Browsing Category

Home

Home

I luoghi a cui apparteniamo

April 16, 2020

…E chi se lo sarebbe mai immaginato che un giorno avremmo desiderato tantissimo non essere nella nostra casa.
Chi avrebbe mai creduto di essere “invitato” a stravolgere la propria quotidianità, la propria vita, da un giorno con l’altro, lasciando il mondo fuori dalle mura. Per poi ritrovarlo, chissà dopo quanto, inevitabilmente diverso.
Penso spesso a cosa si leggerà sui libri di scuola, a come racconteremo ai nostri figli questa pandemia, quello che è successo e quello che ha rotto nel nostro modo di vivere.
Ma la prima cosa che ho pensato, ancora prima della gravità della situazione – di quella, mea culpa, me ne sono resa conto alcuni giorni dopo – è stata: ma io non voglio stare chiusa in casa.
Se proprio devo stringermi tra le mura, vorrei farlo con tanti affetti, con la serenità della vicinanza e, soprattutto, nel luogo che, più di tutti sento di appartenere. Perchè questa pandemia insegna tante cose, di cui avremo modo di parlare, ma la prima è sicuramente che noi umani non possediamo davvero nulla, nemmeno i luoghi. Sono i luoghi che, semmai, decidono che noi apparteniamo a loro.

brondoleto

Questo è “un pezzo” della fattoria di mio nonno. Il luogo che mi fa respirare. Che io critico tanto chi, quel famoso sabato, è corso alla stazione per scappare verso gli affetti. Ma io avrei fatto lo stesso, magari in macchina! Che se sai che non vedrai più nessuno per due mesi, rifletti su quali sono gli abbracci che ami di più. Che se sai che vedrai il mondo solo da un vetro, scegli bene su cosa posizionare la finestra.

finestra_brondoleto

Design Home

Come realizzare un Glow Jar

July 2, 2015
SAMSUNG CAMERA PICTURES

Tradotto in italiano, Glowing Jar significa Barattolo Luminoso. Per realizzarlo, servono contenitori di vetro, pittura che si illumina al buio e molta, molta fantasia. Con la pittura, direttamente sulla superficie, potete realizzare qualsiasi forma e disegno, quindi largo alla creatività! Quello del Glowing Jar è un tutorial molto semplice, che anche i meno esperti possono realizzare: il risultato abbellirà la vostra casa di giorno e creerà un’atmosfera molto suggestiva di notte! Vediamo quindi insieme come realizzare questi vasetti fosforescenti!

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prepara tutti i materiali per realizzare un Glowing Jar. Facile trovare in commercio il colore giallo fosforescente, un po’ più difficile trovare tutti gli altri colori. Puoiriutilizzare i vecchi vasetti della marmellata oppure acquistarne di nuovi. Lava bene i vasetti e lasciali asciugare a testa in giù.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori fosforescenti potete acquistarli direttamente qui

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta che i vasetti saranno asciutti, inizia a disegnare direttamente sul vetro realizzando puntini di colore uno accanto all’altro, a mano libera o seguendo un motivo specifico. Puoi aggiungere più colore, facendo dei punti più grandi che al buio saranno ancora più luminosi.

3_puntini2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia asciugare almeno una notte, per evitare di mettere le mani sulla pittura rovinando il disegno involontariamente. I tuoi Glow Jar sono pronti! Puoi utilizzarli per decorare gli ambienti interni oppure puoi posizionarli in giardino in occasione di una festa estiva, o ancora utilizzarli di giorno come centrotavola creativo.

giorno-notte1

 

 

 

 

 

 

 

 

Insomma, i glow jar sono complementi d’arredo facili da realizzare che di giorno regalano colore e di notte donano un’atmosfera più calda alla casa.

Provateli!

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Design Home

Come realizzare un Terrarium

June 19, 2015
SAMSUNG CAMERA PICTURES

Il tutorial video per realizzare un Terrarium lo potete trovare sul canale YouTube di Mangialafoglia!
Clicca qui!

3terrarium

Realizzare un Terrarium è molto semplice e gratificante: è un progetto green che possono realizzare anche i pollici più neri.
Per chi non lo sapesse, il Terrarium nasce a Londra ai primi dell’800, grazie all’intuito del Nathaniel Bagshaw Ward, un dottore esperto di botanica che studiò per anni il comportamento delle piante e che tentò in vari modi di portare dall’Australia alcune specie alloctone. Dopo vari tentativi falliti, il dottore si specializzò in entomologia e durante uno dei suoi test, notò come in una teca di vetro fossero sopravvissute delle spore vegetali. Questa piccola grande conquista fu perfezionata, fino al 1833, anno in cui ci fu il primo grande viaggio da Sidney di specie vegetali, che nonostante un lunghissimo viaggio in condizioni estreme riuscirono a sopravvivere proprio grazie alle condizioni createsi all’interno dei contenitori di vetro chiusi nei quali erano state collocate.
La prima versione di Terrarium riscosse grande successo, al punto che divenne un’icona di stile per gli aristocratici dell’Inghilterra vittoriana.
Il Wardian Case è il precursore del moderno Terrarium, leggermente modificato e ampiamente diffuso tra gli appassionati di verde. E’ stato anche l’ispiratore dell’acquario per pesci, come oggi lo conosciamo.
Per realizzare il nostro Terrarium abbiamo bisogno di alcuni ingredienti:

  • piante succulente
  • contenitori in vetro
  • terriccio
  • carbone attivo
  • sassi
  • sabbia
  • cucchiaio
  • pinza
  • elementi decorativi

 

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Vediamo nello specifico alcuni consigli che possono esservi utili nel reperimento dell’occorrente:
Carbone vegetale - Rimedio naturale contro la cattiva digestione, è venduto in compresse in farmacia. Ha un elevato potere adsorbente, per questo è utilizzato come prima cura per un avvelenamento. Il carbone vegetale (o attivo) viene utilizzato anche negli acquari e nei terrari chiusi, dove mantiene l’ambiente sano, filtrando l’aria e mantenendola più fresca.

Piante - Le classiche piante da terrario sono: le felci, i muschi e succulente. E’ bene scegliere piante che rimangano piccole e che siano simili tra loro. Le migliori sono quelle che prediligono l’ombra e che tollerano bassi livelli di illuminazione. Scegliere piante che ben sopportano l’umidità, scartare quindi quelle tipicamente mediterranee.

Terriccio – Meglio utilizzare quello specifico per cactacee.

Contenitori in vetro – Sbizzarritevi con forme e grandezze diverse, a seconda del vostro gusto estetico. Cosa varia da un terrario chiuso a uno aperto? Quello chiuso necessita un ricambio d’aria ogni tanto e in essere è necessario mettere il carbone attivo.

Pietre – Acquistate le pietre decorative che più vi piacciono, insieme agli altri elementi decorativi. Sul fondo verranno posizionate altre pietre, potete acquistarle o utilizzare semplici sassi.

 

ingredientisingoli

Pronti? Via!

 

3_sassi sul fondo

 

4_Carboneattivo

 

5_aggiungere terriccio

9_sabbia

 

10_pinza

 

11_decorazione

Attenzione, consigli pratici!!

CONSIGLI PRATICI

Luce - Il vetro amplifica la luce, quindi il terrario non deve essere collocato alla luce diretta del sole. Funziona come l’acqua, che letteralmente brucia le foglie delle piante. Qualsiasi pianta decidiate di usare, dovete tenere conto che non riceverà mai la luce diretta, quindi è bene scegliere varietà che prediligono zone ombrose.
Temperatura - Evitare temperature eccessive e sbalzi improvvisi. Quindi collocare il terrarium nell’ambiente domestico, non sul balcone, nemmeno nel sottoscala.
Varietà - Mai inserire felci con succulente: hanno necessità diverse e si contenderebbero lo spazio.

 

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

Design Home Progetti

Come realizzare un kokedama

May 20, 2015
kokedama

 

Guarda il video del Kokedama su Youtube!

