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Orto sul balcone: la guida completa

April 29, 2014
lamponi

Da dove nasce la moda di coltivare il proprio orto?
Nel 2009 Michelle Obama ha deciso di dedicare una parte del giardino della Casa Bianca alla coltivazione di frutta e ortaggi. Dopo qualche mese, la Regina d’Inghilterra ha seguito l’esempio della First Lady, togliendo ai fiori uno spazio importante dei giardini di Buckingham Palace. Grazie all’esempio di queste due donne famosissime, icone di eleganza e stile, l’orto è diventato una moda in continua crescita nelle metropoli. A Londra, per esempio, il 30% delle case nuove prevede uno spazio esterno da dedicare, appunto, alla coltivazione. Negli Stati Uniti, addirittura, i progetti vengono supportati da incentivi fiscali: per questo motivo, rispetto allo scorso anno, gli orti sui tetti sono aumentati del 35% , arrivando a una superficie totale stimata tra i 557 mila e i 929 mila metri quadrati.
L’antichissima arte dell’orto, sviluppatasi nelle campagne fino al dopoguerra, è stata portata alla ribalta da personaggi famosi che, un po’ per gioco un po’ per sfizio, hanno deciso di intraprendere l’eccitante percorso dell’orticoltura urbana.

Al giorno d’oggi, coltivare un orto è indubbiamente di moda: in campagna l’orto continua a essere un elemento della vita quotidiana, magari più per passione che per reale necessità. Nelle aree urbane, invece, è grazie all’orto che si recupera il contatto con la natura e si ricomincia a sentire la scansione stagionale, totalmente assente a causa dei sistemi di climatizzazione. L’orto, quindi, fino a qualche anno fa relegato a luoghi marginali della città, come per esempio la ferrovia e le aree dismesse, oggi è rivalutato e considerato una valida alternativa alla coltivazione intensiva.
Ma coltivare l’orto è soprattutto vantaggioso. E importante, perchè:
1) fornisce frutta e verdura a km 0, controllata, sana e saporita
2) riduce l’inquinamento atmosferico e acustico, creando una schermatura contro le polveri sottili e contro i rumori della strada
3) rinfresca l’aria di città: le zone edificate trattengono il calore, alzando la temperatura fino a 3 gradi rispetto le zone di periferia. Coltivare sui tetti e sui balconi isola gli edifici dal calore del sole di un 20% circa. Nei paesi freddi, piantare sui tetti sortisce l’effetto opposto, contenendo la perdita di calore e abbattendo così le spese di riscaldamento.
4) riduce la pressione sulle fognature: ogni volta che piove in città, l’acqua precipita nelle fognature dove si mescola al liquame prima di venire elaborata. Questo sistema funzionava bene finchè le superfici edificate non erano così ampie. Oggi, a causa della quantità enorme di superfici adibite a parcheggi, edifici e strade, l’acqua finisce tutta nelle fognature e non viene più assorbita dal terreno. Coltivare piante e fiori su tetti e balconi crea uno step intermedio di assorbimento dell’acqua o comunque ritarda, rallenta e distribuisce meglio la caduta dell’acqua.
5) è un’attività a basso costo in cui si può coinvolgere tutta la famiglia, anche i bambini che, grazie alla coltivazione, imparano con pazienza e responsabilità a prendersi cura delle piante.

Le regole
Prima di approcciare alla coltivazione urbana, dobbiamo partire da un principio: in linea generale, mentre in giardino possiamo essere più flessibili, nell’orto è necessario seguire regole precise. Inoltre, mentre esistono varie piante ornamentali che vivono bene in posizione di ombra e mezz’ombra (per esempio, le acidofile), nell’orto tutte le colture necessitano di molto sole e luminosità.
L’orto richiede un impegno costante, sia per quanto riguarda le annaffiature, sia per il controllo e l’ispezione delle piantine, per scovare le prime avvisaglie di malattie e parassiti.

Nello sviluppo dell’orto dobbiamo partire da tre fattori principali, che ci aiuteranno nella riuscita del nostro progetto:
1. Esposizione
2. Spazio
3. Scelta delle piante

L’esposizione
Tutte le piantine da orto necessitano di alcune ore di luce, quindi dobbiamo sapere con certezza l’orientamento del nostro balcone o terrazzo.
L’ESPOSIZIONE A SUD è luminosissima, ma durante l’estate può essere pericolosa perchè le piantine sono colpite per troppe ore dai raggi del sole più forte. É necessario, quindi, creare una schermatura, per esempio una tenda dai colori chiari.
Le esposizioni migliori sono EST, SUD-EST, OVEST, SUD-OVEST: ricevono i raggi solari della mattina (più freschi) o del pomeriggio, ma mai quelli caldissimi di mezzogiorno.
Un balcone con ESPOSIZIONE A NORD rimane all’ombra lungo tutta la giornata: per questo non è il luogo ideale dove coltivare i nostri ortaggi.

Chi ama il sole?
Abbronzatissimi
Melanzane, pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine. Le erbe aromatiche amano il sole, che influisce positivamente sull’aroma.
Protezione 30
Spinaci, lattughe, sedano, ravanelli, carote, barbabietole. Erba cipollina, menta e alloro tra le erbe aromatiche.
Ombra? Sì grazie!
Prezzemolo, cerfoglio, crescione.

I piani alti, anche se godono di un luminosità maggiore, possono presentare un problema: il vento.
Per vivere bene, le piantine da orto necessitano di essere riparate dalle folate d’aria, che possono spezzare gli steli o sradicare le piante. Inoltre il vento può far appassire le foglie, perchè le sottopone a un’evaporazione così’ intensa che la quantità di acqua eliminata è superiore a quella che può essere riassorbita dalle radici.
Ci sono due modi per venire a patti con il vento. Il primo è creare una schermatura, utilizzando canne di bambù o altri materiali legnosi e resistenti. Se abbiamo spazio, possiamo realizzare un paravento con le piante rampicanti (edera) o con delle siepi (bosso, bambù o pittosporo).

Quando scegliamo di costruire una schermatura, l’importante è mantenere ben arieggiato lo spazio. Generalmente l’orto non si costruisce nelle verande proprio perchè sono luoghi troppo chiusi dove non circola l’aria. La mancanza di una buona circolazione favorisce l’insorgere di malattie crittogamiche ed è il terreno ideale per i parassiti.

L’altro modo con cui possiamo “combattere” il vento è coltivare specie commestibili che lo tollerino. Rosmarino e alloro tra le erbe aromatiche, insalata e fragole, ulivo, carote, patate e fagiolini nani.

Lo spazio
Ottimizzare significa gestire al meglio lo spazio a disposizione, facendo in modo che le nostre piante siano comunque nella giusta posizione.

  • Mettere insieme le colture “amiche”, eliminando vasi di troppo.
  • Sistemare le piante più grandi su ripiani più alti e quelle più piccole sui più bassi, per fare in modo che non si tolgano la luce l’un l’altro. Avremo, quindi, pomodori, melanzane e peperoni sopra, e insalate e fagiolini sotto.
  • Per guadagnare spazio è utile scegliere le varietà rampicanti, invece che a cespuglio. Nel caso di zucchine e fagiolini, per esempio, potrete acquistare dei sostegni in modo che le vostro colture si dispongano sulla parete secondo il vostro gusto.

Lo spazio a disposizione è pressoché infinito, basta avere un minimo di inventiva e fantasia. Non pensate solo in orizzontale! I cesti appesi sono perfetti per fragole, insalata e pomodori; gli archi o i pergolati sono belli da vedere, creano una piacevole ombra e sono l’ideale per la crescita di rampicanti come kiwi, viti, fagiolini.

