Orto sul balcone: la guida completa

Da dove nasce la moda di coltivare il proprio orto?
Nel 2009 Michelle Obama ha deciso di dedicare una parte del giardino della Casa Bianca alla coltivazione di frutta e ortaggi. Dopo qualche mese, la Regina d’Inghilterra ha seguito l’esempio della First Lady, togliendo ai fiori uno spazio importante dei giardini di Buckingham Palace. Grazie all’esempio di queste due donne famosissime, icone di eleganza e stile, l’orto è diventato una moda in continua crescita nelle metropoli. A Londra, per esempio, il 30% delle case nuove prevede uno spazio esterno da dedicare, appunto, alla coltivazione. Negli Stati Uniti, addirittura, i progetti vengono supportati da incentivi fiscali: per questo motivo, rispetto allo scorso anno, gli orti sui tetti sono aumentati del 35% , arrivando a una superficie totale stimata tra i 557 mila e i 929 mila metri quadrati.
L’antichissima arte dell’orto, sviluppatasi nelle campagne fino al dopoguerra, è stata portata alla ribalta da personaggi famosi che, un po’ per gioco un po’ per sfizio, hanno deciso di intraprendere l’eccitante percorso dell’orticoltura urbana.

Al giorno d’oggi, coltivare un orto è indubbiamente di moda: in campagna l’orto continua a essere un elemento della vita quotidiana, magari più per passione che per reale necessità. Nelle aree urbane, invece, è grazie all’orto che si recupera il contatto con la natura e si ricomincia a sentire la scansione stagionale, totalmente assente a causa dei sistemi di climatizzazione. L’orto, quindi, fino a qualche anno fa relegato a luoghi marginali della città, come per esempio la ferrovia e le aree dismesse, oggi è rivalutato e considerato una valida alternativa alla coltivazione intensiva.
Ma coltivare l’orto è soprattutto vantaggioso. E importante, perchè:
1) fornisce frutta e verdura a km 0, controllata, sana e saporita
2) riduce l’inquinamento atmosferico e acustico, creando una schermatura contro le polveri sottili e contro i rumori della strada
3) rinfresca l’aria di città: le zone edificate trattengono il calore, alzando la temperatura fino a 3 gradi rispetto le zone di periferia. Coltivare sui tetti e sui balconi isola gli edifici dal calore del sole di un 20% circa. Nei paesi freddi, piantare sui tetti sortisce l’effetto opposto, contenendo la perdita di calore e abbattendo così le spese di riscaldamento.
4) riduce la pressione sulle fognature: ogni volta che piove in città, l’acqua precipita nelle fognature dove si mescola al liquame prima di venire elaborata. Questo sistema funzionava bene finchè le superfici edificate non erano così ampie. Oggi, a causa della quantità enorme di superfici adibite a parcheggi, edifici e strade, l’acqua finisce tutta nelle fognature e non viene più assorbita dal terreno. Coltivare piante e fiori su tetti e balconi crea uno step intermedio di assorbimento dell’acqua o comunque ritarda, rallenta e distribuisce meglio la caduta dell’acqua.
5) è un’attività a basso costo in cui si può coinvolgere tutta la famiglia, anche i bambini che, grazie alla coltivazione, imparano con pazienza e responsabilità a prendersi cura delle piante.

Le regole
Prima di approcciare alla coltivazione urbana, dobbiamo partire da un principio: in linea generale, mentre in giardino possiamo essere più flessibili, nell’orto è necessario seguire regole precise. Inoltre, mentre esistono varie piante ornamentali che vivono bene in posizione di ombra e mezz’ombra (per esempio, le acidofile), nell’orto tutte le colture necessitano di molto sole e luminosità.
L’orto richiede un impegno costante, sia per quanto riguarda le annaffiature, sia per il controllo e l’ispezione delle piantine, per scovare le prime avvisaglie di malattie e parassiti.