Clicca qui

 

“Kokedama” è un termine giapponese che significa “palla di muschio”: è una tecnica che prevede l’inserimento di una pianta all’interno di una palla di terriccio e argillaa sua volta ricoperta di muschio. Ma non solo: il Kokedama è un complemento d’arredo molto scenografico e facile da realizzare, una perla di verde che può essereappesa o sostituita ai tradizionali vasi.
Il Kokedama rappresenta inoltre un’utile soluzione per chi ha poco spazio in casa ma non vuole rinunciare a circondarsi di verde.
Il protagonista del Kokedama è il muschio, che si può trovare nei garden center o dal fioraio. Attenzione a raccoglierlo in giro, perché è vietato!

Avrete bisogno di:

  • Muschio
  • Terriccio per bonsai
  • Akadama (terriccio argilloso)
  • Forbici
  • Acqua
  • Spago
  • Una pianta

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

tutorial kokedama

Home News Progetti

Con Tetra, per muovere i primi passi nell’acquariologia

January 19, 2015
TETRA_2

Tetra, marchio del gruppo internazionale Spectrum Brands, presenta la soluzione ideale per chi vuole muovere i primi passi nel mondo dell’acquariologia: l’acquario Cascade Globe. Dal design moderno e dal giusto rapporto qualità/prezzo, la Cascade Globe si presenta come una boccia in vetro con capacità 6,8 litri, semplice da allestire e da mantenere grazie alle cartucce filtranti sostituibili. Ideale per eleganti Betta Splendes o pesci rossi, questa tipologia di acquario ha un sistema completo di filtraggio ed è caratterizzata da luci LED che permettono un risparmio energetico notevole creando un gioco di colori che rende la Cascade Globe un oggetto di design che si discosta dai classici acquari a forma squadrata creando una piacevole atmosfera all’interno della propria abitazione. Grazie alla Cascade Globe tutti possono facilmente mantenere un perfetto mondo acquatico nel proprio angolo domestico. Ci sono infatti pochi e semplici passi da seguire per garantire l’habitat ideale ai piccoli pesci. Basta sostituire la cartuccia filtrante Tetra ogni quattro settimane, alimentarli solo con mangimi di alta qualità per garantire una crescita sana e utilizzare un biocondizionatore appropriato per trattare l’acqua.

Home News

Parrot: il giardiniere ancora più smart

January 18, 2015
pot_parrot2

Il fenomeno dell’Internet of Things legato al mondo del verde prevede un forte consolidamento nel 2015, grazie al lancio di due nuovi device che faranno impazzire tutti gli appassionati di giardinaggio e tecnologia. All’edizione 2015 di CES di Las Vegas, l’azienda francese Parrot ha fatto parlare di sé, grazie anche ai sistemi integrati Pot e H2O.
Lo scorso anno Parrot aveva presentato Flower Power, il sensore che permette di monitorare lo stato di salute delle piante, grazie al monitoraggio dei paH2O_Parrotrametri fondamentali di vita del vegetale. Per il 2015 la società specializzata in droni presenta due dispositivi che aggiungono alla funzione di analisi dei valori della pianta, anche le funzioni di irrigazione automatica, con due modalità differenti.
Pot è un vaso con serbatoio da 2,2 litri che dosa l’acqua secondo i modi e i tempi adeguati alla specie vegetale. Quando l’acqua finisce, si attiva la modalità sopravvivenza, che mantiene il terreno umido in attesa che il giardiniere sbadato si ricordi di annaffiare. Il secondo, che si chiama H2O ha una funzione simile, l’irrigazione, ma si presenta sotto forma di beccuccio che trasforma le normali bottiglie di plastica in serbatoi smart. Entrambi i prodotti Parrot sono provvisti di sensori che monitorano i valori principali della pianta: umidità, quantità di fertilizzante, temperatura ed esposizione solare. I dati immagazzinati vengono poi trasferiti su smartphone e tablet tramite un’app dedicata e studiati dagli algoritmi di Parrot. Le notifiche dell’app consentiranno, quindi, di intervenire al momento giusto, quando la nostra pianta ha bisogno di acqua, quando riceve poco sole, etc.

 

 

Home Progetti

Le piante e la luce: le regole d’oro

May 28, 2014
calceolaria luce2

La luce è il secondo alimento della pianta, dopo l’acqua, e anche il secondo grande interrogativo dei giardinieri poco esperti. Come per le annaffiature, anche per l’illuminazione le piante differiscono tra loro per esigenze, ma esistono due regole di base che è bene seguire e da cui partire per imparare cose più difficili. A prescindere dalla specie, tutte le piante necessitano di molta luminosità. Il sole diretto in molti casi è la causa primaria della morte di una pianta. Partendo da queste due affermazioni, da tenere sempre a mente, vediamo nella pratica come “funziona” la luce sulle piante. Sotto potete vedere la differenza tra due piante che hanno preso luce diversa. Questi due esemplari di Calceolaria sono stati acquistati insieme, nello stesso posto, lo stesso giorno. Li ho annaffiati ugualmente. L’unica differenza è che uno l’ho messo sulla scrivania a lavoro, in prossimità di una finestra esposta a est, mentre l’altro l’ho lasciato a casa mia, un appartamento a piano terra che di giorno rimane totalmente al buio. Molto chiaramente potete vedere come hanno reagito le piante: quella al buio ha perso il colore delle foglie, che si sono man mano seccate. E’ inoltre cresciuta in altezza, ma non uniformemente, proprio perchè era alla ricerca della luce.

luce_piante

Le regole d’oro
Le piante da interno non devono essere esposte alla luce diretta del sole. Anche se hanno bisogno di molte ore di luce, fate attenzione a distanziarle dalla finestra quel tanto necessario.
Le foglie variegate, nei toni crema e verde, necessitano di più luce rispetto a quelle che hanno la foglia completamente verde.
Una buona esposizione alla luce favorisce la fioritura.
Piante come la Peperomia o l’Hedera, che tollerano ambienti poco luminosi, vanno comunque spostate in un luogo luminoso ogni due o tre settimane.
Anche l’arredamento della casa è importante: se la luce si riflette in un fondo bianco, permetterà a tutta la pianta di crescere in modo uniforme
La pianta necessita di quantità diverse di luce a seconda delle fase: nella fase di crescita richiedono una luce molto intensa per un maggior numero di ore rispetto al periodo di riposo.

Troppa luce
Quando le piante ricevono troppa luce, soprattutto a partire da metà primavera, le foglie iniziano a presentare delle vere e proprie bruciature. Prima compaiono macchie bianche; poi marroni e secche. L’eccesso di luce, anche se non diretto, causa danni ugualmente gravi quanto un’illuminazione inadeguata. E’ bene, quindi, verificare sempre, a partire dalle foglie, se la nostra pianta è nella posizione giusta, in ogni stagione.
Caratteristiche:

  • Scoloritura delle foglie
  • Inclinazione delle foglie in direzione opposta rispetto alla fonte di luce
  • Foglie nuove più piccole del normale
  • Aspetto avvizzito durante le ore più calde del giorno
  • Foglie tristi e senza vita
  • Foglie vecchie con bordi marroni e bruciati

Troppo buio
Imparare a capire se una pianta sta soffrendo per l’oscurità non è così difficile. Cresce molto in altezza, ma debolmente, perchè sta cercando la luce. Il colore inizia a scomparire, le foglie diventano giallognole.
Caratteristiche:

  • Foglie e steli allungati e privi di colore
  • Crescita eccessiva e disordinata
  • Foglie nuove più piccole, pallide e giallognole
  • Caduta delle foglie inferiori e delle nuove
  • Crescita nulla durante l’estate
  • Caduta dei boccioli, rapida morte dei fiori o addirittura assenza di fioritura.

 

 

Home Pianta della settimana

La rosa: impariamo a coltivarla

May 27, 2014
rosa33

Le prime testimonianze di coltivazione della rosa riportano ai sumeri, oltre 5.000 anni fa. Negli ultimi 300-400 anni l’interesse per questo fiore ha avuto una straordinaria accelerazione, soprattutto a partire dalla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento, quando il lavoro di ibridazione, nato per merito di olandesi e francesi nel XVI secolo, si è fatto quasi frenetico. Negli ultimi 150 anni sono state create più di 10.000 cultivar di rose e attualmente se ne coltivano circa 3.000 selezionate tra le più belle, le più profumate, le più adattabili.
Il confine tra rose antiche e moderne è sfumato. Potremmo indicare come data il 1867, anno della nascita del primo ibrido di Tea, ma in realtà più che sulla cronologia, la distinzione tra le due grandi classi è basata su caratteristiche quali portamento, rifiorenza, colore, robustezza e forma dei fiori.
Le rose sono tradizionalmente suddivise in classi o gruppi di varietà con caratteristiche comuni. Alcune classi sono antiche, mentre altre sono il risultato di attività di ibridazione dell’uomo. In generale, si considerano tre grandi gruppi di rose: Specie (rose selvatiche) e relativi ibridi, rose antiche e rose moderne.