Quali vasi scegliere?
In generale, più è grande il contenitore, minore manutenzione ci richiederà. Nella scelta dei vasi dobbiamo tenere conto di due fattori:

  1. Se il vaso è piccolo la terra si asciuga molto velocemente. Sarà necessario, quindi, aumentare annaffiature e concimazioni.Di contro, i vasi grandi sono pesanti e difficili da spostare.
  2. Le cassette rettangolari offrono una gestione dello spazio più utile, ma sono esteticamente meno scenografiche dei vasi tondi di grandi dimensioni.
  3. I vasi tondi rendono gli angoli del terrazzo praticamente inutilizzabili.

Il materiale
Vasi in plastica
– solidi, economici e leggeri. Sono impermeabili, quindi trattengono l’umidità. Meglio se di colore chiaro, così d’estate non si surriscaldano troppo. Non sono molto resistenti al vento.
Vasi in terracotta – resistenti al caldo e al gelo. Pesanti, quindi più stabili. Grazie alla loro porosità, lasciano respirare terra e radici. L’acqua evapora più velocemente, quindi è necessario aumentare la frequenza delle innaffiature. I vasi nuovi vanno inumiditi prima dell’uso, tenendoli a bagno per circa mezz’ora. Rimangono, comunque, molto fragili, perché possono incrinarsi al minimo urto.
Strutture in legno – garantiscono ottima circolazione di aria e acqua e non trattengono il calore. La terra riesce a mantenere il giusto grado in umidità e freschezza anche in estate. I contenitori in legno sono bellissimi da vedere, però si deteriorano con facilità. Per evitare che si rovinino, potete utilizzarli come contenitori esterni, a cui aggiungerete una vasca interna in plastica. In questo modo, però andrete a perdere la porosità del legno.
Materiali di recupero – cesti di vimini, barattoli di latta e cassette di frutta, tasche possono essere personalizzati e usati come vasi.
E’ bene non mescolare troppi materiali diversi, per non creare troppo caos visivo nello spazio.

A prescindere dal vaso, seguite alcune semplici quanto importanti regole:

  1. Tutti i contenitori devono avere più fori alla base, per garantire un buon drenaggio dell’acqua ed evitare ristagni idrici, primaria causa del marciume radicale.
  2. Mettere il sottovaso, da svuotare se la pianta non assorbe più acqua.
  3. Nel caso di cassette di legno o vasi grandi, creare uno spazio tra il contenitore e il pavimento.

La misura corretta
Sebbene ogni pianta necessiti di un suo spazio definito, a seconda della grandezza della stessa, ricordatevi di non scegliere mai vasi che in larghezza, lunghezza e profondità siano inferiori ai 25 cm. Per le piante che radicano in profondità, come pomodori, cetrioli, melanzane e zucchine, scegliamo contenitori di almeno 35 cm. Se decidiamo di fare un mix di colture, opteremo per le vasche da 80 cm. Per gli alberi da frutto, scegliete vasi con una profondità di oltre 45 cm.
Piccolo o grande?Non sempre i vasi grandi sono migliori: lo spazio lasciato libero dalle radici potrebbe accumulare umidità e favorire muffe e parassiti. Viceversa, in un vaso piccolo, c’è una quantità insufficiente di terriccio.

I vasi da frutteto
I contenitori adatti agli alberi da frutto hanno dimensioni medio-grandi, con altezza e larghezza comprese tra 50 e 100 cm. I vasi, anche per le piante da frutto, devono essere muniti di fori di scolo, che potete praticare voi con un trapano oppure con un chiodo (se si tratta di vasi in plastica). Il fondo del contenitore dovrebbe essere protetto con una rete a maglie medie, sulla quale distribuirete uno strato di argilla espansa. Questo accorgimento eviterà all’acqua che cola di trascinare con sé parte del terriccio del vaso.

La scelta delle piante
Per ottimizzare lo spazio è utile unire più colture in un unico vaso, soprattutto se si sviluppano con ritmi diversi. Se decidiamo di accostare gli ortaggi è utile sapere che ogni ortaggio appartiene a una famiglia botanica, che ne determina le caratteristiche.
Le famiglie botaniche
Apiacee: carota, finocchio, prezzemolo, sedano, cumino, anice, coriandolo
Asteracee: cicoria, lattuga, indivia, carciofo, assenzio, camomilla, tarassaco, cardo
Brassicacee: cavoli, rapa, ravanello, cavolfiore
Chenopodiacee: barbabietola rossa, bietole, erbette, spinaci
Cucurbitacee: cetriolo, zucca, zucchine, melone, cocomero
Leguminose: fagiolo, fagiolino, fava, pisello
Liliacee: aglio, cipolla, porro, erba cipollina, scalogno
Rosacee: fragola, ciliegio, lampone, pero, melo, pruno
Solanacee: melanzana, pomodoro, peperone, patata, alchechengi, tabacco
Labiate: basilico, salvia, rosmarino, origano, lavanda, nasturzio, melissa, timo

Tra gli ortaggi che appartengono alla stessa famiglia c’è “antipatia”, una sorta di incompatibilità. É buona norma non consociare mai ortaggi della stessa famiglia, per due motivi principali. Primo perchè, avendo esigenze nutritive simili, si rubano gli elementi l’un l’altro. In secondo luogo, perchè, sfruttando il terreno allo stesso modo, attirano gli stessi parassiti e vengono contagiati più facilmente. Cetrioli, zucche, zucchine e meloni, che fanno parte della famiglia delle Cucurbitacee non vanno mai consociati. Allo stesso modo, mai coltivare nello stesso vaso melanzane, peperoni, pomodori e patate (famiglia delle Solanacee).

Alcuni abbinamenti tra colture
Per guadagnare spazio, possiamo pensare di combinare le nostre colture preferite in un unico vaso, calcolando il tempo che ci metteranno per giungere a maturazione e, sostituendo via via, alcuni ortaggi con altri. Consideriamo di utilizzare una cassetta con lunghezza di almeno 120 cm e vediamo alcuni esempi:
Cavoli – pomodoro – lattuga – prezzemolo – radicchio
posizionare 4 cavoli agli angoli della cassetta e due a metà del lato lungo. Tra i cavoli sistemiamo la lattuga, che giungerà a maturazione prima che i cavoli occupino tutto lo spazio. Una volta raccolta l’insalata al centro, con le temperature più alte, metteremo al suo posto i pomodori. Mentre ai lati più corti semineremo o metteremo a dimora il prezzemolo. Una volta giunti a maturazione i cavoli, si pianterà al loro posto il radicchio rosso, che durerà fino all’inverno.
Cetrioli – basilico – fagioli – santoreggia – insalata
seminare i fagioli nani con esposizione a sud, alternandoli con la santoreggia. Posizionare alle loro spalle i cetrioli, a una distanza di 30 cm. Sul lato corto della cassetta posizionare il basilico. A settembre, terminata la raccolta di fagioli e cetrioli, piantate insalate tipicamente invernali, come cicoria, indivia e radicchio.
Piselli – ravanelli – lattuga – finocchi – cavoli

seminare i piselli verso nord e i ravanelli, piantare le lattughe. Dopo aver raccolto ravanelli e lattughe, piantate i cavoli di Bruxelles o altre brassicacee. A luglio, al posto dei piselli, piantate finocchi alternati a lattughe.

L’unione fa la forza
Un buon modo di limitare gli attacchi dei parassiti alle colture è associare alle piante più deboli quelle che invece hanno un effetto repellente sugli stessi parassiti. Spesso hanno questo ruolo le erbe aromatiche, le cui essenze odorose che emanano risultano sgradite ai nemici delle piante.

Alcune piante “amiche”

Patata+rafano+canapa – la consociazione tiene lontana la dorifora
Fagioli+santoreggia – tiene lontani gli afidi dai legumi
Cetrioli+basilico – protegge dalle malattie crittogamiche
Lattuga+nasturzio+cerfoglio – maggiore protezione contro le lumache
Pomodoro+carota – si proteggono a vicenda: l’odore del pomodoro tiene lontana la mosca, mentre la radice della carota arieggia il terreno come serve al pomodoro
Carota+aneto – maggiore sviluppo dell’ortaggio
Brassicaceee+pomodori+sedani – protezione contro i bruchi di cavolaia. L’aroma tiene lontana questa farfalla che, a metà estate depone le uova nella parte inferiore delle foglie dei cavoli.