Nello sviluppo dell’orto dobbiamo partire da tre fattori principali, che ci aiuteranno nella riuscita del nostro progetto:
1. Esposizione
2. Spazio
3. Scelta delle piante

L’esposizione
Tutte le piantine da orto necessitano di alcune ore di luce, quindi dobbiamo sapere con certezza l’orientamento del nostro balcone o terrazzo.
L’ESPOSIZIONE A SUD è luminosissima, ma durante l’estate può essere pericolosa perchè le piantine sono colpite per troppe ore dai raggi del sole più forte. É necessario, quindi, creare una schermatura, per esempio una tenda dai colori chiari.
Le esposizioni migliori sono EST, SUD-EST, OVEST, SUD-OVEST: ricevono i raggi solari della mattina (più freschi) o del pomeriggio, ma mai quelli caldissimi di mezzogiorno.
Un balcone con ESPOSIZIONE A NORD rimane all’ombra lungo tutta la giornata: per questo non è il luogo ideale dove coltivare i nostri ortaggi.

Chi ama il sole?
Abbronzatissimi
Melanzane, pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine. Le erbe aromatiche amano il sole, che influisce positivamente sull’aroma.
Protezione 30
Spinaci, lattughe, sedano, ravanelli, carote, barbabietole. Erba cipollina, menta e alloro tra le erbe aromatiche.
Ombra? Sì grazie!
Prezzemolo, cerfoglio, crescione.

I piani alti, anche se godono di un luminosità maggiore, possono presentare un problema: il vento.
Per vivere bene, le piantine da orto necessitano di essere riparate dalle folate d’aria, che possono spezzare gli steli o sradicare le piante. Inoltre il vento può far appassire le foglie, perchè le sottopone a un’evaporazione così’ intensa che la quantità di acqua eliminata è superiore a quella che può essere riassorbita dalle radici.
Ci sono due modi per venire a patti con il vento. Il primo è creare una schermatura, utilizzando canne di bambù o altri materiali legnosi e resistenti. Se abbiamo spazio, possiamo realizzare un paravento con le piante rampicanti (edera) o con delle siepi (bosso, bambù o pittosporo).

Quando scegliamo di costruire una schermatura, l’importante è mantenere ben arieggiato lo spazio. Generalmente l’orto non si costruisce nelle verande proprio perchè sono luoghi troppo chiusi dove non circola l’aria. La mancanza di una buona circolazione favorisce l’insorgere di malattie crittogamiche ed è il terreno ideale per i parassiti.

L’altro modo con cui possiamo “combattere” il vento è coltivare specie commestibili che lo tollerino. Rosmarino e alloro tra le erbe aromatiche, insalata e fragole, ulivo, carote, patate e fagiolini nani.

Lo spazio
Ottimizzare significa gestire al meglio lo spazio a disposizione, facendo in modo che le nostre piante siano comunque nella giusta posizione.

  • Mettere insieme le colture “amiche”, eliminando vasi di troppo.
  • Sistemare le piante più grandi su ripiani più alti e quelle più piccole sui più bassi, per fare in modo che non si tolgano la luce l’un l’altro. Avremo, quindi, pomodori, melanzane e peperoni sopra, e insalate e fagiolini sotto.
  • Per guadagnare spazio è utile scegliere le varietà rampicanti, invece che a cespuglio. Nel caso di zucchine e fagiolini, per esempio, potrete acquistare dei sostegni in modo che le vostro colture si dispongano sulla parete secondo il vostro gusto.

Lo spazio a disposizione è pressoché infinito, basta avere un minimo di inventiva e fantasia. Non pensate solo in orizzontale! I cesti appesi sono perfetti per fragole, insalata e pomodori; gli archi o i pergolati sono belli da vedere, creano una piacevole ombra e sono l’ideale per la crescita di rampicanti come kiwi, viti, fagiolini.

Quali vasi scegliere?
In generale, più è grande il contenitore, minore manutenzione ci richiederà. Nella scelta dei vasi dobbiamo tenere conto di due fattori:

  1. Se il vaso è piccolo la terra si asciuga molto velocemente. Sarà necessario, quindi, aumentare annaffiature e concimazioni.Di contro, i vasi grandi sono pesanti e difficili da spostare.
  2. Le cassette rettangolari offrono una gestione dello spazio più utile, ma sono esteticamente meno scenografiche dei vasi tondi di grandi dimensioni.
  3. I vasi tondi rendono gli angoli del terrazzo praticamente inutilizzabili.