  • Le rose selvatiche sono in genere grandi rampicanti o rose arbustive a fiore singolo e piatto, che fiorisce in tarda primavera o inizio estate, seguito da un abbondante produzione di bacche.
  • Le rose antiche sono caratterizzate dai forti profumi che le contraddistinguono rispetto agli ibridi moderni. Hanno una sola fioritura all’anno e questa avviene anticipatamente rispetto alle rose moderne. In autunno, le rose antiche assumono colori variegati sia nel fogliame sia nelle bacche. Sono generalmente piante resistenti e di dimensioni piuttosto grandi.
  • Le rose moderne sono le più numerose, quelle che si regalano in mazzi dai lunghi steli, riconoscibili per il classico bocciolo conico e turbinato, e per la loro rifiorenza. Ne esistono varietà a grande fiore, che portano singoli fiori vistosi, o varietà floribunde,  cioè ricche di grandi mazzi di fiori più piccoli e aperti.

Rose Tea Sempre nell’Ottocento e sempre discendenti da genitori cinesi, si affermarono in Europa rose di grande raffinatezza, dai fiori morbidi e delicati come la seta, caratterizzate da toni pastello e da un profumo dal forte aroma di thè. Probabilmente è per questo che vennero chiamate Tea. Oppure anche perché venivano trasportate sui vascelli delle Indie Orientali insieme ai carichi di thè. Sono rose molto delicate che temono il freddo, per cui si sono sviluppate maggiormente e ad oggi si trovano sono nelle zone temperate d’Europa.

Come scegliere?
La scelta della rosa giusta da mettere in giardino o in casa richiede alcune considerazioni e valutazioni, a causa dell’elevato numero di varietà e cultivar, diverse per forma, dimensioni, colore e fioritura. Con centinaia di tipi di rose a disposizione, la scelta è vasta. I fattori da tenere in considerazione sono molti:
- Le rose si sviluppano bene al sole, quindi scegliere una zona ben esposta dove coltivarle.
- Considerare lo spazio a disposizione: se è limitato, si possono scegliere varietà nane o in miniatura.
- Con spazi più ampi, si possono scegliere varietà a cespuglio, che creeranno una larga fascia di colore quando in fiore.
- Alcune varietà di rose a cespuglio sono l’ideale per creare siepi piene di colore, altre varietà rampicanti sono l’ideale per crescere su pergolati. Considerare le dimensioni adatte per lo spazio a disposizione nel giardino e il colore che si desidera ottenere.

IMG_9676

 

La cura della rosa
Temperatura – In genere le rose hanno una buona resistenza sia alle basse sia alle alte temperature. Sono in grado di affrontare i rigori dell’inverno con una adeguata pacciamatura al piede della pianta. Nel periodo di fioritura, i valori ideali sono compresi tra 12° e 25°. Se durante il periodo vegetativo le temperature si mantengono più basse, le rose produrranno i cosiddetti “rami ciechi”, ovvero privi di gemme a fiore. Se invece le temperature andranno oltre i 25°, i fiori probabilmente saranno più piccoli e pallidi. In presenza di estati torride, le rose potrebbero addirittura sospendere l’attività vegetativa, per cui sarebbe inutile, se non dannoso, insistere con irrigazioni, concimazioni e potature nel tentativo di stimolarle. La pacciamatura alla base serve, in estate, per evitare il surriscaldamento dell’apparato radicale, fattore che in molti casi provoca l’arresto della fioritura. Utilizzare corteccia, lapillo vulcanico o argilla, serve a trattenere l’umidità dell’apparato radicale, mantenendo fresca la base e impedendo alle erbe infestanti di crescere.
Esposizione – Le rose amano le posizioni soleggiate, addirittura alcune vogliono 6 ore di sole al giorno. Ovviamente le ore migliori sono quelle del mattino, più dolci e meno calde. Le rose tollerano anche l’ombra leggera, ma non totale: in questo casi, se sopravvivono, sviluppano molta vegetazione senza mai arrivare a fiorire.
Annaffiature – La quantità di acqua richiesta dalle rose è strettamente dipendente dalla stagione e dall’andamento termico e delle precipitazioni. In generale, le rose non necessitano di molta acqua, e le innaffiature possono mantenersi su frequenze bisettimanali. Quando fa molto caldo le innaffiature vanno incrementate fino a tre o quattro volte alla settimana, soprattutto se il terreno tende a drenare efficientemente. Come capita a molte piante, anche le rose non gradiscono acqua su foglie, fusti e fiori, perché si sviluppano molto facilmente le malattie fungine.
Aerazione – Importantissima è la buona ventilazione. Se decidete di mettere la vostra rosa in un angolo del giardino o del terrazzo protetto dal vento, dovete accertarvi che sia comunque dotato di una buona circolazione dell’aria. I ristagni di aria umida possono causare le malattie crittogamiche. Per lo stesso motivo, quando affianchiamo una rosa a un’altra, dobbiamo fare in modo che abbiano il loro spazio vitale, che equivale a circa 2/3 dell’altezza della pianta.
Terreno – Le rose prediligono terreni argillosi, ricchi di sostanze nutritive e ben drenati. Nessuna specie e varietà di rose, infatti, tollera i ristagni idrici, causa primaria di asfissia radicale e possibili marciumi. Nel caso il terreno non fosse sufficientemente drenato, è possibile migliorarne le caratteristiche utilizzando ghiaia, argilla espansa o sabbia per aumentarne la porosità. Il valore ottimale di pH è 6.5- 7, quindi le rose prediligono terreni leggermente acidi o neutri.
Per scoprire che tipo di terreno avete, basta munirsi di cartine al tornasole, apposite strisce di carta imbevute di un colorante vegetale che cambia colore a seconda del grado di acidità del substrato con cui viene a contatto.
Concimazione – La concimazione delle rose è indispensabile per supportare la crescita e la fioritura. La fertilizzazione dovrebbe basarsi su prodotti granulari a lento rilascio che forniscano azoto, fosforo, potassio e microelementi, da somministrare in seguito alla potatura invernale. Questa concimazione può essere ripetuta ogni 2-3 settimane a seconda della rosa, durante l’intera stagione vegetativa.

L’acquisto di rose in pack
Alcuni consigli per valutare le rose a radice nuda, vendute in pack di cartone:
1) assicuratevi che l’apparato radicale sia sano e ben sviluppato, con poche radici principali grosse e molte radici secondarie sottili: le prime servono per ancorare la pianta al suolo, mentre le seconde svolgono il compito di assorbimento dei nutrienti.
2) I rami, distribuiti in modo regolare e ben bilanciato, devono essere verdi, non raggrinziti né graffiati, né rotti o spezzati.
3) Le gemme devono essere dormienti, cioè non devono essere presenti germogli allungati e pallidi, che probabilmente moriranno subito dopo l’impianto.
4) Almeno due steli devono avere diametro superiore al mezzo centimetro
5) Le rose rampicanti devono avere due steli con una lunghezza superiore a 30 centimetri.