Mai rinunciare ai fiori!
Anche se stiamo costruendo un orto, non per questo dobbiamo rinunciare alla bellezza delle fioriture! Anzi, inserire degli angoli fioriti non può far altro che abbellire il nostro orto. Le uniche regole da seguire sono:

  • scegliere piante annuali, che avranno radici contenute e quindi non disturberanno le piante da orto.
  • Scegliere piante con esigenze colturali simili a quelle degli ortaggi.

L’accoppiamento più diffuso è pomodori+nasturzi: il nasturzio è una pianta facilissima da gestire, che tiene lontani gli afidi.

I fiori da orto

Calendula – pianta rustica facile da coltivare, alta dai 40 ai 60 cm. Ha foglie profumate e fiori a margherita. Fiorisce fino ad ottobre. I fiori della calendula sono commestibili, quindi possono essere utilizzati per colorare e insaporire le minestre.

Cosmea – alta fino a 120 cm, ha foglie di un bellissimo verde chiaro. Gli steli sottili sostengono fiori solitari, di vari colori, dal bianco al cremisi.

Iberis – pianta a portamento ricadente, si colora fino a settembre di corolle profumate, di colori vari. Esiste anche nella varietà bicolore.

Pisello odoroso – pianta facile da coltivare, a partire dal seme. Ha portamento ricadente o può essere utilizzata come rampicante con l’uso di tutori. Buonissimo il profumo dei fiori.

Lobelia – pianta di rapida crescita, con portamento strisciante o ricadente. I fiori sono piccolissimi.

Nasturzio – facile da coltivare, dalla semina. Ha foglie molto grandi, rotonde. Tiene lontane le lumache.

Tagete – insieme alla calendula è un ottimo inibitore delle malattie del terreno. In una composizione può essere accoppiato con il rosso del peperoncino.

Zinnia – alta circa 35 cm, è in fiore da giugno ad ottobre. È facile riprodurla per seme.

Il terriccio
Dal momento che ortaggi e frutta coltivati in vaso hanno a disposizione un volume di terra minimo, dovremo fare in modo che la sua composizione sia perfetta e contenga tutti gli elementi nutritivi di cui le piante hanno bisogno.
Il terreno perfetto ha le seguenti caratteristiche:
- ricco di elementi nutritivi
- non troppo sciolto né troppo compatto
capace di trattenere l’acqua nella giusta misura
- soffice e con buona aereazione
Il cosiddetto “terriccio universale” ha tutte queste caratteristiche, quindi va bene per la coltivazione degli ortaggi.
Se invece volete dedicare una parte di giardino all’orto, è necessario valutare che tipo di terreno avete a disposizione e, nel caso, correggerlo. La terra può essere acida, neutra o calcarea: questo valore viene comunemente indicato con il pH. Per scoprire che tipo di terreno avete, basta munirsi di cartine al tornasole, apposite strisce di carta imbevute di un colorante vegetale che cambia colore a seconda del grado di acidità del substrato con cui viene a contatto.
Gli ortaggi, come la maggior parte delle piante ornamentali, preferiscono terreni neutri, cioè con ph tra 6,5 e 7. Quando il valore si discosta parecchio dobbiamo utilizzare l’ammendante, ovvero alcune sostanze naturali che, incorporate nella terra, ne modificano il pH.

È necessario intervenire soprattutto nel caso di pH basso, che sta ad indicare un terreno acido, adatto alla coltivazione delle cosiddette “acidofile”, di piccoli frutti, di ciliegio, susino e pero. Per ammendare i terreni acidi a favore degli ortaggi si procede con la calcinazione, facendo ricorso principalmente al granitello di calce oppure alla calce agricola.

Come riconoscere e correggere il terreno
- troppo argilloso: compatta, appiccicosa e fredda. Si apre durante la manipolazione
- troppo sabbioso: non si compatta e non prende forma. Trattiene poco l’umidità sufficiente al fabbisogno delle radici degli ortaggi.
- medio-impasto: è la terra corretta, si riconosce dall’odore di humus.

Come rigenerare il terriccio
Ogni due o tre anni è necessario cambiare completamente la terra dei vasi. Se però si tratta di terra sana che non ospita parassiti, possiamo “rigenerarla” e utilizzarla nuovamente. Procediamo così: pulire da radici e avanzi delle vecchie coltivazioni, mescolare con composto maturo e aggiungere concime completo. Lasciare riposare qualche mese, mescolando e bagnando ogni due settimane.

Il concime
Le piantine da orto, se vogliamo ancora di più delle piante ornamentali, hanno bisogno di nutrimento. Se nella terra piena il reintegro degli elementi è garantito dalla decomposizione animale e vegetale, nei vasi sul terrazzo dobbiamo provvedere noi stessi a nutrire il terreno. Sono, quindi, necessarie adeguate e frequenti concimazioni, soprattutto di azoto, anche perchè le annaffiature lavano via il nutrimento più velocemente. Azoto, fosforo e potassio sono gli elementi più importanti, che le piante devono assorbire dalle radici. Ma ci sono anche i microelementi: calcio, magnesio, zolfo, ferro, zinco, rame, manganese. Ogni elemento ha la sua funzione:
Azoto: favorisce la crescita degli steli e delle foglie. Quando la pianta è carente di azoto le parti verdi ingialliscono. Inoltre la pianta non riesce più ad assimilare potassio e fosforo, anche se il terreno ne è ricco.
Fosforo: irrobustisce la pianta e favorisce la formazione e lo sviluppo dei fiori e dei frutti. La sua carenza si manifesta con la caduta prematura delle foglie e con la comparsa di macchie rosse su quelle rimaste.
Potassio: stimola lo sviluppo di radici e tuberi. La carenza da potassio fa cadere le foglie apicali, accartoccia le altre e fa cadere i frutti prima della maturazione.

Non tutti gli ortaggi hanno le stesse esigenze nutritive: barbabietole e zucchine vogliono concimazioni abbastanza consistenti, mentre i ravanelli si accontentano di un apporto minimo. Il sedano, i cavoli, gli spinaci e le insalate necessitano di azoto, mentre le leguminose ne consumano pochissimo, ma in compenso assumono molto fosforo.
Le piante aromatiche vanno concimate con cautela: eccedere con il concime potrebbe limitare il loro sviluppo e ridurne il profumo. Di solito si somministra un quarto delle dosi utilizzate per le altre piante.

Tipi di consumatori

Forti consumatori – pomodori, cetrioli, cavoli, zucchine, zucche
medi consumatori – carote, insalate, finocchi, sedano, fagioli, piselli
deboli consumatori – ravanelli, erbe aromatiche

La rotazione delle colture
Il principio della rotazione delle colture è che ogni anno, con un ciclo di 4 anni, di cambia posto agli ortaggi perché non sottraggano al terreno sempre gli stessi elementi nutritivi, impoverendolo. Cambiare posto serve anche ad evitare che i parassiti e le malattie specifiche di una certa coltura si stabiliscano definitivamente in una porzione del terreno. Per non stancare troppo il terreno, una parte delle 4 viene lasciata libera a rotazione. Si può lasciare pulita e ricoperta con un telo in modo che non crescano erbacce oppure si semina il cosiddetto sovescio, ovvero piante che andranno sfalciate e, lasciate appassire e incorporate alla terra. Si tratta di una concimazione vegetale adatta a ristrutturare terreni la cui tessitura è divenuta troppo fine e compatta, favorendo così il passaggio dell’ossigeno atmosferico tra le zolle a beneficio delle radici.
Mentre un settore sarà a riposo, gli altri ospiteranno ortaggi con diverse esigenze di nutrizione. Il primo anno dopo il riposo, si coltiverà i forti consumatori di sostanze, ovvero tutti quelli di cui si consuma il frutto.
In un altro settore collocheremo i medi consumatori, ovvero gli ortaggi da radice, da bulbo e da tubero.
Nell’ultimo settore, quello che l’anno successivo andrà a riposo, metteremo gli ortaggi di poche pretese.
Nelle stesse porzioni di terreno, quindi, nell’arco di tre anni passeranno gli ortaggi di tutte le tipologie, prima quelli più esigenti poi via via i meno esigenti, fino all’anno del riposo.