Il materiale
Vasi in plastica
– solidi, economici e leggeri. Sono impermeabili, quindi trattengono l’umidità. Meglio se di colore chiaro, così d’estate non si surriscaldano troppo. Non sono molto resistenti al vento.
Vasi in terracotta – resistenti al caldo e al gelo. Pesanti, quindi più stabili. Grazie alla loro porosità, lasciano respirare terra e radici. L’acqua evapora più velocemente, quindi è necessario aumentare la frequenza delle innaffiature. I vasi nuovi vanno inumiditi prima dell’uso, tenendoli a bagno per circa mezz’ora. Rimangono, comunque, molto fragili, perché possono incrinarsi al minimo urto.
Strutture in legno – garantiscono ottima circolazione di aria e acqua e non trattengono il calore. La terra riesce a mantenere il giusto grado in umidità e freschezza anche in estate. I contenitori in legno sono bellissimi da vedere, però si deteriorano con facilità. Per evitare che si rovinino, potete utilizzarli come contenitori esterni, a cui aggiungerete una vasca interna in plastica. In questo modo, però andrete a perdere la porosità del legno.
Materiali di recupero – cesti di vimini, barattoli di latta e cassette di frutta, tasche possono essere personalizzati e usati come vasi.
E’ bene non mescolare troppi materiali diversi, per non creare troppo caos visivo nello spazio.

A prescindere dal vaso, seguite alcune semplici quanto importanti regole:

  1. Tutti i contenitori devono avere più fori alla base, per garantire un buon drenaggio dell’acqua ed evitare ristagni idrici, primaria causa del marciume radicale.
  2. Mettere il sottovaso, da svuotare se la pianta non assorbe più acqua.
  3. Nel caso di cassette di legno o vasi grandi, creare uno spazio tra il contenitore e il pavimento.

La misura corretta
Sebbene ogni pianta necessiti di un suo spazio definito, a seconda della grandezza della stessa, ricordatevi di non scegliere mai vasi che in larghezza, lunghezza e profondità siano inferiori ai 25 cm. Per le piante che radicano in profondità, come pomodori, cetrioli, melanzane e zucchine, scegliamo contenitori di almeno 35 cm. Se decidiamo di fare un mix di colture, opteremo per le vasche da 80 cm. Per gli alberi da frutto, scegliete vasi con una profondità di oltre 45 cm.
Piccolo o grande?Non sempre i vasi grandi sono migliori: lo spazio lasciato libero dalle radici potrebbe accumulare umidità e favorire muffe e parassiti. Viceversa, in un vaso piccolo, c’è una quantità insufficiente di terriccio.

I vasi da frutteto
I contenitori adatti agli alberi da frutto hanno dimensioni medio-grandi, con altezza e larghezza comprese tra 50 e 100 cm. I vasi, anche per le piante da frutto, devono essere muniti di fori di scolo, che potete praticare voi con un trapano oppure con un chiodo (se si tratta di vasi in plastica). Il fondo del contenitore dovrebbe essere protetto con una rete a maglie medie, sulla quale distribuirete uno strato di argilla espansa. Questo accorgimento eviterà all’acqua che cola di trascinare con sé parte del terriccio del vaso.

La scelta delle piante
Per ottimizzare lo spazio è utile unire più colture in un unico vaso, soprattutto se si sviluppano con ritmi diversi. Se decidiamo di accostare gli ortaggi è utile sapere che ogni ortaggio appartiene a una famiglia botanica, che ne determina le caratteristiche.
Le famiglie botaniche
Apiacee: carota, finocchio, prezzemolo, sedano, cumino, anice, coriandolo
Asteracee: cicoria, lattuga, indivia, carciofo, assenzio, camomilla, tarassaco, cardo
Brassicacee: cavoli, rapa, ravanello, cavolfiore
Chenopodiacee: barbabietola rossa, bietole, erbette, spinaci
Cucurbitacee: cetriolo, zucca, zucchine, melone, cocomero
Leguminose: fagiolo, fagiolino, fava, pisello
Liliacee: aglio, cipolla, porro, erba cipollina, scalogno
Rosacee: fragola, ciliegio, lampone, pero, melo, pruno
Solanacee: melanzana, pomodoro, peperone, patata, alchechengi, tabacco
Labiate: basilico, salvia, rosmarino, origano, lavanda, nasturzio, melissa, timo

Tra gli ortaggi che appartengono alla stessa famiglia c’è “antipatia”, una sorta di incompatibilità. É buona norma non consociare mai ortaggi della stessa famiglia, per due motivi principali. Primo perchè, avendo esigenze nutritive simili, si rubano gli elementi l’un l’altro. In secondo luogo, perchè, sfruttando il terreno allo stesso modo, attirano gli stessi parassiti e vengono contagiati più facilmente. Cetrioli, zucche, zucchine e meloni, che fanno parte della famiglia delle Cucurbitacee non vanno mai consociati. Allo stesso modo, mai coltivare nello stesso vaso melanzane, peperoni, pomodori e patate (famiglia delle Solanacee).