La potatura
Come per la maggior parte delle piante, esistono delle regole ben precise per potare. Il solo problema è che sono molto diverse le une dalle altre e la sfida consiste nel capire quali regole siano quelle giuste per quel particolare tipo di rosa e per la conformazione che si vuole ottenere.
Riguardo al rapporto potatura/fioritura vale la regola:
maggiore potatura = fiori più grandi
minore potatura = maggior numero di fiori ma più piccoli
L’intensità della potatura varia in funzione del tipo di rosa. La rosa “Floribunda” richiede solo potature leggere per fiorire; l’ibrido Tea, che produce fiori grandi, richiede invece potature vigorose per ottenere una fioritura vistosa.
POTATURA INVERNALE DELLE ROSE – In generale, tutte le rose vanno potate in tardo inverno, quando la caduta delle foglie è completata e non è ancora iniziata l’emissione dei nuovi germogli. Le piante giovani devono essere potate con grande attenzione e i tagli devono essere meno vigorosi, lasciando un numero sufficiente di steli e gemme necessario allo sviluppo della giovane pianta. In genere si lasciano 4-8 steli, un numero inferiore nelle piante più vigorose.  Evitate di tagliare le gemme più robuste, localizzate a metà stelo e, vicine alle foglie più lussureggianti. Per riuscire ad avere uno sviluppo corretto ed esteticamente gradevole, lasciate le gemme rivolte verso l’esterno della pianta. Di solito, queste gemme producono i fiori più grandi e appariscenti.  Ogni pianta ha rami vecchi e giovani, scegliere quelli che danno alla pianta la forma migliore e asportare i rimanenti, soprattutto i più vecchi. Sui rami più vecchi, lasciare sempre un germoglio laterale e accorciare quelli nuovi cresciuti in estate.
POTATURA ESTIVA DELLE ROSE – La potatura estiva delle rose consiste nel rimuovere i fiori appassiti dopo la prima fioritura. E’ necessario asportarli prima che si formino i frutti (cinorrodi), che indeboliscono la pianta e impediscono la formazione di una eventuale seconda fioritura stagionale. In base alla varietà, dopo una prima fioritura e una volta asportati i fiori appassiti, la pianta fiorirà nuovamente dopo circa 6-10 settimane. La potatura estiva, utile a far rifiorire la pianta, può essere ripetuta più volte, fino a circa sei settimane prima dell’arrivo dei primi geli invernali.

Sintomi di sofferenza
Quando le nostre rose sono carenti di qualche nutrimento, possiamo facilmente riconoscerlo dal manifestarsi di alcuni segni evidenti:
azoto – le foglie, piccole e ingiallite, talvolta con macchioline rosse, cadono con l’arrivo dell’autunno. La pianta cresce poco
fosforo – le foglie hanno una colorazione verde-bluastra opaca, con macchie rossastre sulla parte inferiore. I getti sono deboli
potassio – le foglie diventano rosso-brune lungo i bordi e in corrispondenza delle nervature. I fiori sono piccoli.
ferro – se la carenza è grave, si ha la morte del tessuto fogliare, se è lieve le foglie si scolorano, ingiallendo. Può essere causata da un eccesso di calcare nel terreno.
magnesio – le foglie adulte ingialliscono in corrispondenza delle nervature, quindi diventano scure e cadono. I nuovi getti stentano a spuntare.
Rame – il colore delle foglie schiarisce e gli apici seccano, Può essere causata da un eccesso di fosforo.

rosa

Home Progetti

Orto sul balcone: la guida completa

April 29, 2014
lamponi

Da dove nasce la moda di coltivare il proprio orto?
Nel 2009 Michelle Obama ha deciso di dedicare una parte del giardino della Casa Bianca alla coltivazione di frutta e ortaggi. Dopo qualche mese, la Regina d’Inghilterra ha seguito l’esempio della First Lady, togliendo ai fiori uno spazio importante dei giardini di Buckingham Palace. Grazie all’esempio di queste due donne famosissime, icone di eleganza e stile, l’orto è diventato una moda in continua crescita nelle metropoli. A Londra, per esempio, il 30% delle case nuove prevede uno spazio esterno da dedicare, appunto, alla coltivazione. Negli Stati Uniti, addirittura, i progetti vengono supportati da incentivi fiscali: per questo motivo, rispetto allo scorso anno, gli orti sui tetti sono aumentati del 35% , arrivando a una superficie totale stimata tra i 557 mila e i 929 mila metri quadrati.
L’antichissima arte dell’orto, sviluppatasi nelle campagne fino al dopoguerra, è stata portata alla ribalta da personaggi famosi che, un po’ per gioco un po’ per sfizio, hanno deciso di intraprendere l’eccitante percorso dell’orticoltura urbana.

Al giorno d’oggi, coltivare un orto è indubbiamente di moda: in campagna l’orto continua a essere un elemento della vita quotidiana, magari più per passione che per reale necessità. Nelle aree urbane, invece, è grazie all’orto che si recupera il contatto con la natura e si ricomincia a sentire la scansione stagionale, totalmente assente a causa dei sistemi di climatizzazione. L’orto, quindi, fino a qualche anno fa relegato a luoghi marginali della città, come per esempio la ferrovia e le aree dismesse, oggi è rivalutato e considerato una valida alternativa alla coltivazione intensiva.
Ma coltivare l’orto è soprattutto vantaggioso. E importante, perchè:
1) fornisce frutta e verdura a km 0, controllata, sana e saporita
2) riduce l’inquinamento atmosferico e acustico, creando una schermatura contro le polveri sottili e contro i rumori della strada
3) rinfresca l’aria di città: le zone edificate trattengono il calore, alzando la temperatura fino a 3 gradi rispetto le zone di periferia. Coltivare sui tetti e sui balconi isola gli edifici dal calore del sole di un 20% circa. Nei paesi freddi, piantare sui tetti sortisce l’effetto opposto, contenendo la perdita di calore e abbattendo così le spese di riscaldamento.
4) riduce la pressione sulle fognature: ogni volta che piove in città, l’acqua precipita nelle fognature dove si mescola al liquame prima di venire elaborata. Questo sistema funzionava bene finchè le superfici edificate non erano così ampie. Oggi, a causa della quantità enorme di superfici adibite a parcheggi, edifici e strade, l’acqua finisce tutta nelle fognature e non viene più assorbita dal terreno. Coltivare piante e fiori su tetti e balconi crea uno step intermedio di assorbimento dell’acqua o comunque ritarda, rallenta e distribuisce meglio la caduta dell’acqua.
5) è un’attività a basso costo in cui si può coinvolgere tutta la famiglia, anche i bambini che, grazie alla coltivazione, imparano con pazienza e responsabilità a prendersi cura delle piante.

Le regole
Prima di approcciare alla coltivazione urbana, dobbiamo partire da un principio: in linea generale, mentre in giardino possiamo essere più flessibili, nell’orto è necessario seguire regole precise. Inoltre, mentre esistono varie piante ornamentali che vivono bene in posizione di ombra e mezz’ombra (per esempio, le acidofile), nell’orto tutte le colture necessitano di molto sole e luminosità.
L’orto richiede un impegno costante, sia per quanto riguarda le annaffiature, sia per il controllo e l’ispezione delle piantine, per scovare le prime avvisaglie di malattie e parassiti.

Nello sviluppo dell’orto dobbiamo partire da tre fattori principali, che ci aiuteranno nella riuscita del nostro progetto:
1. Esposizione
2. Spazio
3. Scelta delle piante

L’esposizione
Tutte le piantine da orto necessitano di alcune ore di luce, quindi dobbiamo sapere con certezza l’orientamento del nostro balcone o terrazzo.
L’ESPOSIZIONE A SUD è luminosissima, ma durante l’estate può essere pericolosa perchè le piantine sono colpite per troppe ore dai raggi del sole più forte. É necessario, quindi, creare una schermatura, per esempio una tenda dai colori chiari.
Le esposizioni migliori sono EST, SUD-EST, OVEST, SUD-OVEST: ricevono i raggi solari della mattina (più freschi) o del pomeriggio, ma mai quelli caldissimi di mezzogiorno.
Un balcone con ESPOSIZIONE A NORD rimane all’ombra lungo tutta la giornata: per questo non è il luogo ideale dove coltivare i nostri ortaggi.

Chi ama il sole?
Abbronzatissimi
Melanzane, pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine. Le erbe aromatiche amano il sole, che influisce positivamente sull’aroma.
Protezione 30
Spinaci, lattughe, sedano, ravanelli, carote, barbabietole. Erba cipollina, menta e alloro tra le erbe aromatiche.
Ombra? Sì grazie!
Prezzemolo, cerfoglio, crescione.