La semina
Semi o piantine?

La semina è un esperimento gratificante quanto faticoso. Valutate bene quanto tempo riuscite a dedicare al vostro orto e decidete di conseguenza se acquistare piantine già pronte oppure intraprendere il sentiero tortuoso (ma entusiasmante) della semina.
Esistono in commercio molti sementi, alcuni non disponibili in piantine: da un lato potremmo quindi avere un’offerta più ampia. Ma dall’altro dobbiamo fare i conti con alcuni ortaggi, che non sopportano il trapianto.

Tempi di germinazione
Temperatura, tipo di terreno e umidità sono fattori che possono allungare i tempi di germinazione. Ovviamente anche la condizione del seme è un fattore determinante: i semi conservati correttamente, infatti, germinano più velocemente.

Ravanelli: 3-5 giorni
Indivia riccia, lattuga romana, lattughino da taglio: 4-5 giorni
Meloni: 5-6 giorni
Fagioli, fagiolini: 5-10 giorni
Cavoli, cicoria da taglio, cicoria invernale, rucola, scarola: 6 giorni
Cetrioli, melanzana, zucchina, spinaci, basilico: 7 giorni
Cavolini di Bruxelles: 7-11 giorni
Pomodori: 7-14 giorni
Peperoni, peperoncini: 8-10 giorni
Barbabietole rosse: 10 giorni
Carote: 10-20 giorni
Pisello: 10-20 giorni
Salvia, menta, rosmarino: 14-21 giorni
Sedano: 21 giorni
Melissa: 45-60 giorni

In commercio esistono molti tipi di semenzai. Il più comodo è sicuramente quello a cellette (o nidi) in materiale biodegradabile: ci consente, una volta germogliato il seme, di collocare la piantina nel terreno o in un vaso più grande, senza dover far vivere all’ortaggio il trauma del trapianto. Queste strutture sono anche provviste di una copertura trasparente in plexiglass, utile per far passare la luce che, anche per i semi germogliati, è un fattore determinante.
I semenzai vanno riempiti con terriccio da semina, fino a un cm dal bordo. Se i nidi non sono forati, si può bucare la base con uno stuzzicadenti. Quando vedrete le piccole radici uscire dal basso e la vostra mini piantina avrà almeno 2 coppie di foglie, allora sarà il momento di trapiantare in un contenitore più grande.

La regola fondamentale per la buona riuscita di un progetto di semina è mantenere il terreno umido.
Soprattutto nei primi tempi, quando non vedete nulla sbucare dal terreno, è facile cadere nel tranello del seme che non germoglia. Nonostante questo la terra deve rimanere sempre umida: vanno benissimo le vaporizzazioni giornaliere; invece va meno bene annaffiare con bicchieri, bottiglie etc perché la caduta “violenta” dell’acqua rischia di muovere e spostare i semi.

Le annaffiature
Non esiste una regola assoluta sulle annaffiature. Bisogna però sapere che le piante muoiono più spesso per troppa acqua che per poca. Ogni pianta ha una sua necessità idrica a cui vanno a sommarsi altri fattori, come le condizioni atmosferiche, la stagione, il tipo di vaso e la posizione.
Più il vaso è piccolo, più la terra si asciuga in fretta; ricordate, inoltre, che i vasi in terracotta richiedono annaffiature più frequenti di quelli in plastica.
Quando c’è molta umidità, la traspirazione delle foglie diminuisce… Si riduce, quindi, la necessità di acqua.

Quando annaffiare?

La mattina nei mesi freddi , per evitare i ristagni

La sera nei mesi caldi, per evitare che evapori prima di essere assorbita

Non bagnate mai le foglie di piante come zucchine e pomodori. Le foglie non vogliono l’acqua, che favorisce l’insorgere di malattie crittogamiche.

Se vedete che la terra è molto asciutta, si sono formate delle crepe nel terreno e l’acqua scivola via senza essere assorbita, allora aumentate il numero delle annaffiature, diminuite la quantità e annaffiate più lentamente.

La raccolta degli ortaggi

  • Ortaggi da bulbo e da radice: smuovere il terreno prima di raccogliere aglio, scalogno, carota, barbabietola e ravanelli
  • Ortaggi da foglia: prima che vadano a seme, raccogliere quelli che non ricacciano (lattuga, spinaci, sedano); erbette,, cicoria e lattuga da taglio vanno tagliate con il coltello appena sopra il colletto dopo ogni ricaccio.
  • Erbe aromatiche: tagliare il prezzemolo con il coltello, a due cm dal colletto. Il basilico va tagliato il più possibile. Salvia, rosmarino, timo vanno tagliati all’esterno con le forbici.

Ortaggi da frutto

I meloni si staccano con le mani

I cetrioli vanno tagliati con le forbici, quando iniziano a perdere gli aculei

Le zucchine vanno staccate con la mano, con una leggera torsione

I pomodori a grappolo vanno tagliati con le forbici. Le altre varietà con le mani.

I peperoni vanno raccolti con le forbici, non prima che si siano colorati.

Piselli, fagioli e fagiolini vanno staccati con le mani, in modo da non rompere i rampicanti.

Avversità e malattie
Le piantine da orto possono essere attaccate da parassiti, contrarre malattie oppure soffrire le condizioni climatiche. Si tratta di piante delicate che, in stato di sofferenza, potrebbero morire o comunque smettere di dare frutti.

Il freddo – Il periodo invernale è a volte impegnativo da superare per piante come aromatiche e rosmarino: è necessario, quindi, adottare delle strategie per preservare le piante, a seconda della parte più vulnerabile, le radici oppure la chioma.

I parassiti
Quando trattiamo le nostre piante nel modo sbagliato, favoriamo l’insorgere di malattie oppure l’attacco di parassiti. Un’esposizione sbagliata, piantagioni troppo ravvicinate o anche poca circolazione dell’aria sono molto deleterie per le nostre colture. Alcune malattie possono essere anche provocate da innaffiature sbagliate, dal ristagno dell’acqua o da una concimazione eccessiva. È necessario imparare a leggere i segnali che ci stanno dando le nostre piante, per operare di conseguenza: talvolta confondiamo le cattive abitudini con delle malattie. É il caso, per esempio, delle macchie presenti sulle foglie. Spesso non si tratta di parassiti ma sono dovute a innaffiature in pieno sole: le gocce d’acqua sulle foglie fanno da lente, bruciando letteralmente la superficie della foglia.
Un controllo quotidiano e attento è l’unico modo per scoprire i sintomi di una malattia o la presenza di parassiti, e quindi procedere alla cura. In commercio esistono molti prodotti utili per curare le malattie, nel caso però dei parassiti è sempre consigliabile operare “a mano”, togliendo gli insetti dalla pianta. Qualora il danno fosse grave, è consigliabile eliminare l’ortaggio per evitare che contagi quelli vicini. Ci sono malattie, come il mal bianco, che si trasmettono molto velocemente.

Parassiti animali

Afidi: sono i pidocchi delle piante, di colore verde acceso o nero. Si concentrano sui germogli e succhiano la linfa. In cambio, lasciano una melata dolce e vischiosa che ottura i pori delle foglie, ostacolando la respirazione. La melata attira le formiche, che di questa sostanza sono ghiotte. Per prima cosa eliminate entrambi i parassiti. Di seguito lavate la pianta e agire con un prodotto specifico. Gli afidi colpiscono tutti gli ortaggi, ma prediligono cavoli, cicoria, fragole, lattuga, melanzane, meloni, pomodori, piselli.

