ad adattarsi e hanno bisogno di poche cure.
Poche cure, ma buone
L’Helleborus non ama il sole diretto e cresce bene all’ombra, preferisce un clima umido e fresco e necessita di un terriccio ben drenato e ricco di calcio. Quando lo acquistate, rinvasatelo subito in un contenitore profondo (tipo quello delle rose), le radici sono rizomatose e hanno bisogno di spazio. Se lo avete acquistato in una gelida giornata di dicembre, prima di piantarlo aspettate che la terra sia disgelata. Più è grande il vaso, meno si rischia il ristagno idrico, che causa marciume radicale. Si tratta di una pianta autonoma, abituata a non ricevere le cure dell’uomo: basta quindi ricordarsi di annaffiarla nei periodi di siccità e di concimarla una volta l’anno.
L’estate è il periodo più delicato per l’Elleboro. Se avete un giardino e volete piantarlo in piena terra, fate come me: l’ho collocato ai piedi di un Osmanthus Fragrans, in modo da rimanere sempre o quasi in ombra. Se avete un terrazzo, scegliete la posizione giusta, magari vicino o sotto ad altre piante più grandi i cui rami partono dai 30 cm (altezza media dell’elleboro).

I fiori
La struttura dei fiori (ciò che vediamo non sono petali, bensì sepali modificati) ne favorisce la lunga durata; il tempo di fioritura inizia a dicembre e si prolunga fino a marzo e i fiori rimangono inalterati addirittura per settimane. I colori dei fiori delle varie specie botaniche sono generalmente verdi tranne l’elleboro niger dal fiore color bianco e l’elleboro purpurascens, atrorubens e torquatus che si presentano in varie tonalità di porpora.
Riproduzione
Qui iniziano i problemi! Salvo rare eccezioni, non esistono metodi facili e rapidi per riprodurre l’Helleborus:  questo spiega non solo la rarità ma anche il costo di molte specie e di alcuni ibridi. Sono due i metodi di riproduzione: per seme e tramite moltiplicazione dei rizomi.  Per quanto riguarda la moltiplicazione per seme, se la vostra pianta è in piena terra, farà tutto da solo e in poco tempo potreste vedere piccole piantine crescere tutte intorno. Ma per ottenere piante identiche a quelle di origine si può solo ricorrere alla divisione dei rizomi, che è purtroppo limitata dalla relativa lenta crescita di queste piante. I rizomi delle piante madri vengono divisi in autunno/inverno ottenendo porzioni di radice con uno o più germogli dormienti,che vengono ripiantate immediatamente. Si vedrà il risultato solo a partire dall’anno successivo.

Helleborus niger

Helleborus niger

La semina tramite bustine  è una procedura laboriosa e lenta perché i semi raccolti appena completata la maturazione, germinano in 6-8 mesi dopo la semina e le piante così ottenute fioriranno dopo un periodo di attesa variabile dai 2 ai 3 anni.
Curiosità
Il termine Elleboro è formato da due parole greche che significano nutrimento che uccide, in riferimento alla sostanza velenosa contenuta nella parte rizomatosa. Si tratta di una pianta potenzialmente pericolosa, ma basta lavarsi le mani dopo il contatto e, ovviamente, non ingerirla. In contrasto con queste sue proprietà è il suo valore simbolico: l’Elleboro in India viene collocato vicino al letto delle partorienti perchè è di buon auspicio per il neonato.

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Calluna vulgaris per l’autunno

October 28, 2013
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La Calluna vulgaris è una pianta erbaceo-arbustiva sempreverde, alta e larga 40 cm, a crescita molto lenta: ha foglie aghiformi di colore verde intenso. Il periodo di fioritura è da agosto a novembre.
La Calluna è adatta al clima fresco: non è quindi indicata nelle zone calde e troppo aride. Non teme l’inverno e le basse temperature ma potrebbe soffrire d’estate. Quindi è adatta a una posizione di mezz’ombra. Si tratta della vostra specie, se abitate in luoghi con estati non troppo calde.
Non richiede grandi sforzi: l’unico lavoro necessario è la potatura primaverile per eliminare i fusti fioriferi dell’anno precedente che andranno tagliati a partire dalla foglia. Si può fare anche una potatura “di design”, eliminando i rami fuori forma, per mantenere il cespuglio compatto e ordinato.
Essendo una pianta acidofila, si abbina bene con piante simili, che necessitano dello stesso tipo di terreno: ortensie, azalee, rododendri, Enkianthus, Leucothoe, kalmie, camelie e pieris. Queste piante vanno accompagnate necessariamente a prodotti specifici per acidofile, dal terriccio al concime.

Pianta della settimana

Ophiopogon planiscapus ‘Nigrescens’, la pianta nera

October 8, 2013
ophiopogon

Se pensate che il nero si abbini con tutto, questa è la pianta giusta per la vostra aiuola. Si tratta dell’Ophiopogon planiscapus ‘Nigrescens’, una perenne sempreverde con suggestivo fogliame coriaceo, a nastro, color nero.  Gradisce terreno umido, possibilmente in ombra/mezzombra: quindi è l’ideale per giardini rocciosi o per il sottobosco. La pianta appartiene alla famiglia delle Convallariaceae e, avendo radici rizomatose, può essere moltiplicata attraverso la divisione dei rizomi. Visto che ha portamento compatto, resta ad una altezza di 15 cm, è ottima per creare bordure o come parte integrante di un’aiuola. Se in estate produce alcuni fiori (bianchi, rosati all’esterno), in inverno non perde le foglie quindi dona un tocco di colore…peccato che sia nero! La colorazione e l’aspetto delle foglie favoriscono l’accostamento con altri tipi di fogliame, per esempio la Hosta, la Viola odorata, la Primula e l’Heuchera. Non è delicata, non si ammala facilmente.
Ora veniamo alle note dolenti: il prezzo. È, in verità, molto costosa. Non è facile trovarla, non tutti i punti vendita ce l’hanno e una volta trovata, constaterete che il prezzo per questa erbacea perenne è un po’ elevato. Considerate 4,50 euro per un vaso minuscolo. C’è da dire, inoltre che cresce lentamente, quindi se volete fare una bordura, avrete bisogno di molte piantine.
Nella sezione Design c’è il tutorial per creare una composizione con questa pianta: abbinata a Viola cornuta e Ciclamino, stacca con il suo nero, il verde delle altre foglie e il bianco dei fiori.