I piani alti, anche se godono di un luminosità maggiore, possono presentare un problema: il vento.
Per vivere bene, le piantine da orto necessitano di essere riparate dalle folate d’aria, che possono spezzare gli steli o sradicare le piante. Inoltre il vento può far appassire le foglie, perchè le sottopone a un’evaporazione così’ intensa che la quantità di acqua eliminata è superiore a quella che può essere riassorbita dalle radici.
Ci sono due modi per venire a patti con il vento. Il primo è creare una schermatura, utilizzando canne di bambù o altri materiali legnosi e resistenti. Se abbiamo spazio, possiamo realizzare un paravento con le piante rampicanti (edera) o con delle siepi (bosso, bambù o pittosporo).

Quando scegliamo di costruire una schermatura, l’importante è mantenere ben arieggiato lo spazio. Generalmente l’orto non si costruisce nelle verande proprio perchè sono luoghi troppo chiusi dove non circola l’aria. La mancanza di una buona circolazione favorisce l’insorgere di malattie crittogamiche ed è il terreno ideale per i parassiti.

L’altro modo con cui possiamo “combattere” il vento è coltivare specie commestibili che lo tollerino. Rosmarino e alloro tra le erbe aromatiche, insalata e fragole, ulivo, carote, patate e fagiolini nani.

Lo spazio
Ottimizzare significa gestire al meglio lo spazio a disposizione, facendo in modo che le nostre piante siano comunque nella giusta posizione.

  • Mettere insieme le colture “amiche”, eliminando vasi di troppo.
  • Sistemare le piante più grandi su ripiani più alti e quelle più piccole sui più bassi, per fare in modo che non si tolgano la luce l’un l’altro. Avremo, quindi, pomodori, melanzane e peperoni sopra, e insalate e fagiolini sotto.
  • Per guadagnare spazio è utile scegliere le varietà rampicanti, invece che a cespuglio. Nel caso di zucchine e fagiolini, per esempio, potrete acquistare dei sostegni in modo che le vostro colture si dispongano sulla parete secondo il vostro gusto.

Lo spazio a disposizione è pressoché infinito, basta avere un minimo di inventiva e fantasia. Non pensate solo in orizzontale! I cesti appesi sono perfetti per fragole, insalata e pomodori; gli archi o i pergolati sono belli da vedere, creano una piacevole ombra e sono l’ideale per la crescita di rampicanti come kiwi, viti, fagiolini.

Quali vasi scegliere?
In generale, più è grande il contenitore, minore manutenzione ci richiederà. Nella scelta dei vasi dobbiamo tenere conto di due fattori:

  1. Se il vaso è piccolo la terra si asciuga molto velocemente. Sarà necessario, quindi, aumentare annaffiature e concimazioni.Di contro, i vasi grandi sono pesanti e difficili da spostare.
  2. Le cassette rettangolari offrono una gestione dello spazio più utile, ma sono esteticamente meno scenografiche dei vasi tondi di grandi dimensioni.
  3. I vasi tondi rendono gli angoli del terrazzo praticamente inutilizzabili.

Il materiale
Vasi in plastica
– solidi, economici e leggeri. Sono impermeabili, quindi trattengono l’umidità. Meglio se di colore chiaro, così d’estate non si surriscaldano troppo. Non sono molto resistenti al vento.
Vasi in terracotta – resistenti al caldo e al gelo. Pesanti, quindi più stabili. Grazie alla loro porosità, lasciano respirare terra e radici. L’acqua evapora più velocemente, quindi è necessario aumentare la frequenza delle innaffiature. I vasi nuovi vanno inumiditi prima dell’uso, tenendoli a bagno per circa mezz’ora. Rimangono, comunque, molto fragili, perché possono incrinarsi al minimo urto.
Strutture in legno – garantiscono ottima circolazione di aria e acqua e non trattengono il calore. La terra riesce a mantenere il giusto grado in umidità e freschezza anche in estate. I contenitori in legno sono bellissimi da vedere, però si deteriorano con facilità. Per evitare che si rovinino, potete utilizzarli come contenitori esterni, a cui aggiungerete una vasca interna in plastica. In questo modo, però andrete a perdere la porosità del legno.
Materiali di recupero – cesti di vimini, barattoli di latta e cassette di frutta, tasche possono essere personalizzati e usati come vasi.
E’ bene non mescolare troppi materiali diversi, per non creare troppo caos visivo nello spazio.

A prescindere dal vaso, seguite alcune semplici quanto importanti regole:

  1. Tutti i contenitori devono avere più fori alla base, per garantire un buon drenaggio dell’acqua ed evitare ristagni idrici, primaria causa del marciume radicale.
  2. Mettere il sottovaso, da svuotare se la pianta non assorbe più acqua.
  3. Nel caso di cassette di legno o vasi grandi, creare uno spazio tra il contenitore e il pavimento.

La misura corretta
Sebbene ogni pianta necessiti di un suo spazio definito, a seconda della grandezza della stessa, ricordatevi di non scegliere mai vasi che in larghezza, lunghezza e profondità siano inferiori ai 25 cm. Per le piante che radicano in profondità, come pomodori, cetrioli, melanzane e zucchine, scegliamo contenitori di almeno 35 cm. Se decidiamo di fare un mix di colture, opteremo per le vasche da 80 cm. Per gli alberi da frutto, scegliete vasi con una profondità di oltre 45 cm.
Piccolo o grande?Non sempre i vasi grandi sono migliori: lo spazio lasciato libero dalle radici potrebbe accumulare umidità e favorire muffe e parassiti. Viceversa, in un vaso piccolo, c’è una quantità insufficiente di terriccio.

I vasi da frutteto
I contenitori adatti agli alberi da frutto hanno dimensioni medio-grandi, con altezza e larghezza comprese tra 50 e 100 cm. I vasi, anche per le piante da frutto, devono essere muniti di fori di scolo, che potete praticare voi con un trapano oppure con un chiodo (se si tratta di vasi in plastica). Il fondo del contenitore dovrebbe essere protetto con una rete a maglie medie, sulla quale distribuirete uno strato di argilla espansa. Questo accorgimento eviterà all’acqua che cola di trascinare con sé parte del terriccio del vaso.

La scelta delle piante
Per ottimizzare lo spazio è utile unire più colture in un unico vaso, soprattutto se si sviluppano con ritmi diversi. Se decidiamo di accostare gli ortaggi è utile sapere che ogni ortaggio appartiene a una famiglia botanica, che ne determina le caratteristiche.
Le famiglie botaniche
Apiacee: carota, finocchio, prezzemolo, sedano, cumino, anice, coriandolo
Asteracee: cicoria, lattuga, indivia, carciofo, assenzio, camomilla, tarassaco, cardo
Brassicacee: cavoli, rapa, ravanello, cavolfiore
Chenopodiacee: barbabietola rossa, bietole, erbette, spinaci
Cucurbitacee: cetriolo, zucca, zucchine, melone, cocomero
Leguminose: fagiolo, fagiolino, fava, pisello
Liliacee: aglio, cipolla, porro, erba cipollina, scalogno
Rosacee: fragola, ciliegio, lampone, pero, melo, pruno
Solanacee: melanzana, pomodoro, peperone, patata, alchechengi, tabacco
Labiate: basilico, salvia, rosmarino, origano, lavanda, nasturzio, melissa, timo

Tra gli ortaggi che appartengono alla stessa famiglia c’è “antipatia”, una sorta di incompatibilità. É buona norma non consociare mai ortaggi della stessa famiglia, per due motivi principali. Primo perchè, avendo esigenze nutritive simili, si rubano gli elementi l’un l’altro. In secondo luogo, perchè, sfruttando il terreno allo stesso modo, attirano gli stessi parassiti e vengono contagiati più facilmente. Cetrioli, zucche, zucchine e meloni, che fanno parte della famiglia delle Cucurbitacee non vanno mai consociati. Allo stesso modo, mai coltivare nello stesso vaso melanzane, peperoni, pomodori e patate (famiglia delle Solanacee).