Cocciniglie: aderiscono alla parte inferiore della foglia, oppure al fusto. Sono molto resistenti, perchè provvisti si uno scudo sul dorso. Le cocciniglie vanno tolte con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol denaturalizzato. Se l’attacco è massiccio, è necessario rimuovere la pianta, per evitare che i parassiti infestino anche gli altri ortaggi.

Cavolaia: farfalla diurna con ali bianche punteggiate di nero, pericolosissima allo stato larvale, quando è un bruco verde che mangia le foglie di cavolo. Quando l’attacco è massiccio, vengono divorati anche fusti e radici. Si eliminano manualmente le larve nella parte inferiore delle foglie.

Dorifora: è un coleottero tondo con linee gialle ghiotto di foglie. Molto pericoloso per pomodori e melanzane, si elimina manualmente, da larva a stato adulto.

Ragnetto rosso: è un insetto piccolissimo, che varia di colore dal giallo al verde fino al rosso. Ama i luoghi caldi e danneggia cetrioli, fagioli, piselli, fragole, melanzane, pomodori, meloni e peperoni. Si riconosce dalle macchie sulla parte superiore delle foglie, mentre nella parte inferiore compaiono le ragnatele. Fa morire le piante, quindi bisogna intervenire tempestivamente. Visto che questo insetto ama il caldo, bisogna procedere con un’abbondante annaffiatura.

Parassiti vegetali

I parassiti vegetali sono funghi microscopici che attaccano le piante provocando malattie crittogamiche. È necessario prevenirle, in quanto la cura è molto complessa.

Ruggine: si manifesta con pustole nella parte inferiore delle foglie, mentre sulla parte superiore compaiono macchie gialle che tendono a ingrandirsi. La foglia si secca e cade.

Muffa grigia: si manifesta in ambienti dove non c’è una buona circolazione dell’aria. Attacca soprattutto insalate, fragole, melanzane. La muffa grigia colpisce le foglie più tenere con macchie brune, che si coprono di una muffa simile a polvere grigia. Si diffonde velocemente, è necessario eliminare tutte le parti colpite.

Peronospora: colpisce la vite e molti altri ortaggi, come cetrioli, meloni, sedano, pomodori. Si manifesta con piccole macchie giallo-marrone, con contorni più chiari. Sul fusto compaiono macchie di marciume.

Mal bianco (oidio): si diffonde in primavera, quando ci sono forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Si manifesta con la comparsa di una patina bianca sulle foglie, sugli steli e sui frutti. Colpisce zucchine, cetrioli, pomodori, piselli, melanzane e meloni.

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Le consociazioni tra ortaggi

April 22, 2014
vegetables

Aprile è il mese per eccellenza dedicato all’orto. O meglio, dedicato agli acquisti e alla progettazione del nostro spazio dedicato agli ortaggi. La coltivazione a km 0 è un’attività decisamente entusiasmante che, se fatta nel modo sbagliato, potrebbe farci cadere nella convinzione di non essere in grado. Sbagliato. Il punto è che con l’orto non si scherza! Ci sono molte cose da sapere sul tema prima di acquistare le piante e, soprattutto, prima di sistemarle in giardino e sul terrazzo. Ecco, allora, alcune semplici regole da seguire:

  • Parenti serpenti

Ogni ortaggio appartiene a una famiglia botanica. É buona norma non consociare mai ortaggi della stessa famiglia, per due motivi principali. Primo perchè, avendo esigenze nutritive simili, si rubano gli elementi nutritivi l’un l’altro. In secondo luogo, perchè, sfruttando il terreno allo stesso modo, attirano gli stessi parassiti e vengono contagiati più facilmente. Cetrioli, zucche, zucchine e meloni, che fanno parte della famiglia delle Cucurbitacee non vanno mai consociati. Allo stesso modo, mai coltivare nello stesso vaso melanzane, peperoni, pomodori e patate (famiglia delle Solanacee).

  • Buon odore che fa scappare

Se a noi l’odore delle aromatiche dona un benessere naturale psico-fisico, agli insetti provoca un vero e proprio effetto repellente. Quindi le aromatiche non solo sono utili in cucina, ma rappresentano un ottimo partner nella difesa contro i parassiti. Il rosmarino, per esempio, è una pianta quasi genericamente immune agli attacchi delle maggior parte delle malattie e degli insetti. L’aglio, invece, è utilissimo, per il suo caratteristico odore, anche nella preparazione di macerati con cui combattere afidi e altri parassiti.

  • La principessa sul pisello

I legumi sono ortaggi molto preziosi: hanno la proprietà di fissare l’azoto presente nell’aria e di liberarlo nel terreno lentamente, man mano che avanza la decomposizione delle radici. Per questo sono un ottimo fertilizzante naturale specie per gli ortaggi a foglia (come lattughe, cavoli, cavolfiori, spinaci) e sono molto utili anche nell’avvicendamento, cioè come coltura che precede le altre sullo stesso appezzamento o vaso.

  • I più lenti con i più veloci

Per seguire correttamente lo schema delle consociazioni avremmo bisogno di troppo spazio e troppi contenitori. Per fortuna, non tutti gli ortaggi necessitano dello stesso tempo per crescere. Ci sono quelli velocissimi, tipo lattuga, spinaci e ravanelli, che si possono cogliere dopo 1-2 mesi. E ci sono quelli dai tempi più lunghi, come fagioli, pomodori e cavoli, soprattutto se partono dal seme. Il trucco è affiancare gli ortaggi a crescita lenta con quelli a crescita veloce: così facendo, raccoglieremo le verdure veloci prima che le più lente siano diventate abbastanza grandi da reclamare spazio e nutrimenti.

  • L’ascensore

Non consociate piante che occupano e sfruttano lo stesso livello di terreno, per esempio patata e carota, o cipolla e rapa

  • Frutta & verdura: solo a tavola

Le differenti esigenze che vi sono tra le piante da frutto e gli ortaggi sconsigliano questo tipo di consociazione. Il linea generale, visto che le piante da frutto subiscono interventi antiparassitari per tempi prolungati, è bene che non stiano vicine alle altre piante alimentari e agli ortaggi, che solitamente non richiedono interventi di questo tipo.
Concimazione, questa sconosciuta.

  • Concimazione, questa sconosciuta

Attenzione anche alla concimazione: evitate di coltivare piante esigenti, come melanzana e pomodoro, insieme a ortaggi meno bisognosi di elementi nutritivi. Questi ultimi potrebbero accumulare nitrati nelle parti che si consumano a tavola.

Sotto c’è la mia ultima fatica: l’infografica sulle consociazioni tra ortaggi. A che serve? Serve a sapere cosa piantare nello stesso vaso e cosa tenere lontano. Quando andate a fare acquisti, tenete sempre presente che alcuni ortaggi “si odiano” e, per questo, vanno coltivati in contenitori differenti!

 

consociazioni_orto

 

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Corsi di giardinaggio per bambini by Mangialafoglia!

April 9, 2014
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Non è mai troppo tardi per avvicinarsi al giardinaggio, ma nemmeno troppo presto! Si può iniziare prestissimo a fare giardinaggio, con attività divertenti che stimolano la fantasia e i cinque sensi. Da domenica 13 aprile fino a domenica 25 maggio, al garden center Steflor di Paderno Dugnano c’è un calendario di incontri per bambini di tutte le età, dai 2 anni in poi. I corsi, tenuti da Mangialafoglia, serviranno a insegnare ai piccoli tante curiosità sul giardinaggio, attraverso giochi ed esperimenti semplici quanto coinvolgenti. La realizzazione di una bambola dai capelli d’erba, i segreti di un orto a portata di bambino, la scoperta dell’universo delle aromatiche, la costruzione di un mazzo di fiori per la Festa della Mamma, la semina dei girasoli: ogni settimana i bambini potranno imparare divertendosi e sporcandosi le mani con la terra.
Ciò che serve è abbigliamento comodo e tanto entusiasmo!