Alcuni abbinamenti tra colture
Per guadagnare spazio, possiamo pensare di combinare le nostre colture preferite in un unico vaso, calcolando il tempo che ci metteranno per giungere a maturazione e, sostituendo via via, alcuni ortaggi con altri. Consideriamo di utilizzare una cassetta con lunghezza di almeno 120 cm e vediamo alcuni esempi:
Cavoli – pomodoro – lattuga – prezzemolo – radicchio
posizionare 4 cavoli agli angoli della cassetta e due a metà del lato lungo. Tra i cavoli sistemiamo la lattuga, che giungerà a maturazione prima che i cavoli occupino tutto lo spazio. Una volta raccolta l’insalata al centro, con le temperature più alte, metteremo al suo posto i pomodori. Mentre ai lati più corti semineremo o metteremo a dimora il prezzemolo. Una volta giunti a maturazione i cavoli, si pianterà al loro posto il radicchio rosso, che durerà fino all’inverno.
Cetrioli – basilico – fagioli – santoreggia – insalata
seminare i fagioli nani con esposizione a sud, alternandoli con la santoreggia. Posizionare alle loro spalle i cetrioli, a una distanza di 30 cm. Sul lato corto della cassetta posizionare il basilico. A settembre, terminata la raccolta di fagioli e cetrioli, piantate insalate tipicamente invernali, come cicoria, indivia e radicchio.
Piselli – ravanelli – lattuga – finocchi – cavoli

seminare i piselli verso nord e i ravanelli, piantare le lattughe. Dopo aver raccolto ravanelli e lattughe, piantate i cavoli di Bruxelles o altre brassicacee. A luglio, al posto dei piselli, piantate finocchi alternati a lattughe.

L’unione fa la forza
Un buon modo di limitare gli attacchi dei parassiti alle colture è associare alle piante più deboli quelle che invece hanno un effetto repellente sugli stessi parassiti. Spesso hanno questo ruolo le erbe aromatiche, le cui essenze odorose che emanano risultano sgradite ai nemici delle piante.

Alcune piante “amiche”

Patata+rafano+canapa – la consociazione tiene lontana la dorifora
Fagioli+santoreggia – tiene lontani gli afidi dai legumi
Cetrioli+basilico – protegge dalle malattie crittogamiche
Lattuga+nasturzio+cerfoglio – maggiore protezione contro le lumache
Pomodoro+carota – si proteggono a vicenda: l’odore del pomodoro tiene lontana la mosca, mentre la radice della carota arieggia il terreno come serve al pomodoro
Carota+aneto – maggiore sviluppo dell’ortaggio
Brassicaceee+pomodori+sedani – protezione contro i bruchi di cavolaia. L’aroma tiene lontana questa farfalla che, a metà estate depone le uova nella parte inferiore delle foglie dei cavoli.

Mai rinunciare ai fiori!
Anche se stiamo costruendo un orto, non per questo dobbiamo rinunciare alla bellezza delle fioriture! Anzi, inserire degli angoli fioriti non può far altro che abbellire il nostro orto. Le uniche regole da seguire sono:

  • scegliere piante annuali, che avranno radici contenute e quindi non disturberanno le piante da orto.
  • Scegliere piante con esigenze colturali simili a quelle degli ortaggi.

L’accoppiamento più diffuso è pomodori+nasturzi: il nasturzio è una pianta facilissima da gestire, che tiene lontani gli afidi.

I fiori da orto

Calendula – pianta rustica facile da coltivare, alta dai 40 ai 60 cm. Ha foglie profumate e fiori a margherita. Fiorisce fino ad ottobre. I fiori della calendula sono commestibili, quindi possono essere utilizzati per colorare e insaporire le minestre.

Cosmea – alta fino a 120 cm, ha foglie di un bellissimo verde chiaro. Gli steli sottili sostengono fiori solitari, di vari colori, dal bianco al cremisi.