Alcuni abbinamenti tra colture
Per guadagnare spazio, possiamo pensare di combinare le nostre colture preferite in un unico vaso, calcolando il tempo che ci metteranno per giungere a maturazione e, sostituendo via via, alcuni ortaggi con altri. Consideriamo di utilizzare una cassetta con lunghezza di almeno 120 cm e vediamo alcuni esempi:
Cavoli – pomodoro – lattuga – prezzemolo – radicchio
posizionare 4 cavoli agli angoli della cassetta e due a metà del lato lungo. Tra i cavoli sistemiamo la lattuga, che giungerà a maturazione prima che i cavoli occupino tutto lo spazio. Una volta raccolta l’insalata al centro, con le temperature più alte, metteremo al suo posto i pomodori. Mentre ai lati più corti semineremo o metteremo a dimora il prezzemolo. Una volta giunti a maturazione i cavoli, si pianterà al loro posto il radicchio rosso, che durerà fino all’inverno.
Cetrioli – basilico – fagioli – santoreggia – insalata
seminare i fagioli nani con esposizione a sud, alternandoli con la santoreggia. Posizionare alle loro spalle i cetrioli, a una distanza di 30 cm. Sul lato corto della cassetta posizionare il basilico. A settembre, terminata la raccolta di fagioli e cetrioli, piantate insalate tipicamente invernali, come cicoria, indivia e radicchio.
Piselli – ravanelli – lattuga – finocchi – cavoli

seminare i piselli verso nord e i ravanelli, piantare le lattughe. Dopo aver raccolto ravanelli e lattughe, piantate i cavoli di Bruxelles o altre brassicacee. A luglio, al posto dei piselli, piantate finocchi alternati a lattughe.

L’unione fa la forza
Un buon modo di limitare gli attacchi dei parassiti alle colture è associare alle piante più deboli quelle che invece hanno un effetto repellente sugli stessi parassiti. Spesso hanno questo ruolo le erbe aromatiche, le cui essenze odorose che emanano risultano sgradite ai nemici delle piante.

Alcune piante “amiche”

Patata+rafano+canapa – la consociazione tiene lontana la dorifora
Fagioli+santoreggia – tiene lontani gli afidi dai legumi
Cetrioli+basilico – protegge dalle malattie crittogamiche
Lattuga+nasturzio+cerfoglio – maggiore protezione contro le lumache
Pomodoro+carota – si proteggono a vicenda: l’odore del pomodoro tiene lontana la mosca, mentre la radice della carota arieggia il terreno come serve al pomodoro
Carota+aneto – maggiore sviluppo dell’ortaggio
Brassicaceee+pomodori+sedani – protezione contro i bruchi di cavolaia. L’aroma tiene lontana questa farfalla che, a metà estate depone le uova nella parte inferiore delle foglie dei cavoli.

Mai rinunciare ai fiori!
Anche se stiamo costruendo un orto, non per questo dobbiamo rinunciare alla bellezza delle fioriture! Anzi, inserire degli angoli fioriti non può far altro che abbellire il nostro orto. Le uniche regole da seguire sono:

  • scegliere piante annuali, che avranno radici contenute e quindi non disturberanno le piante da orto.
  • Scegliere piante con esigenze colturali simili a quelle degli ortaggi.

L’accoppiamento più diffuso è pomodori+nasturzi: il nasturzio è una pianta facilissima da gestire, che tiene lontani gli afidi.

I fiori da orto

Calendula – pianta rustica facile da coltivare, alta dai 40 ai 60 cm. Ha foglie profumate e fiori a margherita. Fiorisce fino ad ottobre. I fiori della calendula sono commestibili, quindi possono essere utilizzati per colorare e insaporire le minestre.

Cosmea – alta fino a 120 cm, ha foglie di un bellissimo verde chiaro. Gli steli sottili sostengono fiori solitari, di vari colori, dal bianco al cremisi.

Iberis – pianta a portamento ricadente, si colora fino a settembre di corolle profumate, di colori vari. Esiste anche nella varietà bicolore.

Pisello odoroso – pianta facile da coltivare, a partire dal seme. Ha portamento ricadente o può essere utilizzata come rampicante con l’uso di tutori. Buonissimo il profumo dei fiori.

Lobelia – pianta di rapida crescita, con portamento strisciante o ricadente. I fiori sono piccolissimi.

Nasturzio – facile da coltivare, dalla semina. Ha foglie molto grandi, rotonde. Tiene lontane le lumache.

Tagete – insieme alla calendula è un ottimo inibitore delle malattie del terreno. In una composizione può essere accoppiato con il rosso del peperoncino.

Zinnia – alta circa 35 cm, è in fiore da giugno ad ottobre. È facile riprodurla per seme.

Il terriccio
Dal momento che ortaggi e frutta coltivati in vaso hanno a disposizione un volume di terra minimo, dovremo fare in modo che la sua composizione sia perfetta e contenga tutti gli elementi nutritivi di cui le piante hanno bisogno.
Il terreno perfetto ha le seguenti caratteristiche:
- ricco di elementi nutritivi
- non troppo sciolto né troppo compatto
capace di trattenere l’acqua nella giusta misura
- soffice e con buona aereazione
Il cosiddetto “terriccio universale” ha tutte queste caratteristiche, quindi va bene per la coltivazione degli ortaggi.
Se invece volete dedicare una parte di giardino all’orto, è necessario valutare che tipo di terreno avete a disposizione e, nel caso, correggerlo. La terra può essere acida, neutra o calcarea: questo valore viene comunemente indicato con il pH. Per scoprire che tipo di terreno avete, basta munirsi di cartine al tornasole, apposite strisce di carta imbevute di un colorante vegetale che cambia colore a seconda del grado di acidità del substrato con cui viene a contatto.
Gli ortaggi, come la maggior parte delle piante ornamentali, preferiscono terreni neutri, cioè con ph tra 6,5 e 7. Quando il valore si discosta parecchio dobbiamo utilizzare l’ammendante, ovvero alcune sostanze naturali che, incorporate nella terra, ne modificano il pH.

È necessario intervenire soprattutto nel caso di pH basso, che sta ad indicare un terreno acido, adatto alla coltivazione delle cosiddette “acidofile”, di piccoli frutti, di ciliegio, susino e pero. Per ammendare i terreni acidi a favore degli ortaggi si procede con la calcinazione, facendo ricorso principalmente al granitello di calce oppure alla calce agricola.

Come riconoscere e correggere il terreno
- troppo argilloso: compatta, appiccicosa e fredda. Si apre durante la manipolazione
- troppo sabbioso: non si compatta e non prende forma. Trattiene poco l’umidità sufficiente al fabbisogno delle radici degli ortaggi.
- medio-impasto: è la terra corretta, si riconosce dall’odore di humus.

Come rigenerare il terriccio
Ogni due o tre anni è necessario cambiare completamente la terra dei vasi. Se però si tratta di terra sana che non ospita parassiti, possiamo “rigenerarla” e utilizzarla nuovamente. Procediamo così: pulire da radici e avanzi delle vecchie coltivazioni, mescolare con composto maturo e aggiungere concime completo. Lasciare riposare qualche mese, mescolando e bagnando ogni due settimane.

Il concime
Le piantine da orto, se vogliamo ancora di più delle piante ornamentali, hanno bisogno di nutrimento. Se nella terra piena il reintegro degli elementi è garantito dalla decomposizione animale e vegetale, nei vasi sul terrazzo dobbiamo provvedere noi stessi a nutrire il terreno. Sono, quindi, necessarie adeguate e frequenti concimazioni, soprattutto di azoto, anche perchè le annaffiature lavano via il nutrimento più velocemente. Azoto, fosforo e potassio sono gli elementi più importanti, che le piante devono assorbire dalle radici. Ma ci sono anche i microelementi: calcio, magnesio, zolfo, ferro, zinco, rame, manganese. Ogni elemento ha la sua funzione:
Azoto: favorisce la crescita degli steli e delle foglie. Quando la pianta è carente di azoto le parti verdi ingialliscono. Inoltre la pianta non riesce più ad assimilare potassio e fosforo, anche se il terreno ne è ricco.
Fosforo: irrobustisce la pianta e favorisce la formazione e lo sviluppo dei fiori e dei frutti. La sua carenza si manifesta con la caduta prematura delle foglie e con la comparsa di macchie rosse su quelle rimaste.
Potassio: stimola lo sviluppo di radici e tuberi. La carenza da potassio fa cadere le foglie apicali, accartoccia le altre e fa cadere i frutti prima della maturazione.