Per informazioni cliccate sul sito www.steflor.it

 

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Riproduzione dell’ortensia: la propaggine

March 26, 2014

Come avrete letto nel post sull’ortensia, la potatura rappresenta un passaggio fondamentale nella cura di questa pianta e va fatta nei modi e nei tempi giusti. Se come me avete peccato di pigrizia, magari vi ritrovate con un’ortensia i cui rami sono cresciuti troppo. E la potatura non si può rimandare più. Ma magari tutti i mali non vengono per nuocere!
Come ho già spiegato, esistono tre tipi di rami da potare: quelli secchi e deboli, quelli che hanno fiorito e quelli scomposti. Tra gli scomposti ci sono sicuramente tutti quei rami che crescono all’interno, togliendo luce alla pianta. E ci sono anche i rami lasciati crescere troppo che, per il peso, si sono appoggiati a terra. A partire da questi rami si può effettuare la moltiplicazione per propaggine. Possiamo definire la propaggine come una talea assistita che l’uomo realizza curvando verso il terreno un ramo basso e sottile, sotterrandolo successivamente con del terriccio dopo aver praticato un’asportazione della corteccia in prossimità di un nodo. Adagiato il ramo sul terreno, una forcella a U terrà fermo il ramo e un tutore lo terrà sollevato. Può succedere che  molte piante, soprattutto se lasciate allo stato brado, non abbiano bisogno dell’intervento umano e provvedano da sole a riprodursi.
Nelle foto sotto potete vedere come la mia ortensia abbia provveduto da sola a propagarsi, ricordandomi che la natura ce la fa benissimo da sola! Una volta estratto il ramo con le radici nuove, non ci resta che fare un taglio netto prima delle radici e interrare la nuova ortensia, possibilmente in un vaso ben profondo, da sistemare all’ombra e da innaffiare costantemente, nei primi periodi. Ricordatevi di utilizzare del mastice sul taglio, servirà a proteggere la ferita.

 

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Cornuta, a chi?! Tutto sulle Viole

March 12, 2014
violetta

Viole e violette sono una delle scelte migliori che un giardiniere principiante può optare per il proprio terrazzo o giardino. Oltre ad essere resistenti, durature e a garantire una buona fioritura per la maggior parte dell’anno, sono auto-seminanti e molto facili da seminare. Nonostante si trattino come annuali e quindi si cambino ogni anno, possono continuare a dare fiori senza problemi, solo con l’eliminazione delle parti avvizzite.
I momenti critici per le viole sono la piena estate, soprattutto nelle ore più calde della giornata e gli inverni rigidi, con frequenti gelate e piogge. Superati questi due periodi difficili, le piante si autoriproducono a partire dai semi che cadono sul terreno e germogliano molto facilmente. Facilissimi da raccogliere, possono essere collezionati e successivamente seminati dalle nostre mani, in periodo tardo autunnale.
Ricordate che si tratta di piante da esterno: violette e viole resistono solo qualche giorno in casa. La luce e la temperatura di un appartamento non sono adatte per queste piante; potete provare con una veranda o una terrazza a vetri, a patto che non ci sia un impianto di riscaldamento in funzione. Anche quello del fiore reciso è un esperimento che vi sconsiglio di fare: gli steli molto corti, sottili e deboli non resistono che qualche ora.
Un fattore determinante per la salute delle viole è l’aria fresca, che mantiene sani i fiori e gli steli. Se per forza volete dei fiori “tipo violette” in casa, vi consiglio di acquistare la violetta africana: non appartiene alla stessa famiglia ma è simile e adatta alla coltivazione in casa.

La violetta
Se le viole del pensiero sono facili e durature, la Viola cornuta lo è ancora di più perchè si tratta della pianta originale , a partire dalla quale sono stati creati ibridi come la più grande Viola del pensiero. Essendo una pianta non modificata, resiste bene alle temperature estreme e all’attacca dei parassiti.
Una volta conclusa la fioritura, da dicembre a luglio, potete potare le piante a 7,5 cm dal terreno e annaffiare: questo vi consentirà di rivedere splendidi e numerosissimi fiori.

Viola odorosa, la mia preferita.

Viola odorosa, la mia preferita.

La mia preferita
La mia amata Viola odorosa è facilissima da coltivare in terreni umidi. Praticamente  si tratta di un infestante. Amplia la sua superficie espandendosi tramite gli stoloni, piccoli steli portatori di radici presenti anche in alcuni tipi di fragole. Quindi se il primo anno avete una sola pianta, il secondo anno ne avrete cinque, e così via. Si tratta di una perenne che può essere divisa in primavera e in autunno. La trovate nei giardini, probabilmente al riparo, magari sotto un cespuglio. Prelevarla è semplice e non rovina il resto della pianta. Gli stoloni restano in superficie, basta solo prelevarne uno con annesse radici.

La malattie
Nonostante siano delle specie resistenti, a volte potrebbe succedere che si ammalino. Vediamo malattie e, soprattutto, rimedi:
- Lumache: le foglie appaiono bucherellate, proprio mangiate! Succede quando le temperature diventano più miti, accompagnate da frequenti piogge. Mettete delle trappole a base di foglie di lattuga cotte e toglietele quando si sono riempite di lumache
- Afidi: un parassita molto frequente che spunta a temperature elevate. Va trattato con prodotto specifico, oppure creando intorno un habitat ideale per le coccinelle, golose di questo insetto.
- Clorosi ferrica: se vedete foglie ingiallite significa che il terreno non è adatto per le vostre viole. Potete correggerlo abbassando il ph con del ferro chelato.
- Ruggine: le frequenti piogge provocano questa malattia che si distingue per la comparsa di macchie violette o rossicce sulle foglie. Si tratta di un fungo che agisce molto lentamente, che indebolisce la pianta e che va trattato preventivamente con polveri anticrittogamiche a base di zinco.

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La potatura dell’ortensia

March 5, 2014
hydrangea

L’ortensia è un arbusto originario degli ambienti di sottobosco, che vive bene all’ombra, ama l’umidità e le posizioni riparate. È una pianta acidofila, ovvero una specie che vive bene in terreni normalmente inospitali per la vita vegetale, ovvero acidi. Non ci sono difficoltà particolari nella coltivazione delle ortensie: quando decidete di metterle a dimora, scegliete bene il luogo. Se sbagliate, assumeranno un aspetto disordinato, ma non moriranno.
In questo post vorrei parlarvi della potatura, una variabile fondamentale e abbastanza delicata. Potare le ortensie è semplice ma spesso potature sbagliate e protratte nel tempo causano un invecchiamento e un infittimento della vegetazione che non giova alla pianta e, soprattutto, riduce notevolmente la fioritura.
Il momento migliore per potare le ortensie è la fine dell’inverno (febbraio-marzo).  Si pensa erroneamente di dover potare a settembre: invece, è meglio mantenere le gemme apicali durante il periodo invernale, in modo da proteggere quelle nuove. I rami tagliati in autunno lasciano penetrare acqua all’interno della pianta, rischiando di aumentare i danni del gelo.