Iberis – pianta a portamento ricadente, si colora fino a settembre di corolle profumate, di colori vari. Esiste anche nella varietà bicolore.

Pisello odoroso – pianta facile da coltivare, a partire dal seme. Ha portamento ricadente o può essere utilizzata come rampicante con l’uso di tutori. Buonissimo il profumo dei fiori.

Lobelia – pianta di rapida crescita, con portamento strisciante o ricadente. I fiori sono piccolissimi.

Nasturzio – facile da coltivare, dalla semina. Ha foglie molto grandi, rotonde. Tiene lontane le lumache.

Tagete – insieme alla calendula è un ottimo inibitore delle malattie del terreno. In una composizione può essere accoppiato con il rosso del peperoncino.

Zinnia – alta circa 35 cm, è in fiore da giugno ad ottobre. È facile riprodurla per seme.

Il terriccio
Dal momento che ortaggi e frutta coltivati in vaso hanno a disposizione un volume di terra minimo, dovremo fare in modo che la sua composizione sia perfetta e contenga tutti gli elementi nutritivi di cui le piante hanno bisogno.
Il terreno perfetto ha le seguenti caratteristiche:
- ricco di elementi nutritivi
- non troppo sciolto né troppo compatto
capace di trattenere l’acqua nella giusta misura
- soffice e con buona aereazione
Il cosiddetto “terriccio universale” ha tutte queste caratteristiche, quindi va bene per la coltivazione degli ortaggi.
Se invece volete dedicare una parte di giardino all’orto, è necessario valutare che tipo di terreno avete a disposizione e, nel caso, correggerlo. La terra può essere acida, neutra o calcarea: questo valore viene comunemente indicato con il pH. Per scoprire che tipo di terreno avete, basta munirsi di cartine al tornasole, apposite strisce di carta imbevute di un colorante vegetale che cambia colore a seconda del grado di acidità del substrato con cui viene a contatto.
Gli ortaggi, come la maggior parte delle piante ornamentali, preferiscono terreni neutri, cioè con ph tra 6,5 e 7. Quando il valore si discosta parecchio dobbiamo utilizzare l’ammendante, ovvero alcune sostanze naturali che, incorporate nella terra, ne modificano il pH.

È necessario intervenire soprattutto nel caso di pH basso, che sta ad indicare un terreno acido, adatto alla coltivazione delle cosiddette “acidofile”, di piccoli frutti, di ciliegio, susino e pero. Per ammendare i terreni acidi a favore degli ortaggi si procede con la calcinazione, facendo ricorso principalmente al granitello di calce oppure alla calce agricola.

Come riconoscere e correggere il terreno
- troppo argilloso: compatta, appiccicosa e fredda. Si apre durante la manipolazione
- troppo sabbioso: non si compatta e non prende forma. Trattiene poco l’umidità sufficiente al fabbisogno delle radici degli ortaggi.
- medio-impasto: è la terra corretta, si riconosce dall’odore di humus.

Come rigenerare il terriccio
Ogni due o tre anni è necessario cambiare completamente la terra dei vasi. Se però si tratta di terra sana che non ospita parassiti, possiamo “rigenerarla” e utilizzarla nuovamente. Procediamo così: pulire da radici e avanzi delle vecchie coltivazioni, mescolare con composto maturo e aggiungere concime completo. Lasciare riposare qualche mese, mescolando e bagnando ogni due settimane.

Il concime
Le piantine da orto, se vogliamo ancora di più delle piante ornamentali, hanno bisogno di nutrimento. Se nella terra piena il reintegro degli elementi è garantito dalla decomposizione animale e vegetale, nei vasi sul terrazzo dobbiamo provvedere noi stessi a nutrire il terreno. Sono, quindi, necessarie adeguate e frequenti concimazioni, soprattutto di azoto, anche perchè le annaffiature lavano via il nutrimento più velocemente. Azoto, fosforo e potassio sono gli elementi più importanti, che le piante devono assorbire dalle radici. Ma ci sono anche i microelementi: calcio, magnesio, zolfo, ferro, zinco, rame, manganese. Ogni elemento ha la sua funzione:
Azoto: favorisce la crescita degli steli e delle foglie. Quando la pianta è carente di azoto le parti verdi ingialliscono. Inoltre la pianta non riesce più ad assimilare potassio e fosforo, anche se il terreno ne è ricco.
Fosforo: irrobustisce la pianta e favorisce la formazione e lo sviluppo dei fiori e dei frutti. La sua carenza si manifesta con la caduta prematura delle foglie e con la comparsa di macchie rosse su quelle rimaste.
Potassio: stimola lo sviluppo di radici e tuberi. La carenza da potassio fa cadere le foglie apicali, accartoccia le altre e fa cadere i frutti prima della maturazione.

