Riproduzione dell’ortensia: la propaggine

Come avrete letto nel post sull’ortensia, la potatura rappresenta un passaggio fondamentale nella cura di questa pianta e va fatta nei modi e nei tempi giusti. Se come me avete peccato di pigrizia, magari vi ritrovate con un’ortensia i cui rami sono cresciuti troppo. E la potatura non si può rimandare più. Ma magari tutti i mali non vengono per nuocere!
Come ho già spiegato, esistono tre tipi di rami da potare: quelli secchi e deboli, quelli che hanno fiorito e quelli scomposti. Tra gli scomposti ci sono sicuramente tutti quei rami che crescono all’interno, togliendo luce alla pianta. E ci sono anche i rami lasciati crescere troppo che, per il peso, si sono appoggiati a terra. A partire da questi rami si può effettuare la moltiplicazione per propaggine. Possiamo definire la propaggine come una talea assistita che l’uomo realizza curvando verso il terreno un ramo basso e sottile, sotterrandolo successivamente con del terriccio dopo aver praticato un’asportazione della corteccia in prossimità di un nodo. Adagiato il ramo sul terreno, una forcella a U terrà fermo il ramo e un tutore lo terrà sollevato. Può succedere che  molte piante, soprattutto se lasciate allo stato brado, non abbiano bisogno dell’intervento umano e provvedano da sole a riprodursi.
Nelle foto sotto potete vedere come la mia ortensia abbia provveduto da sola a propagarsi, ricordandomi che la natura ce la fa benissimo da sola! Una volta estratto il ramo con le radici nuove, non ci resta che fare un taglio netto prima delle radici e interrare la nuova ortensia, possibilmente in un vaso ben profondo, da sistemare all’ombra e da innaffiare costantemente, nei primi periodi. Ricordatevi di utilizzare del mastice sul taglio, servirà a proteggere la ferita.

 

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