Come potare l’Hydrangea macrophylla (l’ortensia più comune)?
Considerando che l’ortensia fiorisce sui rami dell’anno precedente e che il fiore sarà appunto la gemma apicale dei rami preparata l’anno prima, se andiamo a tagliare le punte durante l’inverno, possiamo anche scordarci di rivedere i fiori. Detto questo, ci sono tre tipi di tagli da effettuare, a seconda dei tipi di rami che la nostra pianta presenterà.
1. Accorciare i rami che hanno prodotto fiori l’anno precedente. Per farlo, si contano due coppie di foglie in cima a ogni stelo e si taglia appena sopra la terz’ultima. In questo modo, si diminuirà il volume della pianta, che fiorirà sui getti laterali.
2. Tagliare dalla base i rami sottili, legnosi, che non hanno gemme, probabilmente danneggiati dal gelo. Se avete dubbi, tagliate man mano il rametto e verificate il colore. Se è marrone, asportate tutto il ramo, altrimenti potete accorciarlo fino a che è verde. Ricordate, comunque, che questi rami per l’ortensia sono inutili e non porteranno nè fiori nè foglie.
3. Eliminare i rami “scomposti”, quelli, seppur grandi, che crescono intralciando gli altri. Anche questi vanno tagliati alla base. Per fare in modo che la vostra ortensia abbia forma sferica, non possiamo far crescere i rami in modo scomposto. I rami non potati e disordinati dopo qualche anno si appesantiscono fino a cadere sul terreno: questo fattore diminuisce la fioritura, quindi attenzione. Non sempre è necessario  eliminare i rami vecchi, spesso anche quelli di due anni presentano gemme nuove che fioriranno e la loro potatura può essere rimandata di un anno.

Ricordate:

  • La potatura serve per garantire maggiore penetrazione di luce e aria, fattori che comportano uno sviluppo molto rigoglioso.
  • In caso di mancata potatura, l’ortensia, come le altre piante legnose, tipo la lavanda, tenderà a lignificare e man mano a spogliarsi nella parte inferiore. Se il cespuglio non viene potato la fioritura diventerà sempre più debole.
  • La potatura è necessaria quando la pianta ha già raggiunto 20 centimetri di altezza, al di sotto di questa misura basta rimuovere i rami secchi o troppo deboli.

 

 

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Serra Lidl Florabest: pronti con la semina!

February 25, 2014
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La semina è una delle esperienze più interessanti del giardinaggio. A parte il fatto che ci si sente genitori, onnipotenti, impegnati e responsabili, ci permette di risparmiare molti soldi a fronte, però di un grande impegno. Grande perchè i semi vanno conosciuti e, una volta piantati, vanno seguiti e anche un pò amati. Visto che, come dico sempre, il giardinaggio noflorabest_serran aspetta, i semi soprattutto nei primi tempi vanno seguiti giornalmente; non possono essere lasciati a se stessi, a meno di avere una struttura che garantisca giusta acqua, temperatura e luce autonomamente. Ma forse il bello della semina è proprio questo: poter regalare, o anche semplicemente interrare in giardino, piante realmente “nostre”, frutto di nottate in cui si pensa “ma avranno freddo??”.
In commercio ci sono varie soluzioni per approcciare alla semina: ho già fatto un tutorial sul tema della semina, in questo post vorrei parlarvi della serra Florabest, disponibile al supermercato Lidl a partire da metà febbraio (costo 9,90 euro).
Si tratta di una serra per interni delle misure 58x19x19 cm, con 33 celle. Il coperchio di plexiglass è provvisto di fori ai lati e di due aperture per la ventilazione. La serra ha la forma allungata, ideale per essere collocata sul davanzale, ma ovviamente non sopra il termosifone.
All’interno ci sono 6 etichette e il bastoncino, preziosissimo, per sistemare i semi e smuovere il terreno. Dovete solo acquistare un sacco di terriccio e i semi.
La scelta dei semi
Avendo a disposizione 33 celle, ho deciso di variare un pò sulla scelta delle piante. Sono piante nuove per me, mai piantate prima. Se capita anche a voi di piantare qualcosa per la prima volta, e non siete sicuri del risultato, variate. In questo modo, atteso il tempo della germinazione, potrete sostituire i semi delle piante non germinate con altri, già spuntati nel terreno. E’ inutile, coprire 33 celle con la stessa pianta, più che altro perchè non è detto che poi germinerà. Se invece si tratta di semi come, ad esempio, il nasturzio, la viola, il girasole, che hanno una resa molto alta, via libera a usare tutte le celle!
Se scegliete di piantare semi differenti, state attenti, ovviamente, alla temperatura. Deve essere, nei limiti del possibile, simile. Altrimenti un seme germinerà e l’altro no!
Qui sotto potete vedere quali piante ho scelto io, ho messo anche una foto dei semi. E’ molto importante conoscere forma e dimensione, perchè i semi grandi dei nasturzi, ad esempio, sono più maneggevoli di quelli minuscoli della lobelia. E soprattutto andranno ricoperti con più terra.

Il mio consiglio, nella scelta dei sementi, è di girare la confezione per vedere le informazioni descrittive. Sicuramente, ci dovranno essere le seguenti informazioni:

  • - temperatura
  • - tempo di germinazione
  • - mesi di semina
  • - mesi di fioritura
  • - distanza tra i semi
  • - consigli su trapianto

Celosia Torch
Germinazione: 7-15 giorni
Temperatura: 20-25°
Piante di circa 15-20 cm, indicate per giardini rocciosi, aiuole e vasi. Evitare il ristagno d’acqua, gradiscono il pieno sole.
Periodo di semina: II-IV
Fioritura: VI-X

Lobelia
Germinazione: 15-20 giorni
Temperatura: 20°
Pianta ornamentale con fioritura abbondante, ideale per aiuole e bordure. Per ottenere una fioritura precoce, seminate già a febbraio in luoghi riscaldati e luminosi. Una volta che le piantine raggiungono un’altezza di 4cm, trapiantarle in gruppi. I semi non vanno ricoperti, solo appoggiati sul terreno e vaporizzati.
Periodo di semina: II-IV
Fioritura: V-X

Aster
Germinazione: 10-15 giorni
Temperatura: 15-20°
Fiore da taglio che arriva a 60cm di altezza: le piantine vanno trapiantate quando hanno 4 foglioline. É possibile seminare direttamente nel terreno a partire dal mese di marzo, ma fate attenzione agli uccelli che sono ghiotti di semi o semplicemente molto curiosi.
Periodo di semina: III-V
Fioritura: VII-IX

Convolvolo
Germinazione: 10-20 giorni
Temperatura: 15-20°
Rampicante dai fiori molto colorati, il convolvolo arriva fino a 40 cm di altezza. Una volta che le piantine sono uscite di qualche cm, provvedere a mettere un tutore.
Periodo di semina: IV-VI
Fioritura: VI-IX

Margherita africana
Germinazione: 7-10 giorni
Temperatura: 18-22°
Seminare in ambiente caldo, lasciando i semi in superficie e mantenere sempre umido il terreno. Invasare le piantine quando hanno raggiunto un’altezza di 3cm. Fate acclimatare le piante prima del trapianto all’aperto.
Periodo di semina: II-IV
Fioritura: VI-IX

 

 

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Piante da interno: tutti i consigli

February 18, 2014
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Le piante d’appartamento sono un buon terreno di prova su cui potete esercitare il vostro pollice nero. Non vi sto consigliando di acquistare piante indoor e ucciderle, ma vi consiglio di leggere questo post in cui sono contenuti alcuni semplici consigli per la cura del verde.
Se volete farvi un’idea di alcune piante da interni, alcune molto particolari, che potete coltivare nelle vostre case, guardate il sito di Bakker, il vivaio online che da oltre 65 anni fa vendita per corrispondenza. Ci sono L’Orchidea airone, la Palma delle Hawaii o la Dionaea muscipula tra le più scenografiche.
Vediamo, in questo primo articolo, alcuni semplici accorgimenti da adottare, in particolare su collocazione e annaffiatura. Nel prossimo post vi racconterò di più su concime e parassiti.

IMG_35831.  Non spostate le piante
Una volta acquistate le piante, scegliete la posizione giusta in base alla luce di cui hanno bisogno. Cercate di non spostarle frequentemente, o meglio, spostatele il meno possibile. Le piante soffrono molto tutti i cambiamenti, che appunto provocano stress. Lo spostamento è uno dei fattori principali di stress per le varietà da interno: il fatto che abbiano le radici è proprio perchè le piante non vogliono essere spostate. Le più sensibili sono le piante fiorite, quindi attenzione a come le usate.