Non tutti gli ortaggi hanno le stesse esigenze nutritive: barbabietole e zucchine vogliono concimazioni abbastanza consistenti, mentre i ravanelli si accontentano di un apporto minimo. Il sedano, i cavoli, gli spinaci e le insalate necessitano di azoto, mentre le leguminose ne consumano pochissimo, ma in compenso assumono molto fosforo.
Le piante aromatiche vanno concimate con cautela: eccedere con il concime potrebbe limitare il loro sviluppo e ridurne il profumo. Di solito si somministra un quarto delle dosi utilizzate per le altre piante.

Tipi di consumatori

Forti consumatori – pomodori, cetrioli, cavoli, zucchine, zucche
medi consumatori – carote, insalate, finocchi, sedano, fagioli, piselli
deboli consumatori – ravanelli, erbe aromatiche

La rotazione delle colture
Il principio della rotazione delle colture è che ogni anno, con un ciclo di 4 anni, di cambia posto agli ortaggi perché non sottraggano al terreno sempre gli stessi elementi nutritivi, impoverendolo. Cambiare posto serve anche ad evitare che i parassiti e le malattie specifiche di una certa coltura si stabiliscano definitivamente in una porzione del terreno. Per non stancare troppo il terreno, una parte delle 4 viene lasciata libera a rotazione. Si può lasciare pulita e ricoperta con un telo in modo che non crescano erbacce oppure si semina il cosiddetto sovescio, ovvero piante che andranno sfalciate e, lasciate appassire e incorporate alla terra. Si tratta di una concimazione vegetale adatta a ristrutturare terreni la cui tessitura è divenuta troppo fine e compatta, favorendo così il passaggio dell’ossigeno atmosferico tra le zolle a beneficio delle radici.
Mentre un settore sarà a riposo, gli altri ospiteranno ortaggi con diverse esigenze di nutrizione. Il primo anno dopo il riposo, si coltiverà i forti consumatori di sostanze, ovvero tutti quelli di cui si consuma il frutto.
In un altro settore collocheremo i medi consumatori, ovvero gli ortaggi da radice, da bulbo e da tubero.
Nell’ultimo settore, quello che l’anno successivo andrà a riposo, metteremo gli ortaggi di poche pretese.
Nelle stesse porzioni di terreno, quindi, nell’arco di tre anni passeranno gli ortaggi di tutte le tipologie, prima quelli più esigenti poi via via i meno esigenti, fino all’anno del riposo.

La semina
Semi o piantine?

La semina è un esperimento gratificante quanto faticoso. Valutate bene quanto tempo riuscite a dedicare al vostro orto e decidete di conseguenza se acquistare piantine già pronte oppure intraprendere il sentiero tortuoso (ma entusiasmante) della semina.
Esistono in commercio molti sementi, alcuni non disponibili in piantine: da un lato potremmo quindi avere un’offerta più ampia. Ma dall’altro dobbiamo fare i conti con alcuni ortaggi, che non sopportano il trapianto.

Tempi di germinazione
Temperatura, tipo di terreno e umidità sono fattori che possono allungare i tempi di germinazione. Ovviamente anche la condizione del seme è un fattore determinante: i semi conservati correttamente, infatti, germinano più velocemente.

Ravanelli: 3-5 giorni
Indivia riccia, lattuga romana, lattughino da taglio: 4-5 giorni
Meloni: 5-6 giorni
Fagioli, fagiolini: 5-10 giorni
Cavoli, cicoria da taglio, cicoria invernale, rucola, scarola: 6 giorni
Cetrioli, melanzana, zucchina, spinaci, basilico: 7 giorni
Cavolini di Bruxelles: 7-11 giorni
Pomodori: 7-14 giorni
Peperoni, peperoncini: 8-10 giorni
Barbabietole rosse: 10 giorni
Carote: 10-20 giorni
Pisello: 10-20 giorni
Salvia, menta, rosmarino: 14-21 giorni
Sedano: 21 giorni
Melissa: 45-60 giorni

In commercio esistono molti tipi di semenzai. Il più comodo è sicuramente quello a cellette (o nidi) in materiale biodegradabile: ci consente, una volta germogliato il seme, di collocare la piantina nel terreno o in un vaso più grande, senza dover far vivere all’ortaggio il trauma del trapianto. Queste strutture sono anche provviste di una copertura trasparente in plexiglass, utile per far passare la luce che, anche per i semi germogliati, è un fattore determinante.
I semenzai vanno riempiti con terriccio da semina, fino a un cm dal bordo. Se i nidi non sono forati, si può bucare la base con uno stuzzicadenti. Quando vedrete le piccole radici uscire dal basso e la vostra mini piantina avrà almeno 2 coppie di foglie, allora sarà il momento di trapiantare in un contenitore più grande.

La regola fondamentale per la buona riuscita di un progetto di semina è mantenere il terreno umido.
Soprattutto nei primi tempi, quando non vedete nulla sbucare dal terreno, è facile cadere nel tranello del seme che non germoglia. Nonostante questo la terra deve rimanere sempre umida: vanno benissimo le vaporizzazioni giornaliere; invece va meno bene annaffiare con bicchieri, bottiglie etc perché la caduta “violenta” dell’acqua rischia di muovere e spostare i semi.

Le annaffiature
Non esiste una regola assoluta sulle annaffiature. Bisogna però sapere che le piante muoiono più spesso per troppa acqua che per poca. Ogni pianta ha una sua necessità idrica a cui vanno a sommarsi altri fattori, come le condizioni atmosferiche, la stagione, il tipo di vaso e la posizione.
Più il vaso è piccolo, più la terra si asciuga in fretta; ricordate, inoltre, che i vasi in terracotta richiedono annaffiature più frequenti di quelli in plastica.
Quando c’è molta umidità, la traspirazione delle foglie diminuisce… Si riduce, quindi, la necessità di acqua.

Quando annaffiare?

La mattina nei mesi freddi , per evitare i ristagni

La sera nei mesi caldi, per evitare che evapori prima di essere assorbita

Non bagnate mai le foglie di piante come zucchine e pomodori. Le foglie non vogliono l’acqua, che favorisce l’insorgere di malattie crittogamiche.

Se vedete che la terra è molto asciutta, si sono formate delle crepe nel terreno e l’acqua scivola via senza essere assorbita, allora aumentate il numero delle annaffiature, diminuite la quantità e annaffiate più lentamente.

La raccolta degli ortaggi

  • Ortaggi da bulbo e da radice: smuovere il terreno prima di raccogliere aglio, scalogno, carota, barbabietola e ravanelli
  • Ortaggi da foglia: prima che vadano a seme, raccogliere quelli che non ricacciano (lattuga, spinaci, sedano); erbette,, cicoria e lattuga da taglio vanno tagliate con il coltello appena sopra il colletto dopo ogni ricaccio.
  • Erbe aromatiche: tagliare il prezzemolo con il coltello, a due cm dal colletto. Il basilico va tagliato il più possibile. Salvia, rosmarino, timo vanno tagliati all’esterno con le forbici.

Ortaggi da frutto

I meloni si staccano con le mani

I cetrioli vanno tagliati con le forbici, quando iniziano a perdere gli aculei

Le zucchine vanno staccate con la mano, con una leggera torsione

I pomodori a grappolo vanno tagliati con le forbici. Le altre varietà con le mani.

I peperoni vanno raccolti con le forbici, non prima che si siano colorati.

Piselli, fagioli e fagiolini vanno staccati con le mani, in modo da non rompere i rampicanti.

Avversità e malattie
Le piantine da orto possono essere attaccate da parassiti, contrarre malattie oppure soffrire le condizioni climatiche. Si tratta di piante delicate che, in stato di sofferenza, potrebbero morire o comunque smettere di dare frutti.

Il freddo – Il periodo invernale è a volte impegnativo da superare per piante come aromatiche e rosmarino: è necessario, quindi, adottare delle strategie per preservare le piante, a seconda della parte più vulnerabile, le radici oppure la chioma.

I parassiti
Quando trattiamo le nostre piante nel modo sbagliato, favoriamo l’insorgere di malattie oppure l’attacco di parassiti. Un’esposizione sbagliata, piantagioni troppo ravvicinate o anche poca circolazione dell’aria sono molto deleterie per le nostre colture. Alcune malattie possono essere anche provocate da innaffiature sbagliate, dal ristagno dell’acqua o da una concimazione eccessiva. È necessario imparare a leggere i segnali che ci stanno dando le nostre piante, per operare di conseguenza: talvolta confondiamo le cattive abitudini con delle malattie. É il caso, per esempio, delle macchie presenti sulle foglie. Spesso non si tratta di parassiti ma sono dovute a innaffiature in pieno sole: le gocce d’acqua sulle foglie fanno da lente, bruciando letteralmente la superficie della foglia.
Un controllo quotidiano e attento è l’unico modo per scoprire i sintomi di una malattia o la presenza di parassiti, e quindi procedere alla cura. In commercio esistono molti prodotti utili per curare le malattie, nel caso però dei parassiti è sempre consigliabile operare “a mano”, togliendo gli insetti dalla pianta. Qualora il danno fosse grave, è consigliabile eliminare l’ortaggio per evitare che contagi quelli vicini. Ci sono malattie, come il mal bianco, che si trasmettono molto velocemente.

Parassiti animali

Afidi: sono i pidocchi delle piante, di colore verde acceso o nero. Si concentrano sui germogli e succhiano la linfa. In cambio, lasciano una melata dolce e vischiosa che ottura i pori delle foglie, ostacolando la respirazione. La melata attira le formiche, che di questa sostanza sono ghiotte. Per prima cosa eliminate entrambi i parassiti. Di seguito lavate la pianta e agire con un prodotto specifico. Gli afidi colpiscono tutti gli ortaggi, ma prediligono cavoli, cicoria, fragole, lattuga, melanzane, meloni, pomodori, piselli.

Cocciniglie: aderiscono alla parte inferiore della foglia, oppure al fusto. Sono molto resistenti, perchè provvisti si uno scudo sul dorso. Le cocciniglie vanno tolte con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol denaturalizzato. Se l’attacco è massiccio, è necessario rimuovere la pianta, per evitare che i parassiti infestino anche gli altri ortaggi.

Cavolaia: farfalla diurna con ali bianche punteggiate di nero, pericolosissima allo stato larvale, quando è un bruco verde che mangia le foglie di cavolo. Quando l’attacco è massiccio, vengono divorati anche fusti e radici. Si eliminano manualmente le larve nella parte inferiore delle foglie.

Dorifora: è un coleottero tondo con linee gialle ghiotto di foglie. Molto pericoloso per pomodori e melanzane, si elimina manualmente, da larva a stato adulto.

Ragnetto rosso: è un insetto piccolissimo, che varia di colore dal giallo al verde fino al rosso. Ama i luoghi caldi e danneggia cetrioli, fagioli, piselli, fragole, melanzane, pomodori, meloni e peperoni. Si riconosce dalle macchie sulla parte superiore delle foglie, mentre nella parte inferiore compaiono le ragnatele. Fa morire le piante, quindi bisogna intervenire tempestivamente. Visto che questo insetto ama il caldo, bisogna procedere con un’abbondante annaffiatura.

Parassiti vegetali

I parassiti vegetali sono funghi microscopici che attaccano le piante provocando malattie crittogamiche. È necessario prevenirle, in quanto la cura è molto complessa.

Ruggine: si manifesta con pustole nella parte inferiore delle foglie, mentre sulla parte superiore compaiono macchie gialle che tendono a ingrandirsi. La foglia si secca e cade.

Muffa grigia: si manifesta in ambienti dove non c’è una buona circolazione dell’aria. Attacca soprattutto insalate, fragole, melanzane. La muffa grigia colpisce le foglie più tenere con macchie brune, che si coprono di una muffa simile a polvere grigia. Si diffonde velocemente, è necessario eliminare tutte le parti colpite.

Peronospora: colpisce la vite e molti altri ortaggi, come cetrioli, meloni, sedano, pomodori. Si manifesta con piccole macchie giallo-marrone, con contorni più chiari. Sul fusto compaiono macchie di marciume.

Mal bianco (oidio): si diffonde in primavera, quando ci sono forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Si manifesta con la comparsa di una patina bianca sulle foglie, sugli steli e sui frutti. Colpisce zucchine, cetrioli, pomodori, piselli, melanzane e meloni.

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