Non tutti gli ortaggi hanno le stesse esigenze nutritive: barbabietole e zucchine vogliono concimazioni abbastanza consistenti, mentre i ravanelli si accontentano di un apporto minimo. Il sedano, i cavoli, gli spinaci e le insalate necessitano di azoto, mentre le leguminose ne consumano pochissimo, ma in compenso assumono molto fosforo.
Le piante aromatiche vanno concimate con cautela: eccedere con il concime potrebbe limitare il loro sviluppo e ridurne il profumo. Di solito si somministra un quarto delle dosi utilizzate per le altre piante.

Tipi di consumatori

Forti consumatori – pomodori, cetrioli, cavoli, zucchine, zucche
medi consumatori – carote, insalate, finocchi, sedano, fagioli, piselli
deboli consumatori – ravanelli, erbe aromatiche

La rotazione delle colture
Il principio della rotazione delle colture è che ogni anno, con un ciclo di 4 anni, di cambia posto agli ortaggi perché non sottraggano al terreno sempre gli stessi elementi nutritivi, impoverendolo. Cambiare posto serve anche ad evitare che i parassiti e le malattie specifiche di una certa coltura si stabiliscano definitivamente in una porzione del terreno. Per non stancare troppo il terreno, una parte delle 4 viene lasciata libera a rotazione. Si può lasciare pulita e ricoperta con un telo in modo che non crescano erbacce oppure si semina il cosiddetto sovescio, ovvero piante che andranno sfalciate e, lasciate appassire e incorporate alla terra. Si tratta di una concimazione vegetale adatta a ristrutturare terreni la cui tessitura è divenuta troppo fine e compatta, favorendo così il passaggio dell’ossigeno atmosferico tra le zolle a beneficio delle radici.
Mentre un settore sarà a riposo, gli altri ospiteranno ortaggi con diverse esigenze di nutrizione. Il primo anno dopo il riposo, si coltiverà i forti consumatori di sostanze, ovvero tutti quelli di cui si consuma il frutto.
In un altro settore collocheremo i medi consumatori, ovvero gli ortaggi da radice, da bulbo e da tubero.
Nell’ultimo settore, quello che l’anno successivo andrà a riposo, metteremo gli ortaggi di poche pretese.
Nelle stesse porzioni di terreno, quindi, nell’arco di tre anni passeranno gli ortaggi di tutte le tipologie, prima quelli più esigenti poi via via i meno esigenti, fino all’anno del riposo.

La semina
Semi o piantine?

La semina è un esperimento gratificante quanto faticoso. Valutate bene quanto tempo riuscite a dedicare al vostro orto e decidete di conseguenza se acquistare piantine già pronte oppure intraprendere il sentiero tortuoso (ma entusiasmante) della semina.
Esistono in commercio molti sementi, alcuni non disponibili in piantine: da un lato potremmo quindi avere un’offerta più ampia. Ma dall’altro dobbiamo fare i conti con alcuni ortaggi, che non sopportano il trapianto.

Tempi di germinazione
Temperatura, tipo di terreno e umidità sono fattori che possono allungare i tempi di germinazione. Ovviamente anche la condizione del seme è un fattore determinante: i semi conservati correttamente, infatti, germinano più velocemente.

Ravanelli: 3-5 giorni
Indivia riccia, lattuga romana, lattughino da taglio: 4-5 giorni
Meloni: 5-6 giorni
Fagioli, fagiolini: 5-10 giorni
Cavoli, cicoria da taglio, cicoria invernale, rucola, scarola: 6 giorni
Cetrioli, melanzana, zucchina, spinaci, basilico: 7 giorni
Cavolini di Bruxelles: 7-11 giorni
Pomodori: 7-14 giorni
Peperoni, peperoncini: 8-10 giorni
Barbabietole rosse: 10 giorni
Carote: 10-20 giorni
Pisello: 10-20 giorni
Salvia, menta, rosmarino: 14-21 giorni
Sedano: 21 giorni
Melissa: 45-60 giorni

In commercio esistono molti tipi di semenzai. Il più comodo è sicuramente quello a cellette (o nidi) in materiale biodegradabile: ci consente, una volta germogliato il seme, di collocare la piantina nel terreno o in un vaso più grande, senza dover far vivere all’ortaggio il trauma del trapianto. Queste strutture sono anche provviste di una copertura trasparente in plexiglass, utile per far passare la luce che, anche per i semi germogliati, è un fattore determinante.
I semenzai vanno riempiti con terriccio da semina, fino a un cm dal bordo. Se i nidi non sono forati, si può bucare la base con uno stuzzicadenti. Quando vedrete le piccole radici uscire dal basso e la vostra mini piantina avrà almeno 2 coppie di foglie, allora sarà il momento di trapiantare in un contenitore più grande.

La regola fondamentale per la buona riuscita di un progetto di semina è mantenere il terreno umido.
Soprattutto nei primi tempi, quando non vedete nulla sbucare dal terreno, è facile cadere nel tranello del seme che non germoglia. Nonostante questo la terra deve rimanere sempre umida: vanno benissimo le vaporizzazioni giornaliere; invece va meno bene annaffiare con bicchieri, bottiglie etc perché la caduta “violenta” dell’acqua rischia di muovere e spostare i semi.

Le annaffiature
Non esiste una regola assoluta sulle annaffiature. Bisogna però sapere che le piante muoiono più spesso per troppa acqua che per poca. Ogni pianta ha una sua necessità idrica a cui vanno a sommarsi altri fattori, come le condizioni atmosferiche, la stagione, il tipo di vaso e la posizione.
Più il vaso è piccolo, più la terra si asciuga in fretta; ricordate, inoltre, che i vasi in terracotta richiedono annaffiature più frequenti di quelli in plastica.
Quando c’è molta umidità, la traspirazione delle foglie diminuisce… Si riduce, quindi, la necessità di acqua.

Quando annaffiare?

La mattina nei mesi freddi , per evitare i ristagni

La sera nei mesi caldi, per evitare che evapori prima di essere assorbita

Non bagnate mai le foglie di piante come zucchine e pomodori. Le foglie non vogliono l’acqua, che favorisce l’insorgere di malattie crittogamiche.

Se vedete che la terra è molto asciutta, si sono formate delle crepe nel terreno e l’acqua scivola via senza essere assorbita, allora aumentate il numero delle annaffiature, diminuite la quantità e annaffiate più lentamente.

La raccolta degli ortaggi

  • Ortaggi da bulbo e da radice: smuovere il terreno prima di raccogliere aglio, scalogno, carota, barbabietola e ravanelli
  • Ortaggi da foglia: prima che vadano a seme, raccogliere quelli che non ricacciano (lattuga, spinaci, sedano); erbette,, cicoria e lattuga da taglio vanno tagliate con il coltello appena sopra il colletto dopo ogni ricaccio.
  • Erbe aromatiche: tagliare il prezzemolo con il coltello, a due cm dal colletto. Il basilico va tagliato il più possibile. Salvia, rosmarino, timo vanno tagliati all’esterno con le forbici.

Ortaggi da frutto

I meloni si staccano con le mani

I cetrioli vanno tagliati con le forbici, quando iniziano a perdere gli aculei

Le zucchine vanno staccate con la mano, con una leggera torsione

I pomodori a grappolo vanno tagliati con le forbici. Le altre varietà con le mani.

I peperoni vanno raccolti con le forbici, non prima che si siano colorati.

Piselli, fagioli e fagiolini vanno staccati con le mani, in modo da non rompere i rampicanti.

Avversità e malattie
Le piantine da orto possono essere attaccate da parassiti, contrarre malattie oppure soffrire le condizioni climatiche. Si tratta di piante delicate che, in stato di sofferenza, potrebbero morire o comunque smettere di dare frutti.

Il freddo – Il periodo invernale è a volte impegnativo da superare per piante come aromatiche e rosmarino: è necessario, quindi, adottare delle strategie per preservare le piante, a seconda della parte più vulnerabile, le radici oppure la chioma.

I parassiti
Quando trattiamo le nostre piante nel modo sbagliato, favoriamo l’insorgere di malattie oppure l’attacco di parassiti. Un’esposizione sbagliata, piantagioni troppo ravvicinate o anche poca circolazione dell’aria sono molto deleterie per le nostre colture. Alcune malattie possono essere anche provocate da innaffiature sbagliate, dal ristagno dell’acqua o da una concimazione eccessiva. È necessario imparare a leggere i segnali che ci stanno dando le nostre piante, per operare di conseguenza: talvolta confondiamo le cattive abitudini con delle malattie. É il caso, per esempio, delle macchie presenti sulle foglie. Spesso non si tratta di parassiti ma sono dovute a innaffiature in pieno sole: le gocce d’acqua sulle foglie fanno da lente, bruciando letteralmente la superficie della foglia.
Un controllo quotidiano e attento è l’unico modo per scoprire i sintomi di una malattia o la presenza di parassiti, e quindi procedere alla cura. In commercio esistono molti prodotti utili per curare le malattie, nel caso però dei parassiti è sempre consigliabile operare “a mano”, togliendo gli insetti dalla pianta. Qualora il danno fosse grave, è consigliabile eliminare l’ortaggio per evitare che contagi quelli vicini. Ci sono malattie, come il mal bianco, che si trasmettono molto velocemente.

Parassiti animali

Afidi: sono i pidocchi delle piante, di colore verde acceso o nero. Si concentrano sui germogli e succhiano la linfa. In cambio, lasciano una melata dolce e vischiosa che ottura i pori delle foglie, ostacolando la respirazione. La melata attira le formiche, che di questa sostanza sono ghiotte. Per prima cosa eliminate entrambi i parassiti. Di seguito lavate la pianta e agire con un prodotto specifico. Gli afidi colpiscono tutti gli ortaggi, ma prediligono cavoli, cicoria, fragole, lattuga, melanzane, meloni, pomodori, piselli.

Cocciniglie: aderiscono alla parte inferiore della foglia, oppure al fusto. Sono molto resistenti, perchè provvisti si uno scudo sul dorso. Le cocciniglie vanno tolte con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol denaturalizzato. Se l’attacco è massiccio, è necessario rimuovere la pianta, per evitare che i parassiti infestino anche gli altri ortaggi.

Cavolaia: farfalla diurna con ali bianche punteggiate di nero, pericolosissima allo stato larvale, quando è un bruco verde che mangia le foglie di cavolo. Quando l’attacco è massiccio, vengono divorati anche fusti e radici. Si eliminano manualmente le larve nella parte inferiore delle foglie.

Dorifora: è un coleottero tondo con linee gialle ghiotto di foglie. Molto pericoloso per pomodori e melanzane, si elimina manualmente, da larva a stato adulto.

Ragnetto rosso: è un insetto piccolissimo, che varia di colore dal giallo al verde fino al rosso. Ama i luoghi caldi e danneggia cetrioli, fagioli, piselli, fragole, melanzane, pomodori, meloni e peperoni. Si riconosce dalle macchie sulla parte superiore delle foglie, mentre nella parte inferiore compaiono le ragnatele. Fa morire le piante, quindi bisogna intervenire tempestivamente. Visto che questo insetto ama il caldo, bisogna procedere con un’abbondante annaffiatura.

Parassiti vegetali

I parassiti vegetali sono funghi microscopici che attaccano le piante provocando malattie crittogamiche. È necessario prevenirle, in quanto la cura è molto complessa.

Ruggine: si manifesta con pustole nella parte inferiore delle foglie, mentre sulla parte superiore compaiono macchie gialle che tendono a ingrandirsi. La foglia si secca e cade.

Muffa grigia: si manifesta in ambienti dove non c’è una buona circolazione dell’aria. Attacca soprattutto insalate, fragole, melanzane. La muffa grigia colpisce le foglie più tenere con macchie brune, che si coprono di una muffa simile a polvere grigia. Si diffonde velocemente, è necessario eliminare tutte le parti colpite.

Peronospora: colpisce la vite e molti altri ortaggi, come cetrioli, meloni, sedano, pomodori. Si manifesta con piccole macchie giallo-marrone, con contorni più chiari. Sul fusto compaiono macchie di marciume.

Mal bianco (oidio): si diffonde in primavera, quando ci sono forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Si manifesta con la comparsa di una patina bianca sulle foglie, sugli steli e sui frutti. Colpisce zucchine, cetrioli, pomodori, piselli, melanzane e meloni.

Home Progetti

Le consociazioni tra ortaggi

April 22, 2014
vegetables

Aprile è il mese per eccellenza dedicato all’orto. O meglio, dedicato agli acquisti e alla progettazione del nostro spazio dedicato agli ortaggi. La coltivazione a km 0 è un’attività decisamente entusiasmante che, se fatta nel modo sbagliato, potrebbe farci cadere nella convinzione di non essere in grado. Sbagliato. Il punto è che con l’orto non si scherza! Ci sono molte cose da sapere sul tema prima di acquistare le piante e, soprattutto, prima di sistemarle in giardino e sul terrazzo. Ecco, allora, alcune semplici regole da seguire:

  • Parenti serpenti

Ogni ortaggio appartiene a una famiglia botanica. É buona norma non consociare mai ortaggi della stessa famiglia, per due motivi principali. Primo perchè, avendo esigenze nutritive simili, si rubano gli elementi nutritivi l’un l’altro. In secondo luogo, perchè, sfruttando il terreno allo stesso modo, attirano gli stessi parassiti e vengono contagiati più facilmente. Cetrioli, zucche, zucchine e meloni, che fanno parte della famiglia delle Cucurbitacee non vanno mai consociati. Allo stesso modo, mai coltivare nello stesso vaso melanzane, peperoni, pomodori e patate (famiglia delle Solanacee).

  • Buon odore che fa scappare

Se a noi l’odore delle aromatiche dona un benessere naturale psico-fisico, agli insetti provoca un vero e proprio effetto repellente. Quindi le aromatiche non solo sono utili in cucina, ma rappresentano un ottimo partner nella difesa contro i parassiti. Il rosmarino, per esempio, è una pianta quasi genericamente immune agli attacchi delle maggior parte delle malattie e degli insetti. L’aglio, invece, è utilissimo, per il suo caratteristico odore, anche nella preparazione di macerati con cui combattere afidi e altri parassiti.

  • La principessa sul pisello

I legumi sono ortaggi molto preziosi: hanno la proprietà di fissare l’azoto presente nell’aria e di liberarlo nel terreno lentamente, man mano che avanza la decomposizione delle radici. Per questo sono un ottimo fertilizzante naturale specie per gli ortaggi a foglia (come lattughe, cavoli, cavolfiori, spinaci) e sono molto utili anche nell’avvicendamento, cioè come coltura che precede le altre sullo stesso appezzamento o vaso.

  • I più lenti con i più veloci

Per seguire correttamente lo schema delle consociazioni avremmo bisogno di troppo spazio e troppi contenitori. Per fortuna, non tutti gli ortaggi necessitano dello stesso tempo per crescere. Ci sono quelli velocissimi, tipo lattuga, spinaci e ravanelli, che si possono cogliere dopo 1-2 mesi. E ci sono quelli dai tempi più lunghi, come fagioli, pomodori e cavoli, soprattutto se partono dal seme. Il trucco è affiancare gli ortaggi a crescita lenta con quelli a crescita veloce: così facendo, raccoglieremo le verdure veloci prima che le più lente siano diventate abbastanza grandi da reclamare spazio e nutrimenti.

  • L’ascensore

Non consociate piante che occupano e sfruttano lo stesso livello di terreno, per esempio patata e carota, o cipolla e rapa

  • Frutta & verdura: solo a tavola

Le differenti esigenze che vi sono tra le piante da frutto e gli ortaggi sconsigliano questo tipo di consociazione. Il linea generale, visto che le piante da frutto subiscono interventi antiparassitari per tempi prolungati, è bene che non stiano vicine alle altre piante alimentari e agli ortaggi, che solitamente non richiedono interventi di questo tipo.
Concimazione, questa sconosciuta.

  • Concimazione, questa sconosciuta

Attenzione anche alla concimazione: evitate di coltivare piante esigenti, come melanzana e pomodoro, insieme a ortaggi meno bisognosi di elementi nutritivi. Questi ultimi potrebbero accumulare nitrati nelle parti che si consumano a tavola.

Sotto c’è la mia ultima fatica: l’infografica sulle consociazioni tra ortaggi. A che serve? Serve a sapere cosa piantare nello stesso vaso e cosa tenere lontano. Quando andate a fare acquisti, tenete sempre presente che alcuni ortaggi “si odiano” e, per questo, vanno coltivati in contenitori differenti!

 

consociazioni_orto