2. Mantenere l’habitat
Visto che, col trascorrere delle stagioni, le condizioni di luce e temperatura variano sensibilmente, assicuratevi di poter cambiare questi fattori, senza per forza dover ricorrere allo spostamento della pianta. La luce, in particolare, è determinante: a partire dalla primavera, è necessario creare una schermatura, soprattutto sui fiori e nelle ore più calde della giornata. Una tenda va benissimo.

3. Più si è, meglio si sta
Le piante fanno gruppo: avvicinare i vasi consente di sfruttare una maggiore umidità ambientale, fattore di cui beneficiano tutti gli esemplari in vario modo, anche quelli che tollerano la secchezza, come i cactus.

Anche se le piante stanno meglio vicine tra loro, non dovete cedere alla tentazione di annaffiarle tutte insieme seguendo i bisogni di una o, ancora peggio, di tutte. Ogni vaso avrà la sua necessità e tempistica e un bisogno d’acqua ben preciso. Per esempio, le piante fiorite, le felci o le talee hanno bisogno di una quantità di acqua superiore a molte altre varietà.

4. Toccate, toccate!
Dai, ancora un goccio. Quante volte vi sarà capitato di abbondare? Credo spesso. Muoiono più piante per eccesso di acqua (che causa il marciume radicale), che per mancanza. Per risolvere questo dilemma, è bene toccare sempre la terra prima di prendere la bottiglia in mano. Se è umida e resta attaccata alle dita, allora non aggiungete acqua, nemmeno alle piante in fiore. Se avete dubbi, perchè vedete la superficie completamente secca, non pensate di rimediare mettendo un litro d’acqua!

5. Mai acqua nel sottovaso!
Non vale la regola “metto lì l’acqua, così quando ha sete se la beve”. Non dovete mai lasciare acqua nel sottovaso perchè le radici rischiamo di imputridire. Per evitare, ogni volta, di rimuovere l’acqua in eccesso, potete mettere della ghiaia nel sottovaso: questo consentirà alla pianta di mantenere umidità a sufficienza, anche in pieno inverno, quando i caloriferi sono accesi. Molte piante vanno innaffiate da sotto, come le orchidee, ma nonostante questo una volta finito il momento dell’innaffiatura devono tornare in un sottovaso asciutto.

6. Addolcire l’acqua
Io devo ammettere che non lo faccio mai! Però, sarebbe consigliabile eliminare il calcare dall’acqua del rubinetto. Si deve bollire e lasciar raffreddare: in tal modo il calcare si depositerà sul fondo e il cloro evaporerà. Oppure, potete raccogliere l’acqua piovana, che farà molto bene a orchidee e azalee.

7. Meglio la sete
Le piante muoiono spesso per troppa acqua: lasciare la terra sempre umida comporta che le radici non abbiano spazio per respirare, per questo imputridiscono.

 

 

 

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TerraXchange: l’orticoltura diventa social

February 7, 2014
La storia di T e X

Quante volte abbiamo pensato di avere molte idee e poco spazio a disposizione? Quante volte abbiamo sognato di

Marco Tacconi, creatore di TerraXchange.

Marco Tacconi, creatore di TerraXchange.

diventare orticoltori, ma abbiamo abbandonato il sogno proprio a causa della mancanza di uno spazio verde? E accade anche il contrario: ci sono spazi che, per vari motivi, restano abbandonati a se stessi e, soprattutto, incolti. E probabilmente i proprietari vorrebbero trovare a chi affidare questi spazi.
Da oggi è possibile scambiarsi terreni con un nuovo social network destinato a riutilizzare gli spazi incolti e rendere felici e soddisfatte molte persone..
Terraxchange è un portale web il cui obiettivo primario è riqualificare piccoli terreni caduti in totale abbandono. La mission è creare un mercato alternativo in grado di unire domanda e offerta. Proprietario e orticoltore entrano così in rapporto in una sorta di contratto di mezzadria dei tempi moderni, in cui entrambi beneficiano di questa proficua collaborazione: il proprietario dà a disponibilità il terreno e l’orticoltore potrà coltivare l’orto in cambio di una parte degli ortaggi prodotti.
Marco Tacconi è il giovane promotore di questa nuova community tutta incentrata sugli amanti del verde: dopo la laurea in Agraria, il progetto è nato dalla necessità di avere uno spazio proprio, in cui sperimentare e accrescere l’esperienza sul campo.
Già molte persone si sono iscritte al sito e hanno deciso di partecipare all’iniziativa: una bella idea per vedere finalmente recuperati molti luoghi che infastidiscono la vista e il cuore. Ovviamente, oltre agli spazi fisici, la piattaforma è il luogo ideale in cui condividere progetti, idee e la passione comune per il verde.
La start up orticola pensata e sviluppata dal giovane Marco è una delle idee più belle e utili degli ultimi tempi. Se avete entusiasmo e idee è tempo di andare su www.terraxchange.it per trovare anche il luogo che fa per voi. E se invece avete un terreno di cui vorreste disfarvi, ci pensiamo noi contadini!

 

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I primi passi con il bird gardening

February 5, 2014
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Se volete fare esperienza di birdgardening e aprire il vostro giardino o terrazzo agli uccellini, leggete questo articolo, in cui potrete trovare regole di base e alcuni consigli di acquisto. Il birdgardening è un’attività bellissima, che talvolta ci “impone” di utilizzare il giardino in modo differente da come l’abbiamo concepito. Chiariamo subito una cosa: non è necessario comprare il mangime. Gli uccellini sono sempre sopravvissuti senza il nostro aiuto, credo ce la faranno anche ora! Bellissime piante nutriranno per noi, così non rischieremo di fare errori. Se decidete, comunque, di acquistare del mangime, assicuratevi che sia sempre “fresco”, infatti il cibo non si deve accumulare o inumidire. Se vedete che non lo gradiscono, buttatelo e cambiate cibo.
Per prima cosa dobbiamo scegliere per il giardino delle piante autoctone (appartenenti alla nostra terra), che favoriscono la presenza degli insetti di cui si nutrono gli uccelli. Sono inoltre molto gradite le piante da frutto, soprattutto quelle che fruttificano in autunno. Scegliete caki, biancospino, rosa canina, mele, noccioli e cardi. Oltre alle piante, possiamo prevedere nel nostro giardino una serie di elementi naturali che accolgano i nostri amici. Cataste di legna, muretti, siepi, piante rampicanti sono tutti luoghi perfetti per nidificare e per trovare cibo. Il nido è una variabile molto importante per questi animali. Essi infatti si fermano dove ci sono le condizioni ideali per vivere e nidificare. Per questo motivo è bene lasciare in piedi vecchi alberi ormai senza vita e mettere a disposizione dei nidi artificiali. Ricordate sempre di proteggere nidi e mangime.
Se scegliamo di realizzare o acquistare un nido artificiale, ricordate che le casette vanno appese ad un’altezza compresa tra 1,5 e cinque metri, in una zona d’ombra, e devono essere pulite periodicamente. Il momento migliore per collocare i nidi è l’autunno o la fine dell’inverno. Ovviamente gli uccellini non si avvicineranno facilmente se posizionate la casetta in prossimità della vostra finestra. Cercate di dargli le condizioni migliori per continuare a vivere “in autonomia”.
Tra le casette artificiali in commercio ce n’è una bellissima. É una novità 2014 di Elho, azienda olandese presente in molti garden center e famosa per alcune linee di prodotto particolarmente trendy. Con l’aiuto di esperti del settore, Elho ha realizzato questa casetta combinata con due vasi. Si chiama Corsica Bird Garden, è disponibile in due combinazioni di colori (white & lime green + anthracite & cherry) ed è stato studiata nella forma per accogliere cinciarelle, cinciallegre e passeri